Tredici canti (12+1), Anna Marchitelli

«Ho preso un impegno con le donne e gli uomini reclusi in questo luogo: prestare loro la mia voce per sottrarli all’invisibilità in cui, ancor prima di morire, erano stati relegati.»

Sessantamila cartelle cliniche di pazienti rinchiusi tra le mura dell’ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi di Napoli e del precedente San Francesco di Sales. Anna Marchitelli ha studiato quelle carte e ne ha estratto tredici preziosissime memorie; tredici folli, più o meno famosi, tredici persone più o meno normali, tredici cuori rinchiusi e ridotti al silenzio.

La recensione di Tredici canti (12+1) di Anna Marchitelli

«Delirio persecutorio con allucinazioni uditive» aggiunsero. Avrei voluto conoscere chi in quegli anni non sussultava a ogni minimo colpo esterno o a ogni violenta apertura di porta, o al solo urlo di qualcuno, seppure in lontananza. Anche i maltrattamenti e le sevizie erano allucinazioni, certo, non vivevo mica in manicomio, e prima ancora nell’ospizio, e gli uomini, seppure guardie, non si mettevano mica a farci il cinematografo, o ad approfittare dei nostri corpi stanchi e smunti; non c’era mica la guerra, no, per carità.

La ricerca di Anna Marchitelli è approfondita, la sua riscrittura delle 13 storie di cui si compone il libro è particolarmente sentita: ad ognuno dei tredici folli viene offerta l’occasione di riscattare “la propria identità […] al sicuro dal giudizio e dalle diagnosi”.

Un lavoro che fa rivivere vite che non hanno avuto la possibilità di farlo nel modo giusto, che fa meditare su quanto vadano considerate delicate e bisognose di particolare attenzione e ascolto le patologie mentali.

Il mio parere su Tredici canti (12+1) di Anna Marchitelli

Presi a rincorrere la morte come un gatto insegue un topo che desidera ingoiare, come un uomo che insiste con la donna che gli ha fatto perdere la testa.

I manicomi prima della Legge Basaglia – che entrò in vigore nel 1978 – avevano metodi disumani: i folli erano semplicemente imprigionati, sopravvivevano in condizioni pessime, tra maltrattamenti e sevizie, e il loro scopo era unicamente quello di far sparire i personaggi scomodi che – folli o no – minacciavano il benessere della società (o di coloro che nella società contavano davvero).

Le parole dei protagonisti di questo libro sono stilettate, crude e reali descrizioni della vita impossibile a cui erano destinati certi individui. O racconti cinici della crudeltà umana. O anche violenze psicologiche, truffe e imbrogli. Un’umanità che – nella sua parte “sana” e nel confronto con un luogo così delicato e difficile come l’ospedale psichiatrico – rimane perdente, per la sua incapacità di comprendere e mostrare compassione.
È come trovarsi ad un tavolo, tutti insieme coi 13 protagonisti, osservarli, ascoltare la loro viva voce che racconta, rivivere sofferenze e sensazioni di ognuno di loro, provare tristezza e compassione, annusare il profumo che sale su dalla Calata Capodichino fin da quel mare laggiù, accarezzare volti e teste inconsolabili, brindare con loro alla rinascita che la possibilità di raccontarsi ha dato loro.

Un libro che ha tanto da raccontare e che deve essere letto più di una volta, per i diversi punti di vista che sa mettere in luce.

Tratto dal Festival letterario “Da giovani promesse…” di Padova

Tredici canti (12+1)
Anna Marchitelli
Neri Pozza (collana Piccola Biblioteca Neri Pozza), 2018, pag. 157, € 13,50
ISBN: 978-8854515970

Photo : lastampa.it

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