
Umanità significa identità: tutti gli uomini sono fatti della stessa argilla; nessuna differenza, almeno quaggiù, nella predestinazione; la medesima ombra prima, la medesima carne durante, la medesima cenere dopo. Ma l’ignoranza mescolata all’impasto umano lo rende nero incurabile penetrando nell’interno dell’uomo vi diventa il male.
Il classico di oggi è un monumento della letteratura mondiale.
E, no, non sto esagerando.
Perchè ha avuto un’enorme influenza sugli autori successivi.
Perchè si parla di ingiustizia, di persone semplici, e di potenti che prendono il sopravvento.
Di cadute, peccati e redenzioni.
E della forza di rialzarsi di nuovo.
Alla ricerca di giustizia.
In una parola: I miserabili.
La recensione di I miserabili, Victor Hugo
Jean Valjean, un povero contadino, spinto dalla miseria ruba un pezzo di pane.
Viene arrestato e condannato a cinque anni di lavori forzati, che salgono a diciannove per i continui tentativi di fuga.
Quando torna libero dopo aver conosciuto in carcere ogni sorta di abbrutimento, viene emarginato da una società chiusa e ostile.
Perseguitato dal perfido poliziotto Javert, è aiutato dal gesto pietoso del vescovo Myriel, che lo perdona di avergli rubato due candelabri e lo induce a cambiare vita.
Si fa chiamare signor Madeleine e diventa presto un ricco e stimato cittadino di Montreuil-sur-Mer. Come sindaco della cittadina si adopera in favore dei miserabili.
Protegge da Javert Fantine, sedotta e abbandonata da uno studente e diventata prostituta per nutrire la figlioletta Cosette.
Il suo intervento conferma Javert nel sospetto che Madeleine e Valjean siano la stessa persona. Un giorno un pover’uomo di nome Champmathieu è arrestato per furto e accusato di essere l’ex galeotto Valjean. Al termine di una profonda crisi di coscienza, Valjean, incapace di tollerare che un innocente rischi il carcere a vita, decide di autodenun-ciarsi e viene arrestato. Riesce nuovamente a fuggire. Strappa Cosette ai malvagi Thénardier, presso cui era a servizio, e si reca a Parigi con lei, che adotta come propria figlia. Prende il nome di Fauchelevent e conosce Marius de Pontmercy, figlio di un generale dell’impero, sostenitore della causa del popolo. Con lui e il monello Gavroche partecipa all’insurrezione parigina del 1832, durante la quale ha l’occasione di salvare la vita all’inflessibile Javert e allo stesso Marius. Il matrimonio tra Cosette e Marius e la serena morte di Valjean concludono la vicenda.
Struttura del romanzo
Il romanzo è suddiviso in cinque parti, che sono divisi a loro volta in libri e capitoli. , alle meditazioni sull’animo umano e sull’amore.
Il primo tomo (Fantine), narra le vicende dalla scarcerazione di Jean Valjan ed il suo incontro con il Vescovo Myriel alla sua successiva fuga da Javert, dopo la morte di Fantine ed il processo Champmatieu
Il secondo tomo (Cosette), racconta l’incontro di Jean Valjan con Cosette e la loro fuga nel convento del Petit-Picpus, ancora per sfuggire a Javert.
Il terzo tomo (Marius), è dedicato quasi interamente a Marius, alla sua vita giovanile, alle sue idee politiche ed alla sua ribellione all’ambiente familiare, e al suo incontro a distanza con Cosette con successivo innamoramento.
Il quarto tomo (L’idillio di rue Plumet e l’epopea di rue Saint-Denis) racconta l’amore fra Marius e Cosette, e gli scontri del 5 giugno 1832 sulla barricata di rue Saint-Denis. E’ questo ciò che Hugo definì il vero “cuore del romanzo”.
Il quinto tomo (Jean Valjean) racconta la fuga di Jean Valjean e Marius dalla barricata, il matrimonio di Cosette e Marius, e la morte di Jean Valjean.
Un’opera che Hugo scrisse nell’arco di vari anni e che ebbe una gestazione sofferta.
Sofferta ma necessaria.
Perchè quando, nel 1862, vide finalmente la luce, fu come un fulmine.
E, come ogni cosa nata per essere ricordata nei secoli ebbe i suoi nemici (soprattutto la stampa vicina a Napoleone III, che bollò il romanzo come immorale), e i suoi adoratori (lettori in tutto il mondo che ne apprezzarono il grido di libertà).
Gli adattamenti di I miserabili, Victor Hugo
Un’opera tanto importante e impegnativa non poteva di certo restare immune agli adattamenti.
Dai film (i più recenti ad opera di Claude Lelouch, nel 1995, di Bille August nel ’98 con Liam Neeson, Geoffrey Rush e Uma Thurman) alle riduzioni per la tv (Il film a puntate del 2000 con Gérard Depardieu), al musical Les Misérables, realizzato nel 1980 dal musicista Claude-Michel Schönberg ed il librettista Alain Boublil, rappresentato pressoché ininterrottamente dalla data della sua uscita nei più prestigiosi teatri del mondo, compresa Broadway.
Un tentativo di unire musical e cinema potrà essere ammirato sui grandi schermi a fine 2012 negli Usa (a fine gennaio 2013 in Italia) con Les Miserables, riduzione musicale ad opera di Tom Hooper con Hugh Jackman (Jean Valjean), Anne Hathaway (Fantine) e Russell Crowe (Javert).
Morire non è nulla; non vivere è spaventoso.
I dreamed a dream
I Dreamed a Dream è una ballata tratta dal Musical Les Miserables, composta da Claude-Michel Schönberg, col testo inglese di Herbert Kretzmer, basata sul testo francese di Alain Boublil. Nella canzone, il personaggio di Fantine ricorda i tempi andati, quando lei sperava e sognava una vita felice e lieta, confrontandola con la disperazione della sua vita attuale, che ha spezzato tutti i sogni di gioventù.
I miserabili
Victor Hugo
BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, 1998, 1635 pag., € 19.00








