
Vincere non è niente, ragazzo mio, vincere non lascia tracce, è una soddisfazione.
Perdere è vivere.
Cosa sia l’essere, cosa sia l’apparire, forse possiamo intuirlo, dico forse, seguendo il racconto dello “scrittore”…
Aveva ancora l’impressione di essere lui il personaggio inventato, preso da un racconto. Quell’impressione l’aveva avuta sempre, anche quando non scriveva, e sapeva che non si sarebbe modificata mai. (…) Era una sensazione che faceva parte della sua vita quotidiana, che forse ne aveva sempre fatto parte.
La recensione di Il canto dell’essere e dell’apparire, Cees Noteboom
“Lo scrittore” costruisce sotto i nostri occhi di lettori una storia. Che è inventata, ma nel momento in cui è inventata è già reale.
La storia parla di un medico e di un colonnello, dei loro incubi, dei turbamenti e delle nostalgie, della loro esperienza quotidiana di viventi (perché vivono realmente, certo, dal preciso momento in cui sono stati immaginati).
Cos’è “essere”, allora? Cos’è “apparire”?
Oh, strano inganno. Menzogna sottile, scambio dell’essere con l’apparire.
(Frederik van Eeden)
La mia opinione su Il canto dell’essere e dell’apparire, Cees Noteboom
Mi affascina, questo autore. Tantissimo. Anche se è lento e riflessivo, a volte, come nel caso di questo romanzo. Che però già dal titolo si fa capire: si tratta di essere, di apparire, di questioni che possono essere filosofiche. E lo sono: il medico, il colonnello, anche lo scrittore stesso, sono personaggi che si interrogano sulla realtà cercando (invano? forse no) risposte.
Libri come Il canto dell’essere e dell’apparire di Cees Noteboom, meritano un posto speciale sul comodino dei libri preferiti, nonostante abbia dovuto a tratti fermarmi e distrarmi durante la lettura. Forse perché quelle domande, quella “realtà”, dovevano posare e farsi digerire per poter andare oltre.
Bellissimo.
Il canto dell’essere e dell’apparire
Cees Noteboom
Iperborea, 2024, p. 128, €. 16,00
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