A passeggio tra la poesia: La stanza tutta per loro (parte 1)

A me succede spesso di seguire discussioni interessanti sui social network. In questa occasione anche Fosca ha scritto un articolo imperdibile partendo da uno scambio di vedute su Facebook.

Buona lettura!

 

L’altro giorno postavo su Facebook uno status buffone, o così pareva a me; come a volte accade sui social network è stato preso serissimamente e si è riempito di commenti molto interessanti.

Scrivevo: “non vi seguo più, voi che sparate una poesia nuova al giorno e la postate su FB con noncuranza come un qualunque cazzeggio (perché vi invidio, io che ne produco una al mese finita quando va bene) – vi tolgo proprio dagli aggiornamenti e faccio finta che non esistiate, o il mio libro non lo finirò mai perché sarò occupata a comprendere come diavolo fate”.

Scherzavo ovviamente, che la mia è tutta invidia per chi riesce a scrivere molto, a produrre a raffica, ad avere un sacco di materiale poetico da offrire, spandere, revisionare, rivoltare e poi far uscire sotto forma di reading, di libri, di inediti generosamente ceduti on line sui più bei portali di poesia.

La discussione su quanto e come produrre poi si è allargata ed io mi sono incuriosita: come scrivono i miei compagni di avventure poetiche? Che tempi, che modi hanno le persone che incontro ai reading o di cui leggo i versi?

Io so come e dove scrivo, quanto ci metto, cosa accade; ma non conosco nulla degli altri: ci sarà un modello condiviso? Qualche linea comune che guidi la scrittura durante il suo processo? Oppure ognuno fa davvero mondo a sé?

Così ho chiesto a poeti diversissimi tra loro di raccontarmi in poche righe dove scrivono, qual è e se esiste “la stanza tutta per loro” e per la loro poesia; loro me l’hanno raccontato e mi hanno regalato qualche verso che li descrive poeticamente.

Alla fine sono stati così tanti gli amici che hanno prestato righe e versi a questo piccolo progetto, che lo leggerete in due puntate, una oggi ed una la prossima volta, scoprendo che ognuno ha una “stanza” arredata diversamente.

****************

Antonella Taravella Guarino: “Non c’è un posto dove la mia parola prende forma – arriva come una piccola valanga, che sia un sentire (sentiero) spontaneo o indotto dall’ascolto magari di qualche particolare musica, che si collega alla perfezione con l’umore che l’ascolta. Butto giù quello che arriva forte e poi, poi in caso dopo averla decantata la rileggo e se la sento ancora mia la prendo e la faccio leggere /sentire se non è così la lascio lì per capire se è un legame da far rafforzare”.

 

io vado verso
e non tremo scendendomi

 

Ksenja Laginja: “Ho sempre un taccuino in borsa. Una parola, una frase può arrivare in qualunque momento, in qualsiasi luogo. L’ispirazione nasce all’improvviso, poi col tempo impari ad allenare la tua mente, essere più ricettiva. Catturi ogni sensazione, odore, voce e tutto si trasforma sul foglio, attraverso la penna – e le parole scorrono come se tutto ciò esistesse già”.

 

Notte di petrolio

Scoprirci nella notte
con mani di petrolio
e piume intrecciate sul molo
come cefali interrati
nell’ingordigia dei gatti
sulle fauci agitate
selvagge di onde
pronte a scaraventarci
sugli scogli aguzzi dove
un giorno torneremo.

 

Daniela Andreis: “Dieci passi all’alba, tra il caffé in cucina e la camera e il tavolo. dieci passi ogni volta che le parole brulicano in testa e finiscono per farmi alzare dalla sedia, per calmare la folla, dividere le acque, visitare i sargassi, scacciare le formiche, puntarle con lo spillo dell’alfabeto. Ecco quando e dove scrivo. Un corsivo che corre. A volte troppo. E mi trovo senza fiato”.

 

quando piango sui tasti
le lettere bagnate
formano specie di prati
a puntini
a strapiombi
come nei sogni

 

Chiara Baldini: “Quando butto giù versi penso sempre a mia nonna, che mi chiamava gnocchetta fantasiosa. Oppure a mio padre, che mi diceva fai la farfallina ogni volta che mi facevo rapire dalle mie fantasticherie e che abbandonavo ciò che stavo facendo, per partire di scatto a svolazzare in saltelli in giro per casa, quasi in trance. Lo faccio anche adesso, qualche volta, e a confessarlo quasi me ne vergogno. Ecco, scrivo (provo a scrivere, è più onesto) per rispetto della mia fantasia. Proprio per questo non mi curo troppo di essere capita: mi piace l’idea di lasciare spazio all’immaginazione altrui. Scrivo solo quando abbandono il mio peso. Le righe migliori sono quelle che mi costringono ad accendere l’abat-jour, per esempio. Scrivo dopo una telefonata, una litigata o una canzone. Scrivo per un bicchiere di buona birra. Faccio versi con la mente, quando mi perdo nel punto di fuga di una strada (passo molto tempo in macchina per lavoro); in questo caso, per non perdermi il guizzo, in maniera molto meno poetica della penna su carta, registro la mia voce. Quando torno alla carta e dopo al computer, faccio crescere sempre qualcosa di diverso, ma il profumo del pensiero iniziale resta. Almeno per me. Chi mi legge questo non lo può sapere, lo ammetto. Adatto come posso la poesia alla mia vita. E vice versa.”

 

Ma io son dentro
scherzo di natura
a far solletico per liberarmi.
Ne venissi fuori anche solo da falena
per battere dello stesso sbaglio
un nuovo lume paziente.
Ne venissi fuori svuoterei la gola.
Ma tutto attorno è piuma e tace
perché nulla ha da dire
e io col tutto
muta.

 

© Roberto Oliva  Portfolio
© Roberto Oliva

 Portfolio

 

 

 

 

5 COMMENTS

  1. è guardare dove nasce la parola.
    quasi un miracolo, direi, se non si trattasse di posti molto comuni: del resto, c’è chi nasce su un pavimento d’assi, come mio padre.
    grazie, Fosca. sei molto cara. e grazie a tutte, per avermi avvicinato ai loro posti.

  2. Se avessimo sempre i versi pronti…che bello, sarebbe! Una volta scrissi così a uno che mi chiedeva: “Come fai?”
    Io non possiedo nulla
    neppure le parole che ti scrivo sono mie
    le pesco dalle bocche dei passanti
    e le ributto in strada medicate.

  3. Quando uno conosce poco o niente di un certo argomento se ne sta in un angolino e guarda. E ascolta. Io son qui, tutta occhi e tutta orecchie, incantata a leggervi…
    Grazie a voi!

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here