Ninfa dormiente, Ilaria Tuti

Tempus valet, volat, velat. Il detto latino campeggiava sul campanile all’imbocco della Val Resia. Una chiesa moderna, un blocco di cemento e metallo che spiccava come un corpo estraneo nel paesaggio.
(…)
Tempus valet, volat, velat. Il motto continua a girarmi in testa, penso si sia guadagnato un posto tra i ricordi di questo diario. A pensarci bene, l’attinenza all’indagine è sorprendente.
Il tempo vale, fugge, cela.

 

La mia recensione di Ninfa dormiente di Ilaria Tuti

Teresa Battaglia e i suoi collaboratori si trovano ad affrontare un nuovo caso, un “cold case”.
Nella soffitta di casa Andrian viene ritrovato un quadro, la “Ninfa dormiente” vecchio più di settant’anni,  dipinto da Alessio Andrian nel 1945 mentre era partigiano nei boschi, ma il pittore dall’aprile dello stesso anno è apparentemente incapace di intendere e volere, non parla più, osserva solo il mondo in un punto fisso fuori dalla sua finestra, accudito dal nipote.

Settant’anni, pensò, aveva atteso quell’uomo
per compiere un gesto ordinario come trattenere una foto.
Settant’anni.
Alessio Andrian emanava un carisma che di rado Massimo aveva incontrato.
Il suo sguardo rinchiudeva qualcosa di rabbioso nella gabbia delle iridi.
In quell’uomo scorreva una violenza silente.

La particolarità del quadro è che è stato dipinto con il sangue, probabilmente della donna ritratta, ragazza di una bellezza straordinaria, Teresa e la sua squadra dovranno capire chi era la ragazza e cosa è successo in quel lontano aprile tra i boschi della Val Resia.
L’indagine è complicata dal fatto che non ci sono molte prove e testimoni visti gli anni passati dal delitto, inoltre la comunità pare essere molto gelosa della sua identità e dei suoi segreti.
Teresa  deve anche fare i conti con il progredire della sua malattia che la porta ad avere dei momenti di vuoto di memoria, per cercare di tenere tutto sotto controllo ha adottato degli stratagemmi, come un monile con scritto il suo nome e un taccuino con tutti gli appunti sul caso.
Massimo il suo giovane collaboratore è invece ossessionato dai fantasmi del passato, che si sono ripresentati alla sua mente quando ha saputo che la fidanzata con la quale si era lasciato è incinta.
Sullo sfondo della vicenda aleggia  la natura selvaggia della Valle e una musica misteriosa che si è diffusa nel bosco la notte in cui la ragazza è scomparsa, il trillo del diavolo

 

La mia opinione su Ninfa dormiente di Ilaria Tuti

Ero partita un po’ a rilento con la lettura di questo romanzo,  ma con il progredire del racconto si è rivelato sempre più coinvolgente, sia dal punto di vista dell’indagine che per quanto riguarda la psicologia dei personaggi, Teresa scopre le sue debolezze e i suoi segreti, svelando una nuova tenerezza nei confronti della storico collaboratore Massimo e di una nuova collaboratrice, Bianca, una ragazza ipovedente conduttrice di un cane da ricerca.

Inquieto come la bestia che gli si agitava dentro, Teresa ogni tanto riusciva a scorgerla. Era densità che toglieva luce allo sguardo, una sagoma posizionata proprio davanti all’anima. Avevano qualcosa in comune, lei e Marini: custodivano segreti.

Altro punto di forza delle descrizioni di Ilaria Tuti sono i paesaggi montani e la cultura locale, ho scoperto attraverso questo racconto la Val Resia e le sue antiche affascinanti  tradizioni.

 

Ninfa dormiente
Ilaria Tuti
Longanesi, 2019, p. 478, €. 16,80

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