L’animale femmina, Emanuela Canepa

Ultima Modifica: Set 17, 2020

«Per molto tempo non ho avuto il coraggio di farlo. Poi mi sono detta che dovevo tentare, e alla fine ci sono riuscita. Perché sapevo che là dentro sarei morta. E io invece volevo vivere».

Un libro che ti aspetti piacevole e interessante, che poi si rivela brutale per il modo in cui tutto si trasforma, e che ti mette in mano una verità scomoda, fatta di misoginia, di violenza psicologica e di disprezzo. E non per questo risulta meno piacevole: è che purtroppo a volte le cose abbiamo bisogno che ce le sbattano in faccia con poca pietà, è che purtroppo troppo spesso la verità è quella descritta in maniera limpida in questo romanzo, è che…

«Sa perché non sono ancora in pensione?» Scuoto la testa.
«Perché mi diverto moltissimo. Le femmine sono animali interessanti».
Femmine. Il termine mi disturba come un’unghia che gratta sulla lavagna.

Rosita è letteralmente fuggita dal suo paese, nel meridione d’Italia, per liberarsi dal dominio di una madre attentissima a tutto e a un futuro che non riusciva a immaginare. Si trova sola, in una città di provincia, a lottare con l’affitto mensile, con un lavoro svilente e malretribuito e con l’università che non riesce a portare avanti.

Un giorno però la sua gentilezza sembra aprirle una porta verso la felicità: riportando un portafogli dopo aver assistito ad uno scippo in centro, conosce un anziano avvocato, elegante e affascinante che le offre un nuovo lavoro, stavolta appagante e le mette a disposizione il tempo di cui aveva bisogno per terminare l’università: un’occasione d’oro, quella per dimostrare a tutti di cosa sia capace Rosita Mulé, quella per recuperare in considerazione l’affetto materno che non ha mai sentito.

Ma Ludovico Lepore nasconde un segreto e la sua offerta così radiosa si trasforma in una gabbia dorata da cui è difficile uscire…

«Vincitrice del Premio Calvino 2017 all’unanimità, Emanuela Canepa mette a nudo non solo le contraddizioni delle donne, ma anche la fragilità degli uomini. E scrive un’educazione sentimentale in cui le dinamiche di potere si ribaltano, rivelando quanto siamo inermi, tutti, di fronte a chi amiamo»

Mi è piaciuto portare questo romanzo nell’ambito del tema del mese, il femminismo, perché spesso – complici gli usi e i costumi, le tradizioni e le credenze che ormai radicano profonde nella nostra mente – tendiamo a considerare solo certi aspetti dell’animo femminile, sottovalutando alcuni lati che si rivelano invece molto forti e determinati: le unghie di Rosita non sembrano così affilate ma sanno dove inserirsi nonostante il suo aspetto e i suoi modi la facciano apparire buona, gentile, educata e remissiva. Così quello che leggiamo – ma ce ne rendiamo conto solo alla fine – è il racconto di un duello di genere tra persone che appaiono il contrario di ciò che sono.

«Non mi piace alzare la voce, e detesto il rimbombo emozionale come arma di sottomissione»

Eppure la voce di Rosita arriva, altroché. Arriva forte il suo desiderio di farcela e la fermezza dei suoi intenti. Arriva la determinazione con cui compie ogni suo passo, anche se a volte non sembra esserne cosciente.
E sebbene il finale lasci qualcosa in sospeso – ma ognuno può immaginare motivi e giustificazioni diverse a quello che accade – rimane la sicurezza di aver letto una storia potente, in cui molti di noi si riconosceranno, in un ruolo o nell’altro, e in cui molti di noi avrebbero da imparare.

«Faccio del mio meglio» rispondo, quasi euforica perché stavolta mi sembra di cavarmela con poco.
«Questa è la dichiarazione d’intento di tutti i mediocri», – ribatte – «Una volta tanto si sbilanci, Rosita, e mi sorprenda.»

Fatevi sorprendere anche voi da questo romanzo, sarà un’esperienza da non dimenticare! E soprattutto ci sarà da non dimenticare una considerazione importante, tratta dalle lezioni per l’esame di fisiologia che Rosita sta studiando:

«Non importa se stai bene o male, se sei infelice o pensi a te come un miserabile senza speranza. A livello cellulare il ciclo di riproduzione si svolge per tutti allo stesso modo. A livello cellulare l’inadeguatezza non è codificata»

L’animale femmina
Emanuela Canepa
Einaudi (collana: Einaudi. Stile libero big), 2018, pag. 260

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