Intervista a Michela Tilli

Oggi conosciamo un po’ meglio Michela Tilli, scrittrice e giornalista, autrice della serie per ragazzi Il mondo di Fantalà, Gallucci Editore.

Intervista a Michela Tilli autrice della serie Fantalà.

1) Ciao Michela e benvenuta su Zebuk. Tu hai lavorato come giornalista ed autrice tv: quando ti sei detta che era arrivato il momento di scrivere un libro?

Scrivere è sempre stata una necessità per me, da quando ho imparato a tenere una penna in mano. Era la risposta a una mancanza che sentivo nella vita, una ricerca perpetua di qualcosa che non sapevo esattamente cosa fosse, la cura per una ferita sempre aperta, l’inseguimento di un orizzonte che si spostava con me. Ma scrivevo (e riscrivevo) cose brevi, poesie oppure inizi di racconti.

Un giorno, dopo la nascita del mio secondo figlio, dopo aver lasciato un lavoro sicuro per fare la freelance (con l’illusione che sarebbe stato più facile occuparmi dei figli lavorando da casa) mi sono detta: Adesso o mai più. Ho scritto dei racconti, più facili da gestire del romanzo che avevo in testa, e li ho spediti a Giorgio Pozzi, l’editore di Fernandel. Lui mi ha risposto in fretta, mi ha pubblicato i racconti e mi ha chiesto se avessi altro. A quel punto, con l’attenzione da parte di un editore che stimavo e la spinta concreta delle cose che si realizzano, sono riuscita a scrivere il mio primo romanzo, “La vita sospesa”.

2) Come nasce l’idea della serie Il mondo di Fantalà?

Avevo voglia di scrivere una storia per ragazzi e ho seguito due strade per trovare ispirazione. Da una parte c’era il mio sentire, perché come sosteneva Flannery O’Connor, chi ha avuto un’infanzia ha abbastanza materiale per scrivere; dall’altra c’era il mondo dei miei figli adolescenti che guardavo con stupore. Mi è sembrato da subito che avessimo in comune un profondo senso di giustizia, non legato tanto alle regole, quanto al diritto di esistere e di essere come si è. Il punto di vista di un bambino vessato dai bulli e incompreso dal mondo degli adulti si è imposto subito da solo.

3) Il tuo libro parte come una storia di bullismo in cui il protagonista è vessato da un compagno di classe ma poi scopre due esserini magici, Ben e Grimm, che iniziano ad aiutarlo. Come ti sei trovata a gestire una trama così articolata?

Gestire le trame articolate è la parte più divertente della scrittura, quella che richiede immaginazione e che si può svolgere in ogni momento della giornata e della notte. Quando mi sveglio di soprassalto con un’idea e mi rendo conto che durante il sonno il mio cervello ha continuato a lavorare a un problema provo un senso di appagamento: mi piace pensare che siamo molto più di quello che crediamo, come se avessimo sempre dei genitori alle spalle che si occupano di noi anche se noi non lo sappiamo. Ma i nostri genitori, in questo caso, siamo noi. Una parte di noi stessi che ci riempie e ci protegge.
In un senso molto più pratico: parto sempre da un’idea molto piccola, poi aggiungo e intreccio, aggiungo e intreccio. In ogni momento devo aver ben presente il disegno totale, ma essere consapevole che si lavora sul dettaglio, sulla riga, un piccolo passo alla volta.

4) Il mondo di Fantalà è il racconto della crescita di Simone ma com’era Michela Tilli all’età del suo protagonista?

A dieci anni volevo essere un maschio, non tanto per una questione fisica, ma perché mi identificavo con tutto ciò che i maschi potevano fare e le femmine no. Ho scoperto con la pubertà che era una questione prettamente culturale: quello che io volevo era essere riconosciuta come individuo, con le mie caratteristiche.

Negli anni settanta e ottanta era già abbastanza facile, grazie alle molte battaglie femministe; oggi è più facile ancora, ma temo che le giovanissime e i giovanissimi si siedano un po’ sugli allori delle vecchie conquiste e dimentichino che la libertà va difesa ancora e sempre. Io da bambina, dunque, tenevo tantissimo alla mia libertà e concedevo uno spazio immenso all’immaginazione e alla riflessione. Andavo benissimo a scuola, perché consideravo lo studio una porta verso il mondo meraviglioso del vero, e perché a scuola c’erano gli insegnanti, adulti che mi guardavano e mi riconoscevano. Ancora oggi provo un amore immenso per alcuni degli insegnanti che ho incontrato.

6) I primi due volumi della serie Il mondo di Fantalà ci hanno fatto conoscere Simone e i suoi amici ma il secondo volume finisce con un grande interrogativo per il lettore: dove sono Ben e Grimm? Cosa dobbiamo aspettarci dal terzo libro?

Dal terzo libro bisogna aspettarsi un grande salto. Fantalà, che esista o non esista, è un posto attraente, che nasconde risposte e segreti. Ma come andarci se non esiste? Oppure esiste solo per qualcuno? O per tutti quelli che hanno voglia di crederci? A Simone verrà un gran mal di testa a forza di pensarci.

7) Quali sono gli scrittori che leggevi da bambina?

Da bambina leggevo tantissimo e ho iniziato a leggere molto presto e senza controllo i libri che trovavo in casa, da Dostoevkij a Kafka. Oggi ne sono un po’ pentita perché credo di essermi persa, a causa della giovane età, molte delle cose che avevano da dire. Certo, ho riletto molto in età adulta, ma la quantità di libri che ancora mi aspettano è così vasta che tendo a non ritornare sui miei passi. Comunque tra i primi letti ricordo con immenso piacere, forse perché erano più adatti a una bambina, “La storia infinita” di Ende, tutti i libri su Sandokan di Salgari, “Kim” e “Il libro della giungla” di Kipling.

8) Ed ora l’ultima domanda: quali libro ci sono sul tuo comodino?

I libri sul comodino continuano a essere tanti. Anche se sono un’appassionata di cinema e serie tv, la lettura continua a essere una delle fonti principali della mia immaginazione. In questo momento ci sono: “Due cadaveri, un solo indizio” di Ann Cleeves, “La montagna incantata” di Thomas Mann che sto centellinando da mesi perché vorrei non finisse mai e “Poverty Safari. Viaggio nella rabbia della mia gente” di Darren McGarvey.

Grazie Michela per la bella chiacchierata e a risentirci presto su Zebuk!

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