La pietra del vecchio pescatore, Pat O’Shea

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LEVANDOSI in alto, su su, salirono in cielo e volarono. Da ovest e oltre l’ovest, controvento e col vento, sorpassarono innumerevoli lune e soli. Una rise e, brevemente, portò fra i capelli un diadema di gocce di pioggia iridate. Poi diede malignamente un calcetto a una nube e provocò una pioggia, che riempì d’acqua una barca. […] Risero, adesso, quando sorvolarono Connemara, la provincia irlandese sull’Atlantico selvaggio, le cui avide onde danno azzurri morsi alle sue verdi coste; e quella risata bastò a distruggere un campo di spighe dorate, rendendole grigiocenere. Raggiunsero la città di Galway, e per burla, infransero il muro del suono tre volte, provocando tre boati, sicché tutta la gente corse in strada e, naso in aria, cercava un aeroplano che non c’era.[…] Tutto questo, perché un ragazzo si accingeva a comprare un certo libro in una libreria di libri usati, nella piccola grigia città di Galway.

Da quanto non leggevo un fantasy che fosse capace di trasportarmi nel tempo e nello spazio, via lontano dalle preoccupazioni della vita quotidiana?
Fatto di molta magia e di quell’aria frizzantina irlandese, tra pascoli, terrore e meraviglia, tra magie cristalline rasserenanti e spaventose, viaggiando attraverso porte magiche e laghi piccoli e infiniti, circondati da mille animali stregati, giganti, streghe e folletti, dee buone e segugi malvagi, questo libro è un vero e proprio capolavoro, un classico della letteratura fantasy, elaborato da una scrittrice – Pat O’Shea – che ha dedicato alla sua stesura 13 anni della sua vita.
Molti. Ma il risultato è davvero interessante.

Pidge si chiese, di sfuggita, come avesse fatto la Morrigan a creare quel labirinto. Non poteva immaginare che lui e Brigit si erano trovati all’interno della sua impronta digitale, che quelle strane bolle, simili a vesciche, erano gocce di sudore e che il luccichio sulle rocce era prodotto da un untume cutaneo puzzolente e viscido.

Un’opera tra la fiaba e il romanzo fantasy, intrisa di mitologia celtica e folklore irlandese, scritta in una forma molto genuina, con dialoghi tra i protagonisti – personaggi in gran parte semplici, abitanti delle campagne irlandesi – pieni di modi di dire, abbreviazioni e espressioni dialettali (nota dolente in certi punti la traduzione, che a volte fa perdere freschezza alla parlata).
Quello che invece non si perde, durante tutta la lettura, è la sensazione di essere apparsi, magicamente e all’improvviso, all’interno di un sogno:

«Ce n’è sempre un bel po’, di magia, ma noi non ce ne rendiamo conto. Perlopiù, la chiamiamo ‘natura’. Dico, non ci troviamo nulla di stupefacente nel fatto che la mela che cogliamo in autunno era, a primavera, un fiore. È magia naturale e non ce n’accorgiamo»

Magia vera, sì. E spesso leggendo ci pare di ricordare e riconoscere altre magie simili, come quelle de La Storia Infinita, altri paesaggi analoghi, come alcuni scorci di Narnia. Un bel salto nel mondo parallelo che sempre ci vive accanto. Un modo divertente per introdurre i bambini al mondo affascinante del fantasy, senza passare per il solito – indissolubile, indistruttibile ma fin troppo famoso – Harry Potter.

La pietra del vecchio pescatore
Pat O’Shea
TEA (collana Teadue), 1999, pag. 489, € 7,00
ISBN: 978-8878185395

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