Vivavoce, Antonio Ferrara

“Ma poi pensai di far parlare un libro al posto mio, e il libro che avevo nello zaino era proprio quello che ci voleva in quel momento, perché uno dovrebbe sempre avere dietro dei libri, più d’uno, in modo da sguainare quello adatto in ogni circostanza”

Amo leggere libri perché – sono certa che sia grazie a questo – mia mamma me ne ha letti fin da quando ero in culla.
E da quando ho seguito il corso per volontari lettori di Nati per Leggere, mi sono convinta che leggere -soprattutto ad alta voce – è un dono per chi lo fa e per chi lo riceve: si entra in una dimensione magica, in cui l’empatia è il modo in cui davvero ci si rapporta agli altri, si entra in contatto con vite, uguali, simili, anche completamente diverse dalle nostre, ma sempre degne di essere vissute o comunque da cui si può imparare qualcosa.

La storia di Lucio è illuminante, a qualsiasi età. Il suo amare i libri – “i romanzi voglio dire, mica i libri di scuola” (cit.) – è quasi cosa strana per un ragazzo di oggi (ma poi davvero i ragazzi di oggi non amano i libri, oppure in realtà non gli è stato dato giusto modo di conoscerli?).

“La prof andò avanti a dire che io ero proprio quello giusto per farle sentire ancora la voce nascosta dentro i libri”

Ecco la magia: di punto in bianco si può scoprire di avere un dono, un dono che ha in sé qualcosa di prezioso da dare agli altri. Di punto in bianco, leggendo “a vivavoce” di fronte ad un pubblico – anche composto da una sola persona, anche solo per se stessi – si può scoprire che quelle parole scritte sul foglio bianco hanno valore per la storia che raccontano e per quella che fanno vivere a chi ascolta, a chi legge, a chi immagina, magari a occhi chiusi.
“A vivavoce” tutto ha un altro sapore.

A volte ti sembra di possedere solo talenti inutili. Ma a volte proprio quei talenti ti portano a percorrere strade mai immaginate.

Lucio scopre per caso di avere questo talento il giorno che perde il suo lavoro – lui che a scuola aveva smesso di andare perché

“[…] I libri di scuola per me potevano anche bruciarli tutti, ne sarei stato solo contento”

Sempre per caso si imbatte in uno sconosciuto che gli propone di leggere come volontario a persone che sono impossibilitate a farlo da sole ed è proprio così che scopre la sua strada. Il suo talento, la sua magia, è saper scegliere, d’istinto, la storia giusta da leggere alla persona giusta e al momento giusto.

Vi è mai capitato di trovare in un libro la risposta alle preoccupazioni che vi inquietano? Vi è mai capitato di leggere per caso una frase e rendervi conto che è proprio quella che aspettavate di sentirvi dire?

Pensando ai significati di questo libro mi sono accorta di trovarne a ogni pagina uno in più: dalla motivazione alla lettura (i consigli e i libri citati nella storia sono tutti stuzzicanti e potrebbero far parte di una reading list succosa e interessante…) alla forza di volontà necessaria per percorrere il proprio cammino, nonostante le difficoltà che si possano incontrare lungo la strada, ai motivi di dispersione di studenti durante il percorso scolastico (e alle difficoltà effettive di una certa scuola attuale che non offre entusiasmo e disponibilità, limitandosi a richiedere prestazioni e programmi standard).
Per non parlare del bisogno che c’è di ascolto e di comprensione: i personaggi che incontra Lucio durante il suo lavoro da volontario (non solo i malati) mostrano tutti una sola necessità di fondo: il bisogno di essere ascoltati, il bisogno di qualcuno che dedichi loro tempo cosciente e presente. Che si tratti del bambino in ospedale, della signora anziana che ama le sue piante grasse, della prof che ha perso la vista in un incidente, della figlia di quella prof, che vive la sua vita in secondo piano, dopo quell’incidente.

Il dono di Antonio Ferrara è il suo saper parlare al cuore. Lo fa in modo tenero e deciso, puntando sulle spine delle piante grasse e sul disorientamento di chi non può più vedere e sembra aver perso il suo mondo, lo fa con la delicatezza della voce, lo fa celebrando la vita con le parole:

Quindi andò verso il tavolo, prese il libro e accarezzò anche lui come fosse una persona viva, e disse che era così, la vita, era un libro che ti faceva una sorpresa bella o brutta a ogni pagina girata, una sorpresa allegra o triste, e tu le volevi tutte, quelle allegre e quelle tristi, perché senza sorprese che vita è.

Non mi sento di consigliare questo libro solo ai ragazzi, perché credo che prendere coscienza delle verità che sa raccontare sia un obbligo morale per tutti quanti.

Mi sentirei però, per esempio, di regalarlo a insegnanti che hanno a cuore il futuro dei propri studenti, a genitori che vogliono il bene dei propri figli, a lettori che non sanno, magari, di avere un dono magico che potrebbe portare la serenità nell’animo di qualcuno lì fuori, pronto ad ascoltarlo.

Vivavoce
Antonio Ferrara
Einaudi (collana Einaudi Ragazzi di oggi), 2018, pag. 144, € 10,00
ISBN: 9788866564744

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