Baciare fare dire, Alberto Pellai

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A noi non è permesso piangere. Ma, sorpresa delle sorprese, […] l’Iliade e l’Odissea – così piene di eroi virili, pronti a combattere contro tutto e tutti, sono poemi epici intrisi di lacrime. E non sono solo le lacrime delle madri e dei figli, delle donne tradite o abbandonate o rimaste vedove. Sono lacrime di uomini, lacrime di eroi. […] Lacrime che Ulisse piange per tornare a Itaca, la sua patria, il luogo dove ha le radici, il luogo dove vivono i suoi affetti più veri, insomma il luogo dove ha il cuore. […] lacrime di Achille che piange disperato per la morte dell’amico Patroclo.

Parlando di ragazzi – e guarda caso anche di femminismo, in questo mese a tema – non possiamo evitare di affrontare il discorso su quelle che vengono considerate “regole non scritte sui ruoli”. Ovvero: la donna sì, può farlo, le è concesso, ma guai all’uomo che si mette a piangere! Guai a chi dimostra debolezza e inferiorità!
Quali sono le vere regole imposte dal cromosoma Y? Perché – un perché vero, che abbia reali giustificazioni – un uomo non potrebbe dimostrare le sue vere emozioni? Perché l’uomo deve sempre dimostrare prepotenza e superiorità di fronte a tutti? Perché per essere accettati dal gruppo si crede di dover dimostrare di avere effettive capacità da “bullo”?

Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, ci racconta di un padre e un figlio che si confrontano su questo tema. Delicato e importante, fondamentale per il futuro e la maturità dell’adolescente e per la serenità del padre di aver trasmesso i giusti valori a suo figlio. Ci racconta del pensiero degli adolescenti interpellati, ci parla del loro punto di vista e di come si comportano nell’ambito del gruppo. Affronta lacrime, forza, dipendenze, pornografia, e il senso vero dell’essere padre, con la giusta leggerezza (“che non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto”, cit) che aiuta a capire meglio di cosa parliamo e quanto sia importante farlo con la giusta consapevolezza.

“La forza per noi uomini è una cosa davvero importante. Se sei forte, allora sei. Se sei debole, o come tale appari, vieni definito con una serie di aggettivi che preferiresti venissero usati per qualcun altro. “Mezzacartuccia”, “mezzasega”, “pappamolle”. La serie può continuare all’infinito perché l’uomo deve essere forte, punto e basta. E quando si dice forte, si dice forte in quel senso lì: cioè forte nel corpo, forte di muscoli. […] perché questa è un’epoca che conferisce molto potere a chi si fa vedere forte. Forte quasi fino al disprezzo, fino a trascurare quello che c’è nella mente dell’altro, nelle sue emozioni, nel suo modo di vedere e di sentire le cose.”

Passa tutto di lì, allora? da quell’istinto antico alla sopravvivenza, forse? Ma siamo convinti che ancora oggi si tratti di questo?
Eppure è confortante, per chi osserva e per chi lo vive, poter calare quella maschera, poter esprimere davvero cosa si prova, quali siano i sentimenti che ci invadono, a volte, quando le circostanze ci pongono davanti a dolori e drammi di varia natura.
Questo modo di pensare ‘declinato al maschile’,

“lontano dagli stereotipi che impongono ai giovani maschi di conquistare la propria identità di genere, ispirandosi al mito del cow boy oppure a quello dell’uomo che, di fronte a una donna, ha come unico obiettivo quello di ‘farsela’ “

è assolutamente rassicurante. Sa di spontaneità, genuinità, sincerità. Ci dice che si può essere se stessi, senza doverci barricare dietro a muri e costruzioni complesse, che rischiano un giorno di crollarci addosso lasciandoci senza riferimenti e difese. Ci dice che si possono provare sentimenti, che siamo nel giusto quando il cuore batte all’impazzata per uno sguardo o per un pericolo, che quel segnale è importante e degno di essere considerato. Ci dice che il nostro cuore – maschio o femmina che sia – ha il diritto di sentirsi vivo, senza rischiare l’inaridimento.

Ma quanto più dolce e maturo è concedersi di poter sentire ciò che sente l’altro, entrare in un territorio in cui le lacrime non sono segno di debolezza, ma una richiesta di aiuto e conforto, un bisogno di condivisione e sostegno!

[…] Ne sono certo: anche Superman piange. […] Di tristezza, di rabbia, di dolore. Lacrime di emozioni. E se le piange Superman, allora posso farlo anch’io. E magari lo possono fare anche gli altri uomini, tutti i maschi del mondo, adolescenti compresi.

Anche Superman piange, quindi.
Lo sappiamo anche noi.
E speriamo che lo imparino tutti quei maschi che sono ancora nascosti dietro la maschera della forza a ogni costo, anche perché il futuro dei nostri figli sta soprattutto nel modo di porsi di noi genitori:

“La vera rivoluzione “al maschile”, la capacità di diventare persone migliori, di lasciarci alle spalle gli stereotipi di un maschilismo un po’ gretto e fine a se stesso, che si è alimentato del mito del playboy sciupa femmine, del prepotente che non guarda in faccia a nessuno, del solitario che non deve chiedere mai, del Superman che non può piangere – ecco, la vera rivoluzione al maschile forse comincia da un nuovo rapporto tra padre e figlio, tra due generazioni di maschi che vivono vicini e si illuminano a vicenda con parole e gesti che generano un’intimità profonda e il bisogno reciproco di stare in relazione. I nuovi padri sono stati molte volte presi in giro e chiamati “mammi”. Ma non è giusto pensare che un padre per stare a fianco del figlio debba assumere le caratteristiche dell’altro genitore. “

Baciare fare dire. Cose che ai maschi nessuno dice.
Alberto Pellai
Feltrinelli, 2015, p. 126, €. 13,00

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