
Ecco
le fobie, vorticosi
vagabondi fuggitivi
panorami. Sonotutto quello che possiedo.
Prendili. La tua felicità
sempre in mente.
La recensione di Il pilota scomparso, James Tate
Il pilota scomparso (The lost pilot, 1967) è la raccolta d’esordio del poeta statunitense James Tate, uno dei più influenti della letteratura americana del secondo ‘900, che ha vinto il premio Pulitzer nel 1991 per il volume “Selected Poems”.
Il libro esplora il lutto e la memoria, concentrandosi in modo particolare sulla figura del padre (pilota scomparso durante un bombardamento aereo durante la Seconda Guerra Mondiale, prima della nascita del poeta).
Considerata un classico della poesia confessionale e surrealista americana, la raccolta comprende poesie che sono “storie di impermanenza”: amori minacciati dall’ombra della fine, personaggi disperati che vagano per la città in cerca di compimento, posti in primo piano sullo sfondo triste e degradato di avenues coperte di neve sporca, di macellerie con “nient’altro che ossa,” del “buio caldo delle hall d’albergo,” di fontane rotte, di città senza nome, a metà fra i quadri di Hopper e le tavole di Windsor McCay, in cui il soggetto si muove spaesato, perennemente convocato da qualcosa di misterioso che si agita dietro la cortina del reale.
She even brought me flowers and the rain
slapped and shattered through the screen
making music, more music, far too much –
you get the picture? Violins.
We wrote a dozen poems
before the rainbow came.
La mia opinione su Il pilota scomparso, James Tate
Dato che non sono certo un’esperta di Poesia, ho deciso da un po’ di tempo di continuare a leggerla senza farmi troppe domande su tecnica e teoria e lasciare tutto lo spazio all’Emozione.
È così piacevole lasciar andare i pensieri e ascoltare solo quello che certe parole ci trasmettono: il bello poi è che a ognuno di noi possono inviare infiniti messaggi diversi 😊
Il pilota scomparso è una raccolta che mi ha fatto venire i brividi per le parole, secche, dure, comiche e poi toccanti. Tenere e deliranti. Assurde. Inaudite. E delicate, infinitamente. Mi ha fatto venire i brividi per l’emozione di vedere sempre uguale, solo un po’ più scurito, un padre mai conosciuto, che non ha cambiato i tratti del suo volto e rimane identico nel tempo, con i tratti sempre più definiti:
La testa rivolta al cielo,
non riesco a decollare,
e tu mi sorvoli di nuovo,rapido, perfetto, riluttante
a dirmi che stai
bene, o che fu un errorea porre te in quel mondo,
e me in questo; o che fu una sventura
a fondare questi mondi dentro di noi.
Ancora, sento i brividi quando James parla al suo “sogno di indiani”, alla donna rosso gelsomino che ha saputo conquistare la sua attenzione e gli ha stravolto le idee che aveva molto chiare.
E sento i brividi quando, immerso in un paesaggio di pentotal, il poeta decide di volerci essere, di voler essere ambasciatore dei fiori in arrivo (è primavera), il primo a respirarne il segreto asfissiante fetore.
Non so se questo “sentire brividi” sia il giusto significato che devo dare al leggere poesia, non ho idea se sia la corretta via per avvicinarmi a questo complicato mondo fatto di parole che non sempre hanno un solo significato. Posso affermare però che quei brividi, a volte anche dolorosi, non lo nego, sono un piacere irrinunciabile.
Il pilota scomparso
James Tate
Garganta Press, 2026, p. 216, €. 16,00








