
Si chiamava Laura. Avevo poco piú di vent’anni quando l’ho vista per la prima volta. Dal primo istante ho capito che quella sarebbe stata la donna della mia vita. Subito dopo ho deciso che non le avrei mai rivolto parola. Cosí ho fatto. Per quale motivo? Proverò a risponderti, ma so che potrai capirmi solo se, anche tu come me, sei stato o sei innamorato.
Un albo che passa in rassegna le più belle «rime sparse» del grande poeta, ripercorrendo la sua vita e la sua opera.
Quegli occhi mi avevano legato alla catena della passione. La poesia è riuscita a dare un senso al mio dolore e a rendere un servizio all’amata. È grazie alla poesia se adesso tu che mi leggi conosci il nome di Laura e, leggendo, sospiri con me.
La recensione di Chiare fresche et dolci acque, Daniele Aristarco, Glenda Sburelin
Il racconto del Canzoniere, il racconto dell’Amore, letto con gli occhi innamorati di Francesco per la sua Laura. L’Amore che agisce, che non si cura del dolore ma dona una gran sete di poesia: dopo aver letto le sue pagine, espresse in forma di lettera ai posteri, in cui Petrarca condivide le sue vicende amorose e le sue riflessioni sull’amore, avrete una voglia struggente di leggere il suo Canzoniere – Rerum vulgarium fragmenta – e perdervi in quell’amore che “agisce, smuove, cambia, si assenta, torna, muore e rinasce e non gl’importa di chi lo stia ospitando. Ti spalanca il petto al mondo, la mente all’infinito e genera parole a milioni”.
La vita fugge, et non s’arresta una hora, et la morte vien dietro a gran giornate, et le cose presenti et le passate mi dànno guerra, et le future anchora.
Come scrive Daniele Aristarco, Francesco Petrarca ha fatto dell’amore un’analisi onesta e talvolta feroce, ci ha insegnato a guardare dentro noi stessi, a non nascondere le contraddizioni, a riflettere sui nostri pensieri e sui comportamenti e a riconoscere e coltivare quell’amore “che non pretende altro che essere cantato.”
Tutti lo desiderano, ma chi saprebbe dire cosa sia l’amore? Io ora so che ti prende e non chiede il permesso. Ti apre alla vita, al mondo, alle tue profondità e genera tempesta.
Il mio parere su Chiare fresche et dolci acque, Daniele Aristarco, Glenda Sburelin
Francesco Petrarca, chi non lo conosce? Un padre della letteratura italiana, certo. Ma davvero lo conosciamo, noi comuni lettori? Io ho ammesso la mia ignoranza e ho approcciato questo testo, per lettori dagli 8 anni in su, con la volontà di capire e eventualmente approfondire.
Chiare, fresche et dolci acque, ove le belle membra pose colei che sola a me par donna.
Sono parole che ci risuonano, che tutti abbiamo sentito, ma non tutti hanno letto oltre.
Daniele Aristarco prova a scrivere una lettera ai posteri di Petrarca, basandosi sulla lettera che realmente il poeta ha scritto, ma che si ferma agli eventi del 1351 e non racconta – se non in modo velato – altro sulla famosa amatissima, svelando se stesso, il suo amore personale, Laura, e l’Amore in genere.
Ma raccontando Laura e l’amore, in realtà Petrarca racconta di sé, scava a fondo nel sentimento umano, analizza le contraddizioni, i ripensamenti, le emozioni, i dubbi, e il tempo che, inesorabile, passa. E ci trasforma in persone piú anziane, un po’ piú sagge ma non meno inquiete…
Una pagina a parte andrebbe lasciata alle illustrazioni di Glenda Sburelin, sognanti e leggere, capaci di suscitare emozioni forti e contrastanti, abbinate alle parole preziose del poeta:
Erano i capei d’oro a l’aura sparsi
che ’n mille dolci nodi gli avolgea,
e ’l vago lume oltra misura ardea
di quei begli occhi, ch’or ne son sí scarsi
Amore: cosa c’è di più bello di cui cantare?
Chiare fresche et dolci acque
Daniele Aristarco, Glenda Sburelin
Einaudi Ragazzi,; 2024, p. 48, €. 16,00










