Casina, Tito Maccio Plauto

Prologo: Siccome abbiamo inteso dalla voce pubblica che i lavori di Plauto vi piacciono immensamente, vi presentiamo una sua antica commedia. I più vecchi tra voi hanno già avuto modo d’apprezzarla; i giovani invece, ne son certo, non l’hanno vista; ma sarà nostra premura farla conoscere anche a loro. Quando fu rappresentata per la prima volta, ottenne un successo superiore a quello di tutte le commedie.

La recensione di Casina di Tito Maccio Plauto

Quando Plauto scrive la Casina è ormai celeberrimo.
Scritta  sicuramente dopo lo scandalo dei Baccanali del 186 a. C. è l‘ultima commedia del commediografo che morirà due anni dopo. 
La trama è presto detta: Càsina, orfana cresciuta da Lisidamo e da sua moglie Cleòstrata, diventa una splendida fanciulla concupita sia da Lisidamo che da suo figlio.
Non potendo sposare Càsina essi stessi, Lisidamo in quanto già sposato e suo figlio perché la fanciulla è una schiava, tentano entrambi di combinare delle nozze di copertura con un servo fedele così da poter godere della fanciulla senza problemi.
Ovviamente la scaltra Cleòstrata, compreso il piano del marito, riuscirà a sbeffeggiarlo a dovere e a farlo vergognare a tal punto da pentirsi di aver desiderato un’altra donna.

La mia opinione su Casina di Tito Maccio Plauto

Se si cerca un padre della commedia questo è sicuramente Plauto. Molte sue invenzioni, come il travestimento, lo scambio di persona, la beffa, le ritroviamo in moltissime opere moderne. Shakespeare, Goldoni, in qualche misura Goethe nella prima versione del Faust, addirittura il personaggio del Figaro mozartiano, tutti discendono dai personaggi e dal teatro di Plauto.

La comicità nasce dal ribaltamento delle posizioni sociali. I servi si rivolgono al loro signore ridicolizzandolo e senza nessun timore, il vero padrone di casa è la moglie e il clou della vicenda si raggiunge col travestimento di un complice che fingerà di essere Càsina nelle cosiddette nozze maschie che portano momenti di grande comicità giocando tutto sullo scambio di persona e sugli inevitabili inciampi della prima notte di nozze.

Il teatro di Plauto, come quello di altri scrittori romani, trae origine dal teatro greco. Infatti le ambientazioni sono tutte greche e la commedia stessa viene definita fabula palliata, da pallium, termine con cui i Romani indicavano il caratteristico abito greco. All’inizio si tratta di mere traduzioni letterarie dei testi greci mentre a partire dal III secolo a. C. si comincia anche a rendere in latino i motti e i modi di dire più idonei per far divertire il pubblico.
Plauto in molti dei suoi prologhi ci dà il nome dell’autore greco o il titolo originale della commedia. Sappiamo quindi che Càsina è tratta dall’opera Clerumenoe di Difilo anche se Plauto rimaneggia la trama aggiungendo alcuni elementi come, ad esempio, le nozze maschie. Càsina fu riscoperta in epoca rinascimentale grazie a Machiavelli che ad essa si ispirò per scrivere la sua Clizia.

Una caratteristica dell’opera di Plauto è l’uso di alcune maschere, personaggi, sempre riconoscibili dal pubblico come ad esempio il senex ( vecchio) che di solito insegue avventure con serve o donne di dubbia fama. La trama non dà modo di conoscere la psicologia dei personaggi né, del resto, interessa all’autore o al pubblico, pubblico che viene reso partecipe delle vicende grazie ad alcuni espedienti tipici del Metateatro. I personaggi infatti si rivolgono direttamente agli spettatori, sia per tenere desta l’attenzione, sia per metterli al corrente di idee e macchinazioni che di lì a poco andranno in scena.

Io vi consiglio davvero, se ne avete l’occasione e la fortuna, di andare a teatro a godervi uno spettacolo di Plauto. Per Ercole, direbbero i suoi personaggi, se vi divertirete!

 

 

Casina
Tito Maccio Plauto
Carocci, 1992, p. 240, €. 27,50

 

 

Foto : Comune Cairo Montenotte

Francesca, 44 anni, mi firmo come SIBY su Zebuk. Amo leggere e fin da piccola i libri sono stati miei compagni. Leggo di tutto: classici, manga, thriller, avventura. Unica eccezione Topolino; non me ne vogliate ma non l’ho mai trovato interessante.

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