Intervistando…Maria Cristina Cesa

Qualche settimana fa Zebuk vi ha fatto conoscere il romanzo di Maria Cristina Cesa, Una bambola con gli occhiali.
Dal momento che la storia ci ha appassionato e anche incuriosito abbiamo pensato bene di intervistarla per scoprire qualcosa di più sia sul libro che sull’autrice.
Anzi, forse quello che abbiamo scoperto attraverso le sue risposte potrebbe incuriosirvi ancora di più.

Ecco cosa ci siamo dette:

 

L’intervista.

  1. Come hai trovato l’ispirazione per scrivere Una bambola con gli occhiali? Il racconto nasce anni e anni fa. In giro per Roma, un giorno, ho visto davvero una bambola con gli occhiali in mezzo a mille altre cianfrusaglie di uno svuota cantine. Da lì è nato tutto.
  2. Sono sempre curiosa sulla storia che si cela dietro ai personaggi. Mi puoi raccontare qualcosa dei tuoi? Come sono nati, chi è “nato prima”, a quale ti senti più vicina. Il racconto che scrissi anni fa era molto breve (e molto banale). Gli unici personaggi degni di essere definiti tali erano Vittorio (l’antiquario)  e Paolo (il ragazzo di bottega). La proprietaria della bambola faceva una comparsa alla fine e non c’era traccia di ambientazione storica. Negli anni la storia si è evoluta ed è diventata quella che è. Il personaggio che amo di più è Paolo, il suo sentire è molto vicino al mio, la sua storia personale, per fortuna, no.
  3. “Scrivi con la porta chiusa, riscrivi con la porta aperta. In altre parole, ciò che scrivi comincia come una cosa tutta tua, ma poi deve uscire.” Quanto ti ritrovi in quest’affermazione di Stephen King e com’è il tuo rapporto con i tuoi scritti? Sei gelosa o piuttosto non vedi l’ora di farli leggere a qualcuno per studiarne le reazioni? Non so… è la prima volta che “lancio” un mio scritto ad un pubblico più ampio delle amicizie più strette. Penso che un racconto che scrivi sia comunque un’espressione di te. Giudicando lo scritto sei sotto esame anche tu come scrittore, quindi non è facile. Stavolta ero curiosa di “saggiare” le reazioni e dopo la grande risposta positiva che ho avuto ho quasi paura a presentare il mio prossimo lavoro. Sarà un po’ di ansia da prestazione ma ho paura che il prossimo non regga il confronto. Quindi no, non credo di morire dalla voglia di far leggere quello che scrivo, però è anche vero che tenere i libri nel cassetto non serva a nulla. Anche perché spesso sono le stroncature o i pareri negativi a spronarmi di più. Quando finisco un lavoro e lo faccio leggere a qualcuno, preferisco che mi evidenzi i punti deboli, per migliorarli prima di presentarlo ad un pubblico più vasto.
  4. Se potessi descriverti con 3 aggettivi quali useresti e perchè? Sensibile, silenziosa, attenta. (tutti positivi, dovrei aggiungere anche presuntuosa?)
  5. Altra domanda da curiosa senza speranza: hai una tua routine particolare quando inizi a scrivere? No, non ho una routine. Però, anche se il computer ha molto facilitato la mia vita di scrittrice che smonta e rimonta continuamente i capitoli che scrive, devo necessariamente scrivere anche a penna, anzi matita. Mi piace proprio la gestualità della scrittura, a quella comunque non potrei rinunciare.
  6. Immagina di prendere la macchina del tempo e di poter andare a trovare un autore del passato. Chi decidi di incontrare e cosa ti piacerebbe poter fare insieme a lui/lei? Mi affascina la vita dei fratelli Bronte, una famiglia che avrei voluto frequentare. Ma mi piacerebbe incontrare anche Giacomo Leopardi. Semplicemente mi piacerebbe frequentarli, conoscerli al di fuori delle loro opere e nel contempo vedere il loro modo di creare e scrivere.
  7. I 3 libri che ti hanno cambiato la vita. Kitchen (B.Yoshimoto); Jane Eyre (C. Bronte) e la saga di Harry Potter.
  8. Il libro sul comodino. La bambinaia francese” di B. Pitzorno.
  9. Salutaci con una citazione. Il problema con i romanzi è che gli eventi devono essere credibili, il fatto è che la realtà lo è molto raramente. (I. Allende)

E io spero di poter recensire molto presto un altro suo romanzo!

40enne, mamma di una ex Vitellina, moglie di un cuoco provetto. Le mie passioni: lettura e scrittura. E ZeBuk. Fresca Expat in quel di Londra, vago come un bambino in un negozio di giocattoli nei mercatini di libri usati. Forse è questo il Paradiso!

1 COMMENT

  1. Complimenti, sia allo staff che a Maria Cristina, per questa intervista che mi ha offerto diversi spunti interessanti per meglio comprendere le sensazioni che avevo tratto dalla lettura di “Una bambola con gli occhiali”. Gli aggettivi con cui l’autrice si è descritta, “sensibile, silenziosa, attenta”, incarnano qualità che ho riscontrato nella straordinaria forza descrittiva ed evocativa del racconto…odori, rumori, colori ambientazioni, caratteri umani che rendono la storia molto “viva” e che sono evidentemente desunti dalla continua osservazione della realtà da parte di una persona molto attenta e sensibile.
    Con un esordio così immagino non sia facile mettersi nuovamente in gioco, gettando in pasto al pubblico una nuova opera, ma credo che se Maria Cristina resterà sintonizzata sul mondo visto attraverso le lenti della sua sensibilità saprà ancora donarci tantissime emozioni.

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