Isola, Siri Ranva Hjelm Jacobsen

Le isole più piccole possono nascere in una notte, e sparire in una notte. Laggiù, sotto il mare, tutte le terre emerse s’incontrano.

A maggio parliamo di Quante mamme! Ne esistono così tante e di così tanti tipi diversi, vero? Ci sono le mamme apprensive, le tigri, le chiocce che non mollano mai la presa, nemmeno quando i figli sono adulti, ci sono le mamme incoscienti, quelle ingombranti, anche quelle incapaci di amare.

E poi ci sono le madri patrie. Le nazioni, le case che ci hanno visto nascere, che hanno visto nascere la stirpe da cui proviene la nostra famiglia. Sì, anche queste sono mamme: ci osservano da lontano, ci insegnano le regole, ci mancano quando da tanto non le vediamo, ci danno asilo nei momenti difficili della vita…

La recensione di Isola, Siri Ranva Hjelm Jacobsen

Isola è il delicato racconto del rapporto particolare tra una ragazza e l’isola-madre da cui proviene la sua famiglia di origine: “un’isola verde e impervia battuta dai venti del Nord, un’isola delle Faroe dove non ha mai vissuto ma che ha sempre sentito chiamare «casa», perché da lì emigrò la sua famiglia negli anni Trenta.”
Leggendo mi sono trovata spesso ferma, col fiato quasi sospeso, a respirare il mare del Nord, a pensare a quanto certe circostanze coincidessero con la mia storia di figlia di emigrati, pur di seconda generazione, dal sud al centro Italia. Un luogo che sento mio, nonostante non ci abbia mai vissuto per più della durata di una vacanza estiva. Un luogo che “chiama” il cuore. Un luogo da chiamare Casa. Un luogo da chiamare Mamma.

Marita, si chiama. Presto si metterà in viaggio e questo è il punto di partenza: Suðuroy, la più meridionale delle isole Faroe. Qui i fiordi sono profondi e le montagne impervie. Il paesaggio è più scabro e ripido che nel posto dove è nata, l’isola di Vágar, ma è il primo che s’incontra arrivando dal resto del mondo.

La mia opinione su Isola, Siri Ranva Hjelm Jacobsen

Siri Ranva ha un dono speciale: fa respirare emozioni ad ogni parola.
Il suo lungo racconto ha momenti leggeri che paiono sospesi, quasi di sogno, nonostante parli di eventi tristi, a volte terribili.
Regala sorrisi, non risate, e racconta un passato denso di nostalgia, sa come scavare alla ricerca delle radici di un’esistenza, tratteggia personaggi e li fa apparire in un attimo lì, di fronte a te:

La canna vibra nell’aria. Ragnar pesta i piedi sulle sue gambe tozze costeggiando l’acqua grigia e ferma. Il viso è impenetrabile, le grosse sopracciglia aggrottate.
Ragnar è più basso e tarchiato dei suoi fratelli. È anche molto più scuro. Ha una barba nera come il carbone e peli ispidi che si arricciano fino al colletto.

E condisce il tutto con il sapore della mitologia classica delle isole, di rocce incantate che attirano sciagure contro chi voglia spostarle, di fate, di isole che appaiono e scompaiono nel tempo di un giorno, di luoghi magici, di marinai:

Corre voce che sia figlio di un marinaio spagnolo arrivato per vie traverse sull’isola, dove avrebbe furoreggiato. I più pettegoli sostengono addirittura che sua madre abbia subito un incantesimo in giovanissima età, che sia scomparsa nella montagna per poi tornare a casa con un figlio scambiato nella pancia.

Un incanto.
Una storia che riprendendo la struttura dell’Odissea (sia nella forma che nell’idea del viaggio “per tornare alla propria Itaca”) ti accompagna e nello stesso tempo ti fa perdere l’orientamento e ti trasporta laggiù, nella storia della più sperduta delle isole Fær Øer, ricordandoti in ogni intensissimo istante l’importanza delle origini, la forza dell’amore di una madre, di qualunque tipo essa sia.

Isola
Siri Ranva Hjelm Jacobsen
Iperborea, 2018, pag. 256, € 17,00
ISBN: 978870914900

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Photo : upload.wikimedia.com

Polepole è Silvia, lettrice affamata e da poco tempo molto selettiva, geometra, architetto, perenne studente della vita. Sono nata nel 1973, in un soleggiato ultimo giorno di aprile, ho un marito e due figli meravigliosi, che riempiono la mia vita di emozioni belle. Passerei l’intera esistenza sui libri, con tazza di cioccolata fumante al seguito, senza distogliere lo sguardo se non per farmi conquistare dalla copertina di un altro libro.

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