A passeggio tra la poesia: La stanza tutta per loro (parte 2)

Ancora un entusiasmante articolo di Fosca Massucco, che gioca con i suoi colleghi poeti per farsi (farci) raccontare la genesi dei versi. Ognuno a suo modo ci regala piccole perle di tecnica e ispirazione.

Buona lettura!

La settimana scorsa, alcuni amici poeti mi hanno regalato l’immagine della loro “stanza di scrittura”, unendo a questa qualche verso che li caratterizzasse fortemente.
Oggi è il turno di altri amici poeti che ci invitano a casa loro, raccontandosi e e presentandoci un assaggio delle loro poesie.

Elisabetta Maltese: “Invidio chi riesce a scrivere tutti i giorni o quasi: da me la parola arriva raramente, ma con decisione, di solito a bufera passata. Lei sa come vuole essere scritta, a me lascia il compito di farlo. Le mie prime stesure, quindi, non sono mai definitive: le lascio riposare, a volte anche giorni, per poi lavorarle di sgorbia e cesello, fino a quando non sento che ciò che è sulla carta si avvicina quanto più possibile a ciò che vuole essere detto e al come. Non c’è un dove, per me, quindi, ma un cosa e un come. Urgenti”.

Vuoti a restare
Mi necessita morire, di tanto
in-tanto una non esistenza giova
un vuoto dove riporre le cose
un ciclico ricambio cellulare
ché nata femmina educata madre
mi permetta di partorirmi donna
dichiarando vita. Tu che sei nato
uomo (ti prego) cerca di capirmi.

Federica “Nightingale” Galetto: “Scrivo preferibilmente il pomeriggio verso le cinque, seduta alla scrivania nel mio piccolo salotto. Mi piace usare il PC sia per la Poesia che per la Prosa, soprattutto perché nello scrivere la seconda correggo spesso e Word mi aiuta in questo. Devo essere molto concentrata per la Prosa e aspettare invece che la Musa mi visiti per la Poesia, ma in genere la aspetto, so che verso le cinque arriverà. Lo fa quasi ogni giorno da tanti anni. Ma anche se arriva non sempre la ascolto, più che altro la sento vicina a me e se anche solo sussurra piano mi tiene compagnia, in modo che magari in un altro momento io possa attingere dai suoi bisbigli. Altre volte invece sono obbligata ad ascoltarla e devo scrivere; è proprio il caso di dire che…in quei casi “non c’è verso” (ossimoro calzante)”.

 

“Brandiscono petali e stami
le piccole gocce
nei buchi verdi
restano in attesa le mille formiche
sui minimi steli
ad asciugare fatte di piume le ali
squarcia la luce un inverno ancora
le cince spiano nubi moleste
trastulla un ramo l’aria distesa
 che come stremata bolle
d’ incanto nel cielo”

tratta da “Nell’erba il punto” – La Recherche 2012

Maria Grazia Insinga: “Spezzo il verso come per riporlo in uno spazio millimetrato grafico e mentale, una partitura senza altezze. La poesia è iniziazione al suono per il tramite corporeo della parola; mappa smemorata dove quel che non dico l’ho detto prima di non dire”.

Spezzo il pane in enjambement di fiato e senso – non interrompermi – e gli
anelli e le parole dirotte, le catene così lineari dei monti, la
memoria svanita d’agogica e dinamica sull’inutile mappa, il
dolore perché sua gioia è la smemoratezza. E spezzo la
falce della luna o ricomporrà di nuovo i frammenti
mentre piedi scrosciano rei il tuo silenzio battente.

(6)

Paolo Zanelli : “In ogni posto, camminando col cellulare, seduto col mio taccuino, al computer, sulle pagine dei libri che leggo a letto o nella vasca da bagno, sulle ringhiere dei balconi, perché le poesie sono fiori, sui gradini delle chiese, perché la gente passa indifferente e cancella con piedi ciechi e pesanti mirabili versi di buone novelle… di tutto un po’, scrivo le mie creature con ago e filo come un ragno nel bisogno vitale opera l’arte della vita e della morte, lo faccio con qualunque strumento possa essere utilizzato per la scrittura, lapis, penne, pennarelli, tastiera, sia musicale che di un qualsiasi PC…scrivo per riordinare il mondo e disordinarlo come mi pare, scrivo per conoscermi, per ascoltarmi, per capire, per sapere cosa mi succede intorno, scrivo per vivere, scrivo per morire consapevole della vita. Scrivo perché è così e non potrebbe essere diversamente”.

 

“Nell’ attimo rosa
il giorno stende le braccia all’ amante mulatta
prima della notte che resta
una sera che passa
e lascia un profumo di perduti viaggi
in questo inganno del cielo
non si ferma il desiderio di toccare l’orizzonte”

Alessandra Piccoli: “Non c’è un luogo, una musica o un momento preciso. Scrivo ovunque, con tempi e modi ogni volta diversi e non posso aspettare. Quindi capita di scrivere in macchina fuori dal supermercato, in spiaggia, a casa da sola o in mezzo alla gente, su qualunque supporto lo permetta. Tovaglioli di carta, agende, telefonino. Il vero dramma sono le penne scariche. A volte ho da subito la sensazione che vada bene così, mentre altre sono colta da quell’insicurezza che ti fa rileggere a voce alta il pezzo centinaia di volte o ti spinge a chiedere un parere esterno. Spesso ciò che scrivo a distanza di giorni non mi piace, capita anche di non riconoscermi più a distanza di mesi in alcuni pezzi, ricordo perfettamente il momento in cui ho scritto e ne ricordo la ragione, ma è come un passato che non mi appartiene più. Alcuni pezzi invece sono dei sempreverdi. Condivido da poco, fino ad un anno fa la scrittura per me era una cosa privata. Leggere gli altri, non solo i classici, mi aiuta a percepire i confini, i miei limiti. Per me scrivere è necessario e spesso si trasforma in divertimento”.

 

TU
Non è essenziale l’averti
quanto entrare nella tua pupilla
guardare un po’ dal tuo interno
sporcando il vetro con le mani
in balia di flussi
appoggiata dai moti improvvisi
è lì che vorrei cercarti
e ritrovarmi.

Claudia Brigato: “L’incontro con la poesia è sempre inatteso,è folgorazione improvvisa, illuminazione. Un’immagine mi stordisce, inizia a perseguitarmi fino a quando non trova riposo in quattro parole scomposte e stonate, scritte nel mentre convulso e delirante dei miei giorni o strappate alla notte e al sonno. A volte corre  silenzio per giorni, settimane, mesi. Poi qualche verso storto scomposto e ricomposto,  trova precaria compiutezza  e riposo nella pagina. E mi rimetto in attesa.
Cerco la poesia  un po’ come cerco dio”.

 

Il Gange, il Mar Morto, Il Giordano fluiscono
tutti qui, in questo fosso che mi lava gli occhi.
 Dal ventre dell’acqua dio mi segue
con sguardo di pesce
che a passo d’ombra si allontana.

Salvatore Sblando: “Poesia per me è silenzio, sicurezza. È urlo ed incertezza. Scrivo perché non so dire e alla certezza del compiuto, preferisco l’incertezza poetica del quotidiano. Scrivo quando si realizza l’attimo perfetto, quando al caos della luce, si sostituisce il pathos del buio in trasparenza”

 

E’ bastato un silenzio di poche parole
per conoscere l’importanza del tempo
degli ultimi giorni d’aprile
Un battito senza cuore nell’indecidibile
fra aria e vento, affluenza e sguardo
Perché siamo generazione che regge l’alcool
ma non l’amore
un brivido, un passo, un’incertezza nell’assenza
di Madre morente

6 COMMENTS

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here