Il silenzio del sabato, Mariantonia Avati

Ultima Modifica: Set 25, 2020

E ora che ogni cosa era stata decretata da alcuni sacerdoti e vidimata in nome di Cesare, lei, sola, saliva il pendio del monte di Adamo, che tutti chiamavano ‘del cranio’, spingendo via con mani e braccia, coloro che l’afferravano per maniche e cinta, chiedendo che fosse inchiodata anch’ella assieme al blasfemo.
Arrampicandosi ostinatamente, lottava come una belva e si risollevava a ogni inciampo, perché le gambe erano ancora forti e in testa le bruciava solo l’urgenza di raggiungere suo figlio, prima che finisse tutto. Glielo aveva promesso l’ultima volta che furono soli. Quando lui la mandò a chiamare.

La recensione di Il silenzio del sabato, Mariantonia Avati

Quando ho scelto questo libro non avevo idea di cosa mi aspettasse: è capitato per caso davanti a me e mi ha chiamata, a leggerlo.
Maria, madre di Gesù: una donna, una madre, che ha avuto una spropositata capacità di adattarsi alle avversità della vita. Una donna che ha visto morire suo figlio, che anzi sapeva fin dall’inizio che le cose sarebbero andate così e l’ha accettato, facendosi forte. Al di là dell’atteggiamento religioso, della fede – uno può credere o meno ma il dolore umano è presente per tutti – quello che colpisce e affonda, senza possibilità di ripresa, è il suo silenzio e al tempo stesso, la sua presenza, la sua vicinanza al figlio.
Da madre, leggere questa storia è devastante. Non perché certe cose tu non le abbia già immaginate, già pensate, non perché tu non abbia mai provato a metterti nei panni di Maria, ma perché la scrittura di Mariantonia Avati (figlia del famoso regista Pupi Avati) ti prende l’anima e ti fa provare quel sentimento potente che provi solo quando ti guardi dentro e ti fermi e rifletti, nel silenzio.

Leggo in un’intervista all’autrice:

«Tempo fa lessi una frase magnifica: “La Madonna è luce e la luce non parla”. È vero. Ma la Madonna era anche una madre».
«Mi sono chiesta: perché non darle spazio? […] Mi sono immaginata i suoi sentimenti, ma mi sono ispirata a donne comuni. Mamme degli amici di mio figlio. Oppure donne conosciute nelle corsie di ospedale. Loro, come Maria, sono accomunate da uno sguardo sereno, quello che esiste al di là di ogni dolore».

Ecco che quel silenzio (il silenzio del sabato santo, il silenzio di e su Maria, madre di Gesù, che viene raccontata solo in rarissime occasioni nei Vangeli) si riempie di parole, di emozioni, di pensieri. Di pianti e di sorrisi. Di fiducia.
Quel silenzio, quel guardarsi dentro, quel provare empatia. Un silenzio che ci avvolge e ci penetra anche quando sappiamo di non poter fare moltissimo per tutte quelle madri, tutte quelle Maria che assistono alla scomparsa dei propri figli. Un dolore troppo, troppo forte per poterlo affrontare.

Lei sapeva che “silenzio” significa “non far rumore”, non confondere con parole quel che i fatti avrebbero reso comprensibile poi. Il silenzio non è “vuoto”. Il silenzio arricchisce l’attesa, perché serbare nella propria testa la domanda, resistendo alla tentazione presuntuosa di trovare la risposta, nutre tempo e pensieri, e manifesta la fiducia che si ha nei confronti della vita.

Ecco che quel silenzio può essere il punto da cui partire: un non far rumore, per cogliere solo le parole e le cose essenziali.
Un silenzio che dura tutto il tempo del racconto di quel sabato di morte, in un’attesa ferma e fiduciosa in quello che dovrà accadere.

Quanta forza, in questa donna. Quanta incredibile, irresistibile forza.

Il silenzio del sabato è un libro dichiaratamente femminista, per ammissione dell’autrice:

«Il libro è assolutamente femminista, e a una nuova forma di femminismo alludevo prima, quando parlavo della forza dell’accoglienza. Io stessa sono incappata nell’errore che femminismo significasse scimmiottare gli uomini, i loro aspetti più leggeri. Solo più tardi ho capito che proprio tutte quelle caratteristiche che ritenevo essere lo specchio di una femminilità “fragile” erano invece i pilastri sui quali costruire la mia identità. Un certo tipo di cultura televisiva e letteraria spinge le donne a cercare linguaggi e forme espressive che la snaturano. La mia Maria è fortemente femminista, ancora non consapevole di esserlo, ma certa che è nel riconoscimento di quello che è, che troverà la sua forza. E Gesù stesso insegnava questo alle donne. Non dimentichiamo che si faceva precedere da loro, non come un re fa con gli schiavi che poggiano a terra petali sui quali passare, ma come Dio che viene anticipato dai suoi angeli.

La mia opinione su Il silenzio del sabato, Mariantonia Avati

Un libro che leggerò più volte. Che mi ha dato tanti motivi di riflessione e momenti di silenzio da ricercare più spesso. Che mi ha messo in crisi in più di un’occasione e mi ha fatto sorgere domande su domande. Un libro che farò leggere anche a mia figlia, a tempo debito, perché certi concetti, oltre che con l’esempio, le arrivino anche con la parola silenziosa ma potente di un libro, in modo che si renda conto dell’importanza del suo essere donna e – quando sarà il momento – madre, della forza che abbiamo dentro noi stessi e di quanto sia fondamentale esserne consapevoli per riuscire ad adattarsi ad ogni avversità, proprio come il ferro che si rende filo e diventa elastico per assorbire energia…

Il silenzio del sabato
Mariantonia Avati
La nave di Teseo (Collana “Oceani”), 2018, pag. 194, € 17,00
ISBN: 9788893444538

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