A passeggio tra la poesia: il respiro del pensiero

Oggi Fosca ci accompagna in un altro piccolo passo della nostra passeggiata: insieme ad un’autrice meravigliosa ci aiuta a scoprire il ritmo e la formalità dei versi. Buona lettura!

“persino le chiese longobarde
vanno a coppie
a reciproca guardia e compagnia

che pure il divino
si stanca di sé intristisce
non pungolato invaso dal richiamo
giornaliero
dell’altro”

Stefania Portaccio

Chi non ha scritto poesie, dicevamo?
Lunghe, di getto, in preda ad uno struggimento, ad un maremoto di emozioni. Una miriade di parole, aggettivi un tanto al chilo, verbi di uso quotidiano, fare, amare, viaggiare.
Addirittura strofe di una parola sola, di solito preceduta da un avverbio:

“bla bla bla eternamente
amore”

“bla bla bla tragicamente
fine”

Sono certa che quello che spesso chiamiamo poesia siano ottime bozze. Ottime, davvero: chi scrive ha pressoché sempre qualcosa da dire sul serio.
Ma manca il passo successivo, quello del dare vita, forma finale, ritmo e impatto.
I primi versi della poesia che ho appena citato in apertura, immaginateveli infarciti di aggettivi e connettivi e precisazioni e dettagli (la strepitosa Stefania Portaccio mi perdoni, ma solo una poesia meravigliosa può essere abbruttita fino all’inverosimile):

“persino le antiche meravigliose chiese longobarde sono progettate a coppie per stare a reciproca guardia e compagnia l’una dell’altra”

E non basta mettere “a capo” a casaccio per poterla far diventare poesia:

“persino le antiche meravigliose chiese longobarde
sono progettate a coppie per stare a reciproca guardia
 e compagnia l’una dell’altra”

Oppure:

“persino le antiche
meravigliose
chiese longobarde
sono progettate a coppie
per stare a reciproca guardia
e compagnia
l’una dell’altra”

O anche (peggio):

“persino
le antiche
meravigliose
chiese longobarde
sono progettate
a coppie
per stare
a reciproca guardia
e compagnia
l’una dell’altra”

Il lunghissimo lavoro di pulizia che precede la poesia pubblicata è fondamentale; una specie di asciugatura all’essenziale che racconta il minimo indispensabile per ricevere l’immagine con forza e che lascia uno spazio aperto all’interpretazione personale:

“persino le chiese longobarde
vanno a coppie
a reciproca guardia e compagnia”

è perfettamente sufficiente a se stesso e regala il tempo dell’immagine, esattamente quello che serve.
Senza versi, senza “a capo” e tutta di fila, non avrebbe la stessa forza:

“persino le chiese longobarde vanno a coppie a reciproca guardia e compagnia”

E’ un pensiero intenso ma non dà indicazioni di lettura, di respiro, di pausa; provando a frammentarlo diversamente si sbriciola:

“persino
le chiese longobarde
vanno
a coppie
a reciproca
guardia e compagnia”

Sembra un telegramma, un deprimente messaggio in codice.
La perfezione della poesia e dei versi liberi sta proprio nel trovare il raggruppamento esatto delle parole, quello che permette non solo il respiro nella lettura ad alta voce, ma anche quello del pensiero.
Rileggetela di nuovo, per come l’ha scritta la Portaccio:

“persino le chiese longobarde
vanno a coppie
a reciproca guardia e compagnia

che pure il divino
si stanca di sé intristisce
non pungolato invaso dal richiamo
giornaliero
dell’altro”

Non è assolutamente perfetta?

(E se volete leggere qualcosa in più di questa splendida poetessa, potete scaricarvi un ebook gratuito qui)

2 COMMENTS

  1. Come dicevo su facebook: “Serve che io commenti?”
    A te no di certo, ché già sai quanto io sia d’accordo e forse ancora più oltranzista e integralista e di te.

    Per gli altri che passano e leggono, dico che qui c’è una piccola, grande lezione sullo scrivere – e sullo scrivere in versi. Non l’unica e sola, ma una fondamentale.
    E che Stefania è una poetessa da leccarsi le dita. E sai anche, tra le altre cose, quanto io ti sia grato di avermela suggerita.
    Piacere di leggerti anche qui.

  2. mi piace l’idea di insegnare le basi, da ignorante ansiosa di imparare aspetto la passeggiata di Fosca come una ventata fresca.
    A presto Q.

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