Ricette letterarie: Madeleines alle mandorle – Alla ricerca del tempo perduto, Marcel Proust

“…in una giornata d’inverno, rientrando a casa, mia madre, vedendomi infreddolito, mi propose di prendere, contrariamente alla mia abitudine, un po’ di tè. Rifiutai dapprima, e poi, non so perché, mutai d’avviso. Ella mandò a prendere uno di quei biscotti pienotti e corti chiamati Petites Madeleines, che paiono aver avuto come stampo la valva scanalata d’una conchiglia di San Giacomo. Ed ecco macchinalmente oppresso dalla giornata grigia e dalla previsione d’un triste domani, portai alle labbra un cucchiaino di tè, in cui avevo inzuppato un pezzetto di Madeleine. Ma, nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di biscotto toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario. Un piacere delizioso m’aveva invaso, isolato, senza nozione della sua causa. M’aveva subito rese indifferenti le vicissitudini della vita, le sue calamità, la sua brevità illusoria, nel modo stesso in cui agisce l’amore, colmandomi d’un’essenza preziosa…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale…”
(Marcel Proust, “Alla ricerca del tempo perduto”)

Quando vorresti replicare una ricetta e però ne hai in mente una di quelle che ti mettono in soggezione, la cosa migliore da fare è osservare gli altri, prendere esempio da chi certe cose sa farle davvero bene.

Chi meglio di Gabri, allora, che di questa dolcezza ha fatto il nome del suo blog, Il profumo delle madeleines? Mille grazie a lei di aver accettato l’invito a farcele riscoprire e corriamo subito a gustarci i suoi profumi, i suoi sapori, i suoi ricordi… 

Il libro

proust

La memoria è un serbatoio incredibile e caleidoscopico, una specie di gigantesca borsa di Mary Poppins, che ogni tanto fa spuntare fuori, come per magia, momenti, volti, sguardi, parole e spesso un passato a cui siamo legati a doppio nodo. “Alla ricerca del tempo perduto”, di Marcel Proust, è un ciclo di romanzi dedicato alla cosiddetta “memoria involontaria”: l’unica, secondo lui, capace di restituire, per vie del tutto irrazionali, anche i frammenti di un passato che si credeva per sempre perduto. Un libro dolce e nostalgico, sul potere inaspettato e catartico del ricordo e sui segni indelebili che questo lascia nella nostra vita.

Trovo del tutto ragionevole la credenza celtica secondo la quale le anime di coloro che abbiamo perduti sono imprigionate in qualche essere inferiore, un animale, un vegetale, un oggetto inanimato, perdute davvero per noi fino al giorno, che per molti non arriva mai, nel quale ci troviamo a passare accanto all’albero o a entrare in possesso dell’oggetto che ne costituisce la prigione. Allora esse sussultano, ci chiamano, e non appena le abbiamo riconosciute, l’incantesimo si spezza. Liberate da noi, hanno vinto la morte, e tornano a vivere con noi.”

 

A risvegliare e mettere in azione questa memoria quasi “magica”, per quanto è improvvisa e stupefacente, bastano singoli oggetti o anche sensazioni olfattive, acustiche o visive: basta un certo profumo, la vista di un libro sgualcito, il gusto di un pezzetto di dolce… e dentro di noi scatta una molla sconosciuta che riporta a galla un ricordo istantaneo e del tutto inatteso…

 

“E tutt’a un tratto il ricordo è apparso davanti a me. Il sapore era quello del pezzetto di madeleine che la domenica mattina a Combray […] quando andavo a dirle buongiorno nella sua camera da letto, zia Léonie mi offriva dopo averlo intinto nel suo infuso di tè o di tiglio…”

Insieme a quel primo, veloce, ricordo, la memoria involontaria ne fa esplodere altri, inanellati l’uno dentro l’altro, come un fiume in piena…

“E…. subito (benché non sapessi ancora […] perché quel ricordo mi rendesse tanto felice) la vecchia casa grigia verso strada, di cui faceva parte la sua camera, venne come uno scenario di teatro a saldarsi al piccolo padiglione prospiciente il giardino… tutti i fiori del nostro giardino e quelli del parco di casa Swann, e le ninfee della Vivonne, e la brava gente del villaggio e le loro piccole abitazioni e la chiesa e tutta Combray e la campagna circostante, tutto questo che sta prendendo forma e solidità è uscito, città e giardini, dalla mia tazza di tè.”

“Alla ricerca del tempo perduto” è una vera e propria dichiarazione di poetica e introduce il lettore in un mondo sognante, in cui può accadere che un fatto apparentemente insignificante come la madeleine intinta nel tè, possa spalancare in un attimo davanti agli occhi di chi legge non solo il panorama dell’infanzia dello scrittore, ma anche il pozzo insolitamente profondo e labirintico delle sue riflessioni, delle sue divagazioni e della sua capacità di creare infinite variazioni su un tema.

Certo, questo non è uno di quei romanzi che si legge tutto d’un fiato… La prosa è lenta e spesso costruita a lunghe frasi ondeggianti e avvolgenti che si diramano in continue digressioni, esempi, precisazioni e similitudini. All’inizio si fa una certa fatica, a entrare nel linguaggio complesso di Proust, ma se si ha la pazienza – magari non leggendo tutto, visto che la raccolta comprende ben 7 libri – di farsi accompagnare dalle sue immagini così ricche di colori e sapori diversi, non si può che esserne completamente assorbiti e sentirsi alla fine felicemente avviluppati nel suo insolito e ampio ritmo onirico.

“Grave incertezza, ogni volta che lo spirito si sente inferiore a sé stesso; quando il cercatore è al tempo stesso anche il paese oscuro dove deve cercare e dove tutto il suo bagaglio non gli servirà a nulla. Cercare? non soltanto: creare. È di fronte a qualcosa che non esiste ancora e che solo lui può rendere reale, e poi far entrare nel raggio della sua luce.”

(Brani tratti da “La strada di Swann”)

La ricetta

…ed eccole, le madeleines: compendio di dolcezza e ritorno all’infanzia…anche la mia!

MADELEINES ALLE MANDORLE

Ingredienti per 18 madeleines (grandi)

  • 100 gr di farina
  • 20 gr di mandorle ridotte in farina
  • 2 uova
  • 50 gr di burro o margarina
  • 70 gr di olio di mais
  • 70 gr di miele
  • 30 gr di zucchero
  • 1 cucchiaino raso di lievito
  • 1 pizzico di sale
  • la buccia grattugiata di un limone + il succo di metà
  • mezza fialetta di aroma mandorla

Preparazione

  1. Montate con le fruste le uova con lo zucchero e il miele, aggiungete la buccia grattugiata del limone e il succo di metà limone, poi la farina setacciata con il lievito e il pizzico di sale e amalgamate con una spatola dal basso verso l’alto.
  2. Unite anche la farina di mandorle e infine il burro fuso e intiepidito e l’olio a filo, cercando di aggiungere entrambi un po’ alla volta e mescolando bene.
  3. Coprite la ciotola dell’impasto e mettetela in frigo a riposare per qualche ora. Io ho provato a tenerla in frigo sia tutta la notte che due o tre ore e il risultato è stato lo stesso…Quello che fa la differenza, credo, è lo sbalzo di temperatura che farà formare la “gobbetta” delle madeleines.
  4. Trascorso questo tempo, imburrate e infarinate uno stampo per madeleines e riempitelo con un cucchiaio raso di composto (non deve strabordare).
  5. Infornate in forno già caldo a 190°-200° (dipende da quanto è forte il vostro forno) per 5 minuti, poi abbassate a 170°-180° per altri 4-5 minuti.
  6. Sfornate, lasciate raffreddare i dolcini su una gratella…e il ricordo è servito 🙂

2 COMMENTS

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here