I film di Zebuk: Il diritto di contare

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Il Genio non ha razza. La Forza non ha sesso. Il Coraggio non ha limiti.

Nel 1961 tutto il mondo sta col naso all’insù.
Sono gli anni della corsa alle stelle, della gara tra Stati Uniti e Russia su quale nazione, per prima, camminerà nello spazio.
La Nasa vuole vincere la sfida a tutti i costi ma per farlo ha bisogno di qualcuno che sappia non solo di matematica e geometria analitica ma che abbia le capacità di inventare una matematica nuova, dei calcoli che possano portare l’uomo in orbita e riportarlo a terra sano e salvo.
La persona capace di fare questo è Katherine, afro-americana, in grado di far di conto meglio di una macchina.
Oltre a lei, altre due donne afro-americane lavorano alla Nasa: Mary, il cui sogno è diventare ingegnere e Dorothy, incredibile nel capire le macchine ma il cui merito non viene riconosciuto.
Queste tre donne faranno la storia, rendendo possibile all’astronauta John Glenn di orbitare per tre volte intorno alla Terra e di tornare tutto intero.

Il diritto di contare è un film del 2016 tratto dall’omonimo romanzo di Margot Lee Shetterly.
Un film davvero molto carino, trascinante e commovente il giusto che ha svariati meriti: soprattutto quello di far conoscere la storia, fino ad ora rimasta sepolta, della donne che hanno lavorato alla Nasa.
Perché di donne ce n’erano molte, e tante erano afro-americane.
Queste ultime erano relegate in un’ala a parte dove avevano il loro bagno visto che nel 1961 in Virginia vigeva ancora la segregazione razziale.
Donne che erano di pari livello con le bianche ma che, in quanto nere, venivano pagate meno.
Non potevano usare i servizi dei bianchi in ufficio e queste le costringeva a percorrere lunghe distanze, anche sotto la pioggia, per poter raggiungere la loro ala dell’edificio.
Donne che avevano i requisiti per ricoprire una certa carica ma che, per colpa del colore della pelle, non venivano neanche prese in considerazione.

Ho sempre considerato la segregazione razziale una delle grandi vergogne dell’umanità, una mostruosità inspiegabile e senza senso, come ho sempre visto il considerare inferiore un altro essere umano per sesso o colore della pelle un’assurdità.
Questo film mette insieme le due cose: perché le protagoniste del film hanno una doppia sventura: sono nere e sono donne.

Eppure riusciranno, con arguzia ed estrema intelligenza, a farsi valere e rispettare, ad insegnare ai bianchi il loro valore a dispetto della minoranza e a rimanere nella storia della Nasa.

Le protagoniste del film sono donne che non si fanno abbattere, che spesso affrontano con un pizzico di ironia le batoste quotidiane e che dimostrano come la conoscenza renda liberi: liberi di combattere senza ferire, liberi di inseguire e coronare i propri sogni.
Buona visione.

Photo : cinematographe.it

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