Intervista a Luigi Milani

Oggi su Zebuk intervistiamo Luigi Milani autore de Il demone di carta.

Ciao Luigi e benvenuto su Zebuk. Puoi raccontare qualcosa di te ai nostri lettori e presentarti?
Volentieri! Sono nato a Roma poco dopo la morte di John Kennedy. Dopo aver contribuito assieme a un manipolo di folli sognatori come me alla creazione della casa editrice Edizioni XII, ho avviato interessanti collaborazioni editoriali, tuttora in corso, con Graphe.it Edizioni e Kipple Officina Libraria. Nel corso degli anni ho pubblicato racconti e romanzi per vari editori (Casini Editore, Ciesse Edizioni, Delmiglio Editore, Edizioni Nero Press, Edizioni graphe.it, Delos Digital) e su diverse riviste letterarie. Le mie ultime uscite come autore sono state: Solo il mare intorno (con Danilo Arona e Angelo Marenzana, Nero Press, 2016), Un altro futuro (Edizioni Scudo, 2016) , Il demone di carta (Edizioni Graphe.it, 2017) e Il libro maledetto (con Alexia Bianchini, in uscita per Delos Digital nel corso di questo settembre 2018).

Tu sei curatore di un collana editoriale su Graphe.it e collabori con Kipple Officina Libraria: essendo uno scrittore è più facile aiutare gli altri autori a raccontare le loro storie?
Mi piace crederlo, ma come sapete gli scrittori sono “bestie strane”, nel senso che ognuno tende a fare a modo suo, e ci mancherebbe altro, nel senso che non sempre sono disposti ad accettare di buon grado le pur inevitabili direttive di un curatore editoriale. Tuttavia, nel caso specifico, ho avuto la fortuna di trovarmi a lavorare con un gruppo di autori d’alto livello e dall’impeccabile professionalità, per di più spesso amici personali del sottoscritto. Mi sono quindi limitato a fornire qualche indicazione e suggerimento di carattere squisitamente tecnico, al fine di assicurare alle opere proposte quel minimo di omogeneità richiesta dal progetto eTales.

Per Il demone di carta hai dichiarato di esserti ispirato a Dylan Dog. Cosa ti piace di più nel fumetto?
Il fumetto in generale è un mezzo espressivo formidabile. Più immediato della semplice parola scritta, può contare sull’innegabile maggior forza narrativa delle immagini e sulla capacità di catturare l’attenzione del lettore attraverso il racconto per immagini. Nel caso specifico di Dylan Dog le storie e le atmosfere create da autori del calibro di Tiziano Sclavi, Corrado Roi, Angelo Stano e Giovanni Freghieri, sono di qualità talmente elevata che non si può non restarne stregati. Per non parlare del peso che ha avuto nel gettare le fondamenta del mio immaginario di bambino quel vero e proprio gigante del fumetto che rispondeva al nome di Jack Kirby, autore dalla fantasia sconfinata e dalla matita ineguagliabile.

Il tuo racconto è molto cupo e claustrofobico: il protagonista è un uomo ossessionato dalla sua ex che inizia a sognare cose che poi accadono davvero. Tu credi che ci sia qualcosa al di là della realtà?
Ne sono fermamente convinto. Al di là delle personali credenze religiose, credo che la nostra esistenza non si realizzi solo ed esclusivamente sul piano materiale. Al contrario, anche senza andare ad avventurarmi in terreni pericolosi — in tutti i sensi! — come l’aldilà, credo ad esempio che la dimensione onirica possa rappresentare per ciascuno di noi un’altra, non meno importante, dimensione nella quale il nostro io vive una sorta di esistenza parallela, a volte più appagante e interessante, altre al contrario meno rassicurante di quella che viviamo tutti i giorni nelle nostre case, sul posto di lavoro, assieme ai nostri cari.

Il racconto Il demone di carta finisce all’improvviso, proprio sul più bello, e dispiace non sapere cosa succederà al protagonista. Pensi di scrivere un seguito?
Vi confesso che non avevo pensato a tale eventualità, anche perchè credo che il lettore, giunto alla fine del racconto, abbia compreso perfettamente la sorte che attende il protagonista… Tuttavia, se l’editore dovesse incoraggiarmi a scrivere un seguito, non mi tirerei certo indietro!

Quali sono gli scrittori che più ti hanno ispirato?
I miei scrittori di riferimento, ai quali mi piacerebbe potermi ispirare, sono diversi, per stile e generi letterari. Al primo posto però collocherei senz’altro Don DeLillo. Senza il suo Underworld non sarei mai neanche riuscito a concepire il mio romanzo più ambizioso, Nessun Futuro. Poi Giuseppe Pontiggia, Dino Buzzati, Gabriele D’Annunzio, Philip Roth, Jack Kerouak, Joyce Carol Oates… Per quanto riguarda invece la narrativa di genere, non posso fare a meno di citare William Gibson, Philip K. Dick, Robert Silverberg e Isaac Asimov. Tuttavia, ammetto di considerare questi autori una sorta di numi tutelari, dei modelli per me irraggiungibili.

E ora l’ultima domanda: quali sono i libri al momento sul tuo comodino?
Il mio comodino ospita, ahimè, una sorta di Torre di Babele di volumi: al momento sto rileggendo le Opere Morali di Seneca, alternandolo a un interessante saggio di Davide Sisto, La morte si fa social. A breve aggredirò Dopodomani non ci sarà, del compianto amico Luca Rastello; a seguire Compito per domani, di Nicolae Dabija.

Grazie mille e a presto su Zebuk!

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