La terrazza proibita. Vita nell’harem, Fatima Mernissi

“Vedi, ci sono donne in collera con la loro vita”, disse, “e quindi anche la loro danza diventa un’espressione di collera”. Le donne in collera, diceva, sono ostaggi della loro rabbia. Non hanno modo di fuggirla né di liberarsene, e questa è una ben triste sorte. La peggiore prigione è quella che ci si crea da soli.

La recensione di La terrazza proibita. Vita nell’harem, Fatima Mernissi

La felicità ha a che fare con la privacy, il diritto di allontanarsi dalla compagnia degli altri e immergersi in una solitudine contemplativa; o quello di sedersi tutta sola a non far niente per tutta la giornata, senza dare giustificazioni o sentirsene colpevole. Felicità è poter stare con le persone care, e tuttavia sentire di esistere come essere distinto, che non é lì solo per rendere felici gli altri.

Venni al mondo nel 1940 in un harem di Fez, città marocchina…. Così Fatima Mernissi, una della voci femminili più eloquenti del mondo musulmano, apre quest’intensa memoria d’infanzia. Il contrasto fra tradizione e modernizzazione che sovverte la società marocchina in quegli anni è ben presente nella narrazione di Fatima, dove la vita privata e quella pubblica s’intrecciano costantemente e felicemente: ne è nato un libro seducente e provocatorio, delicato e drammatico al tempo stesso, che fa giustizia degli stereotipi negativi così come delle visioni idealizzanti dell’harem e ci coinvolge in una dimensione affascinante, in cui il desiderio di una piena libertà femminile si mescola all’orgogliosa difesa della propria cultura d’origine.

Il mio parere su La terrazza proibita. Vita nell’harem, Fatima Mernissi

Zia Habìba era convinta che tutte noi avessimo dentro della magia, intessuta nei nostri sogni. “Quando ci si trova in trappola, impotenti dietro a delle mura, rinchiuse in un harem a vita”, diceva, “allora si sogna di evadere. E la magia fiorisce quando quel sogno viene espresso e fa svanire le frontiere. I sogni possono cambiare la vita, e, con il tempo, anche il mondo (…)”.
Anche io potevo far svanire le frontiere – questo era il messaggio che recepivo, seduta sul cuscino, lassù in terrazza (…) A Fez, nelle notti d’estate, le remote galassie si univano al nostro teatro, e la speranza non aveva confini.

La prima volta che ho preso tra le mani questo libro avevo una ventina d’anni e stavo approfondendo la cultura islamica e nord africana in genere per preparare un esame di architettura sociale. Della condizione delle donne in certi paesi e in certe culture sapevo già alcune cose ma credo non se ne sappia mai abbastanza.
Se c’è una cosa che ho capito, continuando ad approfondire e ad informarmi – e che la storia anche attuale ha purtroppo confermato – è che la donna e il suo posto in secondo piano sono troppo spesso una costante dell’umanità. Di tutta l’umanità.

Diventerò maga. Cesellerò parole che danno corpo ai sogni, e renderanno vane le frontiere

La terrazza proibita di Fatima Mernissi è uno di quei libri che ti aprono gli occhi – solo se vuoi davvero farteli aprire -, che parla di condizione femminile, di sogni, bisogni e vita quotidiana. Ma attenzione: sebbene la donna si trovi in una posizione inferiore questo non la rende debole e indifesa, o rassegnata. Le donne sulla terrazza (proibita sì, ma stavolta solo agli uomini!) sono tradizionaliste o femministe convinte ma tutte quante si confrontano, discutono, dialogano, con forza e determinazione. Nel rispetto dei principi e dei valori della propria cultura e con la volontà di dare un’educazione assolutamente positiva alle donne dell’harem:

Tu e tua sorella riceverete una buona istruzione, camminerete libere per la strada, e scoprirete il mondo. Voglio che diventiate indipendenti, autonome e felici. Voglio vedervi splendere come la luna. Voglio che la vostra vita sia una cascata di gioia e di letizia. Felicità al cento per cento. Né più né meno.

Aspettiamoci questo. Lavoriamo perché questo sia il futuro di tutte le donne. Lavoriamo insieme, senza rabbia, con amore e passione. Per tutte le donne del mondo.

La terrazza proibita. Vita nell’harem
Fatima Mernissi
Giunti, 2007, p. 240, €. 11,50

Polepole è Silvia, lettrice affamata e da poco tempo molto selettiva, geometra, architetto, perenne studente della vita. Sono nata nel 1973, in un soleggiato ultimo giorno di aprile, ho un marito e due figli meravigliosi, che riempiono la mia vita di emozioni belle. Passerei l’intera esistenza sui libri, con tazza di cioccolata fumante al seguito, senza distogliere lo sguardo se non per farmi conquistare dalla copertina di un altro libro.

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