La morte in attesa. Intervista a Claudia Ravaldi

Ci sono bambini che non potranno mai pronunciare la parola “mamma” o “papà”… bambini di cui i genitori non potranno mai conoscere il colore degli occhi né il sorriso…
Ci sono bambini amati e desiderati che molti preferirebbero dimenticare, di cui l’esistenza viene sminuita, solo perché pochi hanno avuto la fortuna di vederli, a volte neanche la loro mamma, per la mancata preparazione del personale medico…
Ne farai un altro, non pensarci più – sono le frasi comuni dette ai loro genitori, come se si trattasse di una bambola rotta da rimpiazzare… come se non si parlasse di un figlio, solo perché vissuto solo (?) nella pancia o pochi giorni dopo…
Ma l’importanza di una vita non si misura con il tempo.Ci sono vite che hanno generato un vortice d’amore così potente da non potersi mai fermare. Piccole vite di grande importanza. Bambini. Figli. Tesori. Passati di qui in un lampo lasciando una scia di luce.

Claudia Ravaldi, presidente dell’associazione CiaoLapo Onlus

Anche se in Italia, a differenza di altri stati, non se ne parla molto, ottobre è il mese della consapevolezza sulla morte infantile e sulla perdita in gravidanza (Pregnancy and Infant Loss Awareness Month) e ha l’obiettivo di focalizzare l’attenzione pubblica su eventi quali morte intrauterina, aborto, morte neonatale e morte improvvisa del lattante (sudden infant death syndrome, SIDS), rappresentando una opportunità per informare, insegnare, educare, sostenere la causa e dare una spinta nella direzione della ricerca e della prevenzione.
Oggi vogliamo parlare quindi di questo argomento consigliandovi un libro, “La morte in attesa“, di Claudia Ravaldi. Questo testo affronta le diverse sfaccettature del lutto perinatale offrendo una chiave di lettura pratica basata sulla più aggiornata letteratura scientifica e sulle testimonianze di oltre duemila genitori in lutto.

Per l’occasione la gentilissima Claudia ha risposto a qualche nostra domanda…
Buona lettura.

Oggi, 15 ottobre, è una giornata particolare, anche se spesso passa in sordina, ce ne vuoi parlare?
In molti paesi del mondo oggi si celebra la giornata internazionale della consapevolezza sulla perdita dei bambini durante la gravidanza o dopo la nascita (Babyloss Awareness Day – babyloss.info) una giornata ideata negli stati uniti molti anni fa da un gruppo di genitori in lutto e attualmente promossa in tutto il mondo da migliaia di famiglie, e da molte associazioni, tra cui CiaoLapo onlus, che nel 2007 l’ha portata per la prima volta a conoscenza delle famiglie italiane. Durante questa giornata, solitamente dedicata all’informazione, alla condivisione, al ricordo, vengono organizzati eventi di condivisione comunitaria di tutti i tipi (celebrazioni religiose, marce o corse podistiche, stand informativi nelle piazze, lancio di palloncini e molto altro ancora).
Il 15 Ottobre è un’importante momento di sostegno e crescita per i genitori in lutto, di grande apertura verso la propria comunità di appartenenza, non sempre correttamente informata di cosa il lutto perinatale e dunque non sempre partecipe al lutto delle famiglie; è inoltre un classico punto di incontro tra famiglie e operatori sanitari impegnati nel settore della gravidanza e della salute materno infantile, che solitamente nel mese di Ottobre rinnovano il loro patto di cooperazione per salvare sempre più bambini (in Italia si calcola che potremmo salvare circa 400 bambini ogni anno, monitorando adeguatamente i fattori di rischio connessi a morte in utero).
Il BabyLoss Day, culmina alle ore 19, momento nel quale in tutto il mondo inizia la “wave of light” o onda di luce: una scia luminosa che attraverserà la terra di paese in paese in memoria dei bambini che attraversano le vite dei loro genitori veloci e luminosi come meteore.

Di recente hai scitto “La morte in attesa”, una sorta di manuale di cose da fare e da non fare, da dire e da non dire, quando ci si trova davanti al dolore più innaturale che esista: la perdita di un figlio. Ci racconti come è nato?
Questo libro è nato idealmente subito dopo la diagnosi di morte in utero di mio figlio Lapo: purtroppo, a causa delle scarse conoscenze relative alla gestione di questo evento, è molto frequente che gli ospedali non riescano ad avere un approccio alla famiglia in lutto realmente adeguato alle esigenze psicologiche e culturali dei genitori, ed è ancora più frequente che i genitori vengano abbandonati a se stessi, e minimamente supportati in momenti decisionali di massima importanza.
L’innaturale e feroce dolore che accompagna la morte di un bambino non ancora nato, o nato da poco è un grave lutto, che merita rispetto e sostegno: questi bambini, attesi e amati non potranno accompagnare i loro genitori nel progetto di vita che li attendeva, e per quei genitori, non ci saranno altre occasioni per conoscere quei bimbi e fare “cose da genitore e figlio” con loro. Per questi motivi, per questo contatto fugace ed unico, sarebbe importante che tutti i genitori, a qualunque età gestazionale e in qualunque circostanza, potessero contare su un accompagnamento rispettoso e partecipe. Sentendosi sostenuti e guidati da personale empatico esperto e rispettoso del loro dolore e del loro bambino, i genitori potrebbero più facilmente prendere decisioni che sul momento sembrano molto difficili (decidere come e quando partorire, come e quando entrare in contatto con il corpo del proprio bambino, come e quando e se svolgere i riti funebri). La morte in attesa è stato scritto nel tentativo di aprire una finestra sul mondo del lutto perinatale e sui bisogni della maggior parte dei genitori in lutto agli operatori che per professione si confrontano con questo tema, nella speranza che l’eccellenza divenga routine.

Un argomento ancora tanto tabù in Italia confronto altre nazioni, come mai?
L’Italia, come alcuni altri paesi mediterranei rimane “estranea” all’onda formativa e culturale che ha toccato ormai trenta anni fa i paesi di cultura anglosassone per poi estendersi in ogni parte del mondo. Ciò che da noi oggi è vissuto come un tabù dai contenuti spaventosi e/o macabri, nella maggior parte dei paesi civili è vissuto come un atto dovuto, un momento rispettoso del dolore delle coppie e delle famiglie in cui tutti, gli operatori e la società in genere, riconoscono la dignità del bambino morto e la dignità di quel lutto, agendo di conseguenza con umanità e professionalità.

Tu con CiaoLapo stai cercando di rompere un po’ questo silenzio. Come sta andando? Quali sono le reazioni che di solito ti trovi davanti?
Dal 2006 ad oggi abbiamo fatto molta strada, e dopo anni di intensissimo lavoro (per fare un esempio, lavoro ormai part-time da 3 anni per riuscire a portare avanti le attività associative) cominciamo a raccogliere frutti molto importanti: non solo le famiglie in lutto utilizzano il materiale disponibile su ciaolapo con regolarità, traendone un notevole beneficio (ricordo che tra i primi fattori necessari al superamento di un grave evento di vita troviamo la disponibilità di risorse scritte o di condivisione sociale), ma anche le ostetriche, gli psicologi, le aziende ospedaliere cominciano ad accorgersi di come possa essere utile e soddisfacente per tutti conoscere e applicare alcune semplici regole di base quando ci troviamo di fronte a un lutto in gravidanza o dopo la nascita.
La strada da fare è ancora lunga, però: l’argomento divide molto, per i forti contenuti emotivi che spesso creano imbarazzo e distacco come reazione primaria di difesa, ma noi abbiamo dalla nostra una discreta riserva di pazienza e tanti progetti: basti pensare che in soli sei anni abbiamo fatto nove congressi, formato più di 2000 operatori e accolto circa 2500 famiglie, aprendo 5 gruppi di automutuoaiuto che accolgono ogni anno nuove coppie di genitori.

Per chi volesse approfondire questo argomento, ci consigli qualche libro?
In Italia i libri che si occupano di questo tema sono ancora troppo pochi.
A parte La morte in-attesa, per approfondire il punto di vista dei genitori in lutto consiglio altri due testi della nostra collana: La tua culla è il mio cuore, che narra il primo anno di lutto di otto famiglie diverse, e Le canzoni sono Angeli, frutto del nostro primo concorso letterario sul tema del lutto perinatale. Chi predilige le storie narrate in forma di fiaba, due libri: il mio La regina Cuordighiaccio, scritto per le mamme e per i bambini (con un paio di pagine importanti per i papà e le coppie in difficoltà dopo il lutto), e “La bambina di neve” di Eowyn Ivey.

E la domanda classica di ZeBuk: qual’è il tuo libro del cuore, e quello sul comodino?
Il mio libro del cuore?: Il piccolo principe
Sul comodino, due libri: Memories of singing birth di Elena Skoko e Mindfuless per una mente amica di Attilio Piazza.

Grazie mille Claudia per la disponibilità.
Ricordatevi stasera di accendere una candelina alle 19.00. Se in tutto il mondo ogni partecipante accende una candela alle ore 19 locali e la mantiene accesa per un’ora, per tutta la giornata del 15 Ottobre un’onda di luce attraverserà il globo, illuminando progressivamente tutto il pianeta, un fuso orario dopo l’altro. Si tratta di un modo simbolico per sentirsi idealmente uniti con molte altre persone nel mondo, accomunate da un lutto che invece abitualmente isola: la morte di un bambino.

Nicoletta
Classe 1983 anni, romagnola, mamma di due splendidi bambini e di una stella nel cielo. Programmatrice, lettrice e multitasking (o almeno ci si prova!) Mi piace la lettura da sempre, ho voluto una libreria ampia e spaziosa nella casa nuova, che accogliesse tutti i miei libri. A natale, stufo dei libri accatastati ovunque, mio marito mi ha comprato un ereader. Ed è stata la fine…..

3 COMMENTS

  1. Grazie a Claudia e a Nicoletta per questa intervista.
    E a CiaoLapo per quello che fa ogni giorno.
    Ho appena ordinato “Le canzoni sono angeli”, so già che sarà una lettura difficile ma credo che meriti: le ferite vanno curate e conoscere è sempre il modo migliore di aiutare.

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