Roberta Michelotto : Tu chi sei?

Tu chi sei?
Sono un bambino come tanti altri bambini.
Sono una mamma, come tante altre mamme.
Sono un uomo, come tanti altri uomini.
Sono una donna, come tante altre donne.
Siamo Persone e vogliamo vivere.

Spesso affrontiamo la nostra quotidianità come qualcosa che ci spetta di diritto e come tale ci ritroviamo a viverla con la superficialità dettata dalla frenesia del tempo che scorre inesorabile e dall’egoismo di un pensiero limitato al nostro Io.

Ogni persona ha la sua storia. Nessuno può farne a meno. La storia personale e sociale fa di noi gli uomini e le donne che siamo oggi.

Ogni persona che fugge da un paese in guerra porta con sé un passato carico di disperazione e paura. Se a noi, popolo ospitante per necessità, spaventa tanto coloro che arrivano da non si sa nemmeno dove (perché per pigrizia culturale a volte non ci si sforza nemmeno di conoscere la collocazione geografica di paesi come la Siria, la Somalia, l’Eritrea, la Libia ecc…), proviamo a riflettere su come possono sentirsi queste persone (già provate da mille difficoltà) che arrivano in un paese con cultura, lingua e contesto sociale differente dal loro. Senza nessun punto di riferimento conosciuto. Immagino che uno dei primi pensieri, possa essere: “Sono vivo e sono libero”.
Essere vivi e sentirsi liberi, due concetti che per noi gente moderna dell’occidente sono scontati e dei quali, forse, non siamo capaci di apprezzarne il valore.
Eppure, la storia recente del nostro paese dovrebbe averci insegnato qualcosa, oppure no?
Quanto è difficile accogliere “mentalmente” le differenze e la sofferenza altrui?
In effetti, si fa molta fatica ad accettare le proprie difficoltà e malumori che concentrarsi anche su quelle degli altri rischia di essere vissuta come una discriminazione: “Lui non ha nessun diritto/dovere perché è straniero, perché è diverso….”, poco importa che sia uomo, donna o bambino, nero, giallo o rosso.
Viviamo in un costante stato di diffidenza verso chiunque, perché capita di sentirsi stranieri anche in casa propria.
Allora cosa si dovrebbe fare? Forse si potrebbe iniziare con l’essere un po’ più sinceri con se stessi. Riconoscere le proprie paure per le diversità (ideologiche, culturali, religiose ecc) e affrontarle con uno spirito di condivisione, confronto e amore verso il prossimo e per se stessi.
È inevitabile che la società contemporanea sia multietnica e variegata sotto diversi aspetti. Quindi come cambia il contesto culturale in cui viviamo così dovremmo modificare e migliorare il nostro modo di pensare e di affrontare le diverse situazioni.
La gioia, la sofferenza, la rabbia, la paura, la felicità sono emozioni universali che proviamo tutti nella vita, anche se vengono manifestate in tanti modi differenti. Questo ci rende uguali nella nostra unicità.
Cerchiamo di superare l’apprensione e il sospetto che nutriamo verso gli altri. Non fermiamoci solo a giudicare la cattiveria altrui o l’ingiustizia subita.
Aiutiamo i nostri bambini ad avere fiducia, a credere in un futuro fatto di Persone con pregi e difetti, a non dare niente per scontato e certo, ad attribuire un valore alle emozioni, a crescere nel rispetto delle diversità (non delle disuguaglianze). Perché i bambini imparino questo, noi adulti per primi dobbiamo dare l’esempio e fare nostri questi principi.
Tutti i Cieli sono Uguali.

Lettura consigliata:
Amy Foster di Joseh Conrad dal quale in seguito è stato tratto il film Lo straniero che venne dal mare di Beeban Kidron
Per acquistare:

Roberta Michelotto
Psicologa-Psicoterapeuta per lavoro e per passione. Mamma e moglie per Amore

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here