Intervista a Annelise Heurtier

Oggi incontriamo Annelise Heurtier, autrice di numerosi libri per bambini e candidata al Premio Strega ragazzi 2020 con L’età dei sogni, Gallucci editore.

L’intervista ad Annelise Heurtier autrice di L’età dei sogni

 

Ciao Annelise e benvenuta su Zebuk. Ti va di presentarti ai nostri lettori?

Buongiorno e grazie per questa intervista!
Mi chiamo Annelise, ho 41 anni e due bambini, e sono scrittrice da una decina d’anni ormai.

Ho avuto la fortuna di aver viaggiato molto e di aver vissuto in diversi paesi, in particolare a Tahiti. Oggi abito a Digione, nell’est della Francia. La mia giornata si divide tra i miei figli, lo sport (mi piace molto correre, ora mi sto preparando per una mezza maratona), lo yoga (ogni giorno alle 6 del mattino!), la cucina (mi diverto a “pasticciare” nuove ricette, evitando il glutine e gli ingredienti troppo raffinati), e infine, naturalmente, la scrittura.

Quando hai deciso di diventare una scrittrice?

Non ho mai “deciso” realmente di diventare una scrittrice, mi è capitato un po’ per caso. Ho sempre adorato leggere e scrivere, ma non avrei mai pensato di farne un mestiere. Per me gli scrittori erano come “morti”, degli esseri lontani che vivono in un mondo a parte, un po’… inaccessibili. Di fatto, essere una scrittrice per me semplicemente non rientrava tra le opzioni del possibile, della realtà.

Poi sono andata a vivere a Tahiti, avevo una ventina d’anni. All’ epoca non avevo figli, ma una nipotina a cui mandavo dei regalini locali, collane di perle, conchiglie e altri piccoli tesori della natura. Un giorno, non so come, mi è venuta l’idea di accompagnare ogni regalo con una storia… Un giorno il mio compagno ne ha letta una e mi ha chiesto se avessi mai pensato di scrivere storie per bambini. Credo di essere scoppiata a ridere. Ma piano piano l’idea si è fatta strada, finché non mi sono detta “Perché no? In fondo non ho niente da perdere se ci provo”.

Quali sono i tuoi autori preferiti, quelli che maggiormente ti hanno ispirato?

Sono tanti gli scrittori che ammiro, ma non ce n’è nessuno a cui cerchi di assomigliare. Oscar Wilde ha detto “Be yourself, everyone is already taken” (“Sii te stesso, tutti gli altri sono già stati presi”). È una frase che mi piace molto, tanto che l’ho messa in epigrafe in uno dei miei romanzi, la « Figlia d’aprile », che sta per essere pubblicato in Italia da Gallucci Editore. È un romanzo ambientato negli anni ’60 che mi è stato ispirato dalla storia di K. Switzer, la prima donna ad aver partecipato a una maratona, in un’epoca in cui alle ragazze si diceva che la corsa avrebbe fatto loro spuntare i baffi… Quanta strada abbiamo fatto da allora… ma quanta ne dobbiamo fare ancora!

Nel tuo romanzo «L’età dei sogni» racconti un momento fondamentale della storia contemporanea. Una storia emozionante di integrazione ma anche di come il razzismo e l’odio siano difficili da sradicare.  Ce ne vuoi parlare?

Effettivamente questo romanzo ripercorre un momento molto importante del Movimento per i diritti civili. Non so in Italia, ma curiosamente in Francia la storia dei nove di Little Rock è molto poco conosciuta. Quando le edizioni Casterman hanno pubblicato questo libro, nel 2013, era l’unica opera in francese sull’ argomento. Sono molto contenta di aver contribuito a far conoscere il percorso di questi nove ragazzi. Al giorno d’oggi è importante insistere su queste problematiche (etnie, religioni, genere…) e, secondo me, è grazie alla divulgazione di storie come questa che si può continuare a progredire! Qualche anno fa, una giovane lettrice ha ammesso che grazie a questo romanzo aveva smesso di essere razzista, un atteggiamento che aveva acquisito inconsapevolmente dalla sua famiglia. Che potere ha la letteratura! E che regalo per lo scrittore!

Come mai hai deciso proprio di far conoscere, attraverso Molly e Grace, questa storia ai giovani d’oggi?

Per questo romanzo non c’è stata pianificazione, la scelta narrativa di dare voce a due personaggi così differenti si è imposta da sola, come fosse l’unica possibile. Guardandomi indietro, oggi posso spiegarlo: non mi andava di scrivere qualcosa di così drasticamente orientato, non volevo che ci fosse un solo punto di vista. Ho scritto una storia rivolta agli adolescenti perché sono il pubblico per cui normalmente scrivo… ma è sempre un peccato concludere un libro rivolgendosi a un unico tipo di pubblico. I libri del genere young adult possono in realtà essere letti da tutti, tanto più la storia dei nove di Little Rock, che sa offrire spunti di riflessione a ogni età.

Come ti sei documentata sui Little Rock Nine?

La maggior parte dei romanzi che scrivo invitano a viaggiare, a scoprire culture, paesi, epoche. Ho quindi l’abitudine di fare grandi ricerche, di documentarmi attraverso tutte le fonti possibili: internet, letteratura, saggistica, film, trasmissioni radiofoniche, quando è possibile anche interviste. È un lavoro lungo, che comporta ogni volta almeno sei mesi di preparazione (considerando un impegno di, più o meno, 5 ore al giorno).

 

«L’età dei sogni» è candidato al premio Strega ragazzi di quest’anno. Te lo aspettavi?

Ah no, non me l’aspettavo proprio! Questo romanzo ha vinto numerosi premi in Francia, ma ancora nessuno all’ estero. Il Premio Strega è molto prestigioso e ne sono davvero onorata. Ringrazio Gallucci editore per averlo tradotto e pubblicato in Italia.

Ed ora l’ultima domanda: quali libri hai sul comodino?

Ho appena finito di leggere il libro che ha vinto il Premio Goncourt 2019: «Tous les hommes n’habitent pas le monde de la même façon» (Non tutti gli uomini abitano il mondo nello stesso modo), de Jean Paul Dubois.

 

Grazie Annelise della disponibilità e a risentirci presto su Zebuk!.

Photo credits : LBP-Mayalen Gauthier

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