La capanna dello Zio Tom, Harriett Beecher Stowe

Ah, come sono vere le grandi, le eterne parole: “Non potrà conservarsi libera nessuna nazione in cui la libertà è un privilegio e non un principio”!

Lo zio Tom è uno schiavo che vive in una piantagione americana nella pirma metà dell’Ottocento.
Il suo è un padrone buono. Sfortunatamente, per un dissesto finanziario questo buon padrone è costretto a vendere le sue proprietà.

E quando si parla di proprietà, si intendono anche gli esseri umani.

Perchè, in quel periodo, gli afroamericani schiavi erano considerati al pari del mobilio di una casa.

Oggetti, non persone.

Tra gli schiavi pronti per essere venduti c’è anche un bambino, Henry, che rischia di venire strappato per sempre alla propria famiglia (situazione assai comune in quel periodo, purtroppo).

Ma sua madre, Elise, riesce a strapparlo ai mercanti e a fuggire con lui e a raggiungere il Canada, libero da ogni forma di schiavitù.

Sorte diversa spetta al buon Tom.

Viene venduto a Simon Legree, un brutale coltivatore di cotone, che vuole fare di lui un sorvegliante/aguzzino.

Ma Tom si rifiuta di eseguire gli ordini.

Non si ribella, non decide di rivoltarsi contro il padrone.

Semplicemente dice di no.

E viene punito.

Legree lo fa frustare a morte.

E il figlio del suo primo padrone, che nel frattempo era riuscito a ricostruire la sua ricchezza e lo stava cercando per riportarlo a casa, non riesce ad arrivare in tempo.

Lo trova agonizzante.

E, con le ultime forze rimaste, e nonostante il trattamento ricevuto, riesce a perdonare.

Note sul libro

Pubblicato nel 1852, in seguito ad un atto legislativo promulgato nel 1850, il Fugitive Slave Law, che decretava un dovere la denuncia degli schiavi fuggiti e la restituzione ai proprietari, il romanzo ebbe un profondo effetto sugli atteggiamenti nei confronti degli afro-americani e la schiavitù negli Stati Uniti e rese più acuto il conflitto che condusse alla guerra civile americana.

L’autrice: Harriett Beecher Stowe

Harriett Beecher Stowe era un’abolizionista convinta.
Questo romanzo è stato il suo tentativo, assai riuscito, di sollevare le coscienze delle persone dell’epoca.

La capanna dello zio Tom colpì talmente l’opinione pubblica che Abramo Lincoln, parlando della sua autrice, alla fine della guerra civile americana che sancì l’abolizione della schiavitù negli Stati Uniti:

“E’ la piccola donna che ha vinto la guerra”.

La Stowe focalizzò il romanzo sul personaggio di zio Tom e sulla lunga sofferenza degli schiavi neri attorno alla quale si intrecciano le storie di altri personaggi. Il romanzo descrive la  realtà della schiavitù e afferma che l’amore cristiano può superare la distruzione e la riduzione in schiavitù di altri esseri umani.

La critica che la comunità afroamericana rivolge oggi a questo libro è il fatto di aver rappresentato la figura dello schiavo in modo troppo negativo e rassegnato, senza nessun impulso alla lotta contro il potere dei padroni.

Nonostante gli stereotipi che ha contribuito a creare sugli afroamericani, e nonostante sia scritto in una forma letteraria non eccelsa, questo libro ha avuto il grande pregio di svegliare le coscienze di una gran parte del popolo americano.
Ed è entrato di prepotenza nei classici della letteratura nordamericana.
E’ un libro commovente, da leggere in compagnia dei propri figli (perchè è, di fatto, una lettura per ragazzi).
Ed è un ottimo modo per aiutarli a capire che le differenze vanno coltivate e non eliminate.

40enne, mamma di una ex Vitellina, moglie di un cuoco provetto. Le mie passioni: lettura e scrittura. E ZeBuk. Fresca Expat in quel di Londra, vago come un bambino in un negozio di giocattoli nei mercatini di libri usati. Forse è questo il Paradiso!

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