
Oggi su Zebuk incontriamo Thomas Melis. Abbiamo letto ed apprezzato il suo romanzo, A un passo dalla vita, e ora cerchiamo di saperne un po’ di più di questo giovane autore.
1 Ciao Thomas e benvenuto su Zebuk. Ti va di presentarti ai nostri lettori e parlarci un po’ di te?
“Innanzitutto voglio ringraziare la redazione di Zebuk per avermi concesso questo spazio e salutare tutti i vostri lettori. Che dire poi? Ho trentacinque anni, vengo da Tortolì, una cittadina della costa orientale della Sardegna, sono laureato in Lettere e Filosofia e ho un master in Relazioni Internazionali. Per motivi di studio e lavoro ho passato gli ultimi quindici anni tra Firenze, Bologna, Barcellona e Cagliari e in questo momento mi occupo di consulenza aziendale e della cogestione di un’attività commerciale nella mia città di origine. Nell’ottobre del 2014 ho pubblicato per Lettere Animante Editore il mio romanzo d’esordio, intitolato A un passo dalla vita, e, nel mese di aprile 2015, Platino Blindato, uno spin off esclusivamente in digitale che potrete trovare gratuitamente su tutti i principali on-line store”.
2 Quando hai capito che scrivere era il tuo mestiere?
“Purtroppo non posso dire di averlo mai capito. La scrittura non mi permette di vivere solo attraverso i suoi proventi, quindi non posso considerarla un mestiere. Certo, ho avuto la fortuna di avere grandissime soddisfazioni – di critica, di vendite e di pubblico in generale -, rispetto a tanti esordienti, tuttavia sono ben lontano dall’immaginare questa mia passione, importante, importantissima passione, come un mestiere… chissà, spero in un futuro non troppo lontano di poter rispondere a questa domanda in un altro modo”.
3 Il tuo romanzo, A un passo dalla vita, è una storia che racconta di cosa si è disposti a fare per avere ciò che si desidera: Calisto, il tuo protagonista, spaccia cocaina. Come mai hai scelto di raccontare proprio questo tipo di storia?
“Partiamo dal presupposto che A un passo dalla vita è una crime story e che, attraverso questo artificio narrativo, tenta di raccontare altro, non la semplice ambizione a ottenere ciò che si desidera ma i motivi che stanno impedendo a una generazione di avere non dei desideri particolari ma semplicemente un presente e, soprattutto, un futuro. Una recentissima indagine dell’Università Luiss di Roma parla – testuale – di “disfatta economico-sociale” per i nati negli anni ‘80. Voglio citare solo una cifra, quella sulla reddito medio dei giovani tra i 27 e i 34 anni: nel 2012 questo indicatore chiave risultava crollato del 49% rispetto al 1993. In questo contesto, caratterizzato globalmente da politiche economico-finanziarie scellerate, in Italia da una società oppressa dal soffocante peso del crimine organizzato, da una politica nazionale impotente se non apertamente connivente e moralmente corrotta, si muovono Calisto e il suo gruppo di sodali: gente senza futuro ma estremamente intelligente che è nata povera, sa di avere grandissime possibilità di morire ancora più povera e decide di reagire violentemente a questa prospettiva. Scegliendo il crimine, scegliendo il narcotraffico. Alla loro deriva contribuisce quella mentalità italiana, votata a premiare la furbizia anziché il merito, che, diffusa senza vergogna da tutti i media, ha imperato nel Paese negli ultimi 30 anni. Ovviamente, per Calisto e tutta la sua congrega, la scelta avrà delle conseguenze tremende, come sempre accade quando si percorre la strada del male. Specialmente se non si hanno i tradizionali santi in paradiso”.
4 Il tuo libro è ambientato a Firenze eppure la città non viene mai nominata. Posso chiederti come mai?
“Firenze mi ha offerto un palcoscenico perfetto per il messaggio che avevo intenzione di comunicare attraverso il romanzo. Firenze rappresenta l’eccellenza rinascimentale italiana, Firenze è un nodo globale per l’arte e la cultura, per il buongusto e il made in Italy, tuttavia appena ci si allontana di qualche chilometro dalla Cupola del Brunelleschi, per strada cominciano a vedersi i segni del racket della prostituzione, della tossicodipendenza e del degrado. Oppure se, come è successo, si analizzano le acque dell’Arno si scopre che in percentuale la presenza di tracce di cocaina è seconda in Europa solo a una città come Londra. Tutti elementi che non possono e non devono trovare spazio nel centro storico per non turbare i turisti e per questo, in gran parte, rimangono confinati in periferia… anche se ai tempi dello smartphone sempre più spesso travalicano quella dimensione.
Firenze è dunque la città perfetta, ma non viene mai nominata. E questo perché, comunque, la storia avrebbe potuto essere ambientata in qualsiasi altra città del nostro ricco centro-nord, senza particolari distinzioni. La maggior parte delle tematiche trattate non avrebbe avuto grandi distinzioni e così desideravo lasciare nel lettore un alone di indeterminatezza: la città del libro potrebbe essere anche la sua”.
5 Quali sono gli scrittori che maggiormente ti hanno influenzato?
“A questa domanda rispondo sempre citando principalmente due pilastri del cosiddetto New Italian Epic, il Collettivo Wu Ming e Giancarlo De Cataldo. A entrambi devo tantissimo sia a livello concettuale, sia a livello stilistico/lessicale. In particolar modo, dalla produzione di De Cataldo, ho adottato una certa maniera di approcciarmi al crimine, alla narrazione della criminalità moderna e della sua influenza sull’economia lecita e sulla società in genere, mentre il Wu Ming mi ha dato una chiave per interpretare le problematiche contemporanee in termini artistico-letterari. Anche l’utilizzo di un lessico “meticcio”, ricco di termini gergali, vernacolari e in genere aperto a diversi codici comunicativi è un’influenza diretta che devo a entrambi. Poi c’è tutta una serie di autori noir, da Marcello Fois a Massimo Carlotto, che hanno spinto la mia vena più cruda e truce nello scrivere, marcando un elemento che nel New Italian Epic è molto più smorzato. Tra gli stranieri ricordo in particolare Don Wislow, un maestro nelle storie di narcotraffico, Pedro Juan Guttiérrez, per l’utilizzo della prima persona e l’inserimento di momenti più sensuali, e due autori afroamericani, Iceberg Slim e Donald Goines, che hanno scritto bellissime crime stories caratterizzate da elementi di denuncia sociale e dall’utilizzo di un registro molto gergale e slang chiaramente visibili anche nel mio romanzo. Tutti gli autori che ho citato, però, sono dei giganti: io sono solo un esordiente”.
6 Ed ora l’ultima domanda: quali sono i libri che al momento hai su comodino?
“Come al solito un bel paio. In questo momento sto rileggendo un classico della letteratura italiana del ‘900, un libro di un mio conterraneo, Il giorno del giudizio di Salvatore Satta, un lavoro ricco di quegli elementi di analisi sociale di cui parlavo. Poi ho due cose decisamente più moderne, Muro di Casse di Vanni Santoni, un autore che voi di Zebuk conoscete bene e che come me ama Firenze, e Milano Criminale, di Paolo Roversi, un noir – figlio delle stesse influenze di A un passo dalla vita – che ripercorre la storia criminale della Milano del Dopoguerra fino agli anni 70. Sul comodino ho però anche un Kindle, e su questo supporto sto leggendo un libro di un genere diverso, s’intitola Il bosco di Nereiu, un thriller venato di elementi fantasy scritto da Valerio Sericano, un altro autore di Lettere Animate. Mancano, forse in ragione del periodo estivo, i saggi di economia, sociologia o teoria politica che solitamente abbondano. Diciamo che cerco di leggere il più possibile perché sono convinto che la lettura sia il fondamento della scrittura”.
Grazie Thomas della disponiblità e a rileggerci presto su Zebuk!








