L’isola, Sándor Márai

Unica eccezione in mezzo al gruppo dei tedeschi era una donna dagli occhi grigi e dai capelli biondo cenere, che nel suo abito candido sembrava fresca come una rosa: si muoveva in quell’afa appiccicosa con la disinvoltura tipica delle donne anemiche dalla pelle bianchissima, quasi si trovasse nel proprio elemento, con aria altera, conscia di essere l’unica, tra tutti quei corpi fradici e ordinari, capace di resistere alle avversità del clima. Il suo copro rifletteva le onde termiche, come se i suoi esili muscoli fossero ricoperti non dalla pelle, ma da un sottile strato di amianto.

Uno di quei libri che ti chiama dallo scaffale più in basso del box del bookcrossing, “quello piccolo, laggiù in fondo, che so già mi darà tante soddisfazioni”.
E infatti…

L’isola è un romanzo che scava a fondo, dentro il profondo di ognuno di noi, cogliendo l’occasione del caldo afoso di un maggio particolarmente assolato sul mar Adriatico, laggiù, dalle parti di Dubrovnik (all’epoca Ragusa) per rinchiudersi dentro sé e fare i conti con la propria esistenza. Per porsi domande che non si sa se avranno mai risposte. Per capire qualcosa di più su di noi e sulle nostre azioni e sul nostro destino nella vita.

La mia recensione di L’isola, di Sándor Márai

Non esiste alcun fine. È questo l’aspetto divino, grandioso della concezione, questa mancanza di scopo.

Victor Henrik Askenasi, professore di greco a Parigi, si è preso una vacanza e ha deciso di passarla “in un posticino tranquillo”, salvo cambiare idea durante il tragitto, per fermarsi in un luogo che pare chiamarlo, come fosse il destino in persona…
Più che altro Askenasi ha bisogno di stare da solo, di pensare, riflettere, capire, giudicare e giudicarsi.
Conoscersi, in una parola. Conoscere il senso della Vita.
Cosa otterrà da questo confronto?

Era ovvio che sarebbe potuto partire per questo viaggio soltanto rinunciando a ogni bagaglio superfluo, da solo. Quando si fanno esperimenti con sostanze esplosive sconosciute non si portano con sé in laboratorio i propri familiari.

Incantevoli le descrizioni dei luoghi e dei personaggi, capaci di trasportarci nel tempo e nello spazio fino all’Hotel Argentina, lussuosissimo albergo decaduto ma ancora superbo, abitato da ospiti così ben caratterizzati che sembra proprio di esser seduti fra loro, a tavola o sulle sdraio in terrazza, ad ascoltare le chiacchiere e le considerazioni a voce troppo alta di chi non ha altro da fare. Incredibile il senso di immedesimazione, l’empatia che ti avvolge a momenti, quando osservi dall’alto del ponte la scena del folle che scappa per non essere caricato sul traghetto: sei proprio lì con Victor, ascolti il vocìo, annusi l’aria, provi le stesse emozioni dei passeggeri.

Più livelli di lettura, da scoprire volta per volta

Letto tutto d’un fiato, L’isola, di Sándor Márai, nella sua lentezza placida e complessa, ha più livelli di lettura che si scoprono di volta in volta. Complesso, sì, perché le considerazioni sul senso della vita, sull’amore, sull’esistenza, non sono argomenti da ridursi a qualche pagina su un libro.
Merita una rilettura al più presto, questa isola selvaggia in cui perdersi e ritrovarsi, almeno in parte, più consci di sé (o forse no?), più maturi e presenti.
Merita di trovare un “posticino tranquillo” dove rintanarsi per dedicarsi solo e soltanto alla lettura e alle considerazioni personali.

L’isola
Sándor Márai
Adelphi (collana Biblioteca Adelphi), 2007, pag. 174, € 16,50
ISBN: 9788845921834

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here