Day 7: Dying through the snow, Luigi Schettini

La casellina di oggi va aperta con estrema cautela.
Perché contiene un racconto inedito, scritto appositamente per il nostro calendario dell’avvento.
“Purtroppo” per voi, però, a regalarci questa storia è qualcuno che, inevitabilmente, ogni volta che inizia a picchiettare sulla tastiera del pc, finisce per creare un racconto “da paura”.
E anche in questo caso non si è smentito.
Ma a noi va benissimo così.
Anzi vi svelo un piccolissimo segreto: lo Staff è diviso tra fan senza speranza del Natale e novelle Grinch.
E allora questo racconto lo dedichiamo, con tanto tanto affetto, alle anti festive del gruppo.
Ah giusto, dimenticavo:
Ovviamente l’autore della storia non poteva che rispondere al nome di Luigi Schettini.

Buona lettura!!

 

“Dying through the snow”, Luigi Schettini.

 

La neve cade silenziosamente sull’asfalto della città ma io riesco a sentirne l’assordante rumore mentre mi accingo ad aprire il contenitore, nascosto nel mio freddo scantinato, lontano da occhi indiscreti.
Non ho famiglia e non l’ho mai avuta, ed è forse proprio per tale ragione che questa Vigilia di Natale non suscita in me emozione alcuna.
Lascio scivolare le dita fra le molteplici lettere congelate e provo ad immaginare quel che accadrà.
Un sorriso si dipinge sul mio volto.
Un sorriso amaro, ignaro della vera felicità ma carico di malvagità, la quale mi appartiene così tremendamente.
Ho riflettuto a lungo sul da farsi, ho ponderato bene i miei progetti.
Ma, ahimè, tutt’ora non saprei fornirvi una motivazione valida sul perché la mia mente abbia messo in moto questa valanga di pensieri mortali.
Non so cosa significhi il Natale; non conosco tutta quella magia che la gente vi ostenta. Non c’è amore da parte mia.
Tutto questo circo mi riempie solo di rabbia.
Che senso ha essere buoni e felici in un determinato momento dell’anno quando la vita stessa non ti ha mai riservato gioie?

christmas candle
Ho sempre cercato in qualche modo di reprimere la mia avversione interiore, per lo meno fino ad ora.
Ma giunto a questo punto non mi è più possibile non agire. Il mio ego me lo ordina.
Devo cominciare a macchiare le mie mani col sangue; solo così troverò la mia ipotetica pace interiore.
Sento che qualcuno debba pagare per le mie mancanze ed io non posso non adempiere a questo progetto.
Non è stato poi così difficile raggiungere la cassetta della posta del distretto, dedita alla raccolta delle letterine per Babbo Natale.
Di notte non circola mai nessuno da quelle parti, sopratutto con questo freddo.
E’ stato un gioco da ragazzi.
Sia chiaro, non mi sono impossessato di tutta la corrispondenza presente all’interno.
Qualcuno si sarebbe insospettito di certo.
Ho preso solo una dozzina di lettere, così alla rinfusa. No, forse un po’ di più. Quindici. Probabilmente venti.
Ora sono adagiate in questo piccolo contenitore che un tempo usavo per tenervi penne, matite ed altra cancelleria varia.
Una piccola parte di quei venti bambini ora risiede qui, mi appartiene.
Parte dei loro desideri mi appartiene.
Ed io riserverò loro una grande sorpresa che di certo non dimenticheranno mai.
Neanche i loro genitori la dimenticheranno facilmente. Nossignore.
Dovrò aspettare ancora un po’ poiché questo è il momento in cui i bambini spiano di nascosto la strada sottostante, innevata, dietro i vetri appannati delle loro calde dimore, con la speranza di scorgere la sagoma del vecchio barbuto vestito di rosso che si accinge a portare loro doni. Pensano di farla in barba ai loro genitori i quali, invece, li convincono a correre a letto se vogliono che il caro Babbo Natale arrivi in casa con i pacchi.
Per alcuni di loro sarà riservato un Santa Claus molto speciale.

candle in hand
Spero di riuscire a portare a termine il mio progetto.
Avrò solo le ore della notte a sostenermi.
Esco nel buio col mio carico di venti lettere.
La neve scende ancora. I miei scarponi disegnano strane impronte sul manto che a breve verranno coperte.
Sto arrivando.
Chissà se Babbo Natale sarà ancora così tanto atteso ogni anno.
Chissà se lo stesso Natale continuerà ad esistere dopo stanotte.
D’ora in poi l’Uomo Nero avrà il mio volto.

Silbietta
40enne, mamma di una ex Vitellina, moglie di un cuoco provetto. Le mie passioni: lettura e scrittura. E ZeBuk. Fresca Expat in quel di Londra, vago come un bambino in un negozio di giocattoli nei mercatini di libri usati. Forse è questo il Paradiso!

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