La misura del tempo, Gianrico Carofiglio

«La verità è un mare di fili d’erba che si piegano al vento, vuol essere sentita come movimento. È una roccia solo per chi non la sente e non la respira».
(Elias Canetti, La provincia dell’uomo. Quaderni di appunti (1942-1972), trad. di F. Jesi, Adelphi, Milano 1978).

Sesto capitolo della ‘serie dell’avvocato Guerrieri’, la storia di un vecchio strano amore che torna a chiedere aiuto.

La recensione di La misura del tempo, Gianrico Carofiglio

“Avevo fatto l’avvocato per caso, o almeno cosí mi sono sempre ripetuto. Poi taluni dicono che il caso non esiste e che usiamo la parola per indicare altro che non sappiamo identificare o non vogliamo capire”.

Una sapiente costruzione, in cui si riflettono le inquietudini del nostro tempo, e il cui protagonista è proprio il tempo (donde il titolo), che si incarica di trovare una soluzione alle due storie.
Dietro l’apparenza del “giallo” si celano insegnamenti profondi: la pluralità dei punti di vista; i diversi modi in cui si presenta la realtà; l’invito a dubitare della verità stessa.

Così lo racconta Sabino Cassese, giurista ed ex Giudice della Corte Costituzionale della Repubblica Italiana, che ha proposto La misura del tempo, di Gianrico Carofiglio, per il premio strega 2020 (risultato secondo, dopo Il colibrì, di Sandro Veronesi).

La mia opinione su La misura del tempo, Gianrico Carofiglio

“La natura è moralmente neutra. Comprende cose meravigliose e cose spaventose. Non fa differenza fra bene male.
In natura non esistono né premi ne punizioni, solo conseguenze”.

Con Carofiglio e con uno dei “casi dell’avvocato Guerrieri” avevo già avuto a che fare, leggendo Ragionevoli dubbi.
Qui l’approccio è stato diverso: stesso stile preciso, da perfetto avvocato puntiglioso che sceglie le parole e il posto che devono occupare, stessa ricostruzione perfetta e accurata, una buona scuola per chi voglia capire cosa accade durante un processo penale. Ma stavolta ho scavato più a fondo e ho trovato un uomo, le sue insicurezze, i dubbi, i “ragionevoli dubbi” che tornano a chieder conto e spiegazioni.
La storia di un vecchio amore (sarà stato amore, da ambedue le parti?) che torna per chiedere un aiuto a prima vista disperato, i segni di un passato che non si è del tutto lasciato andare, che un giorno qualsiasi, al termine di un non noto periodo di tempo, si affacciano nuovamente alla nostra porta per darci (e chiederci) risposte:

“L’invecchiamento non è un processo lineare. Così come il tempo non è un’entità lineare. Non è un’entità comprensibile. Nessuno lo capisce davvero. Nessuno è capace di definirlo. Provate a parlare del tempo senza usare alcuna metafora, dice un famoso linguista. Vi ritroverete a mani vuote. Il tempo sarebbe ancora tempo, per noi, se non potessimo sprecarlo o programmarlo? Possiamo solo dire qualcosa sul fatto che va grosso modo in una direzione e che la destinazione finale è nota”.

Una riflessione e un’ammissione che in ognuno di noi deve essere presente. Con cui dobbiamo fare i conti.

La misura del tempo
Gianrico Carofiglio
Einaudi, 2018, p. 288, €. 18,00

Polepole è Silvia, lettrice affamata e da poco tempo molto selettiva, geometra, architetto, perenne studente della vita. Sono nata nel 1973, in un soleggiato ultimo giorno di aprile, ho un marito e due figli meravigliosi, che riempiono la mia vita di emozioni belle. Passerei l’intera esistenza sui libri, con tazza di cioccolata fumante al seguito, senza distogliere lo sguardo se non per farmi conquistare dalla copertina di un altro libro.

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