
A volte, il fatto che una donna si prenda sul serio viene visto come un difetto, come se aspirasse a qualcosa che è al di là della sua portata, come se dovesse stare più tranquilla, sorridere delle proprie speranze.
La recensione di Bene immobile, Deborah Levy
Il terzo capitolo dell’Autobiografia in movimento è un meditare approfondito e indaffarato sulla “missione più esaltante per una donna: vivere la propria vita senza seguire un libretto d’istruzioni”.
Mentre cerca di fare della sua casa in collina una “Casa vera e propria”, che corrisponda il più possibile ai suoi sogni, Deborah Levy scrive in un capanno in affitto nel mezzo a un giardino e medita sulla donna, sugli spazi che il mondo femminile deve riuscire a conquistare per sentirsi davvero e finalmente “libera”.
Una trilogia diventata un caso internazionale. Un memoir femminista.
È difficile mantenere l’equilibrio tra fragilità e forza, ma è di questo che siamo fatti.
La mia opinione su Bene immobile, Deborah Levy
Deborah Levy è una donna – prima che una scrittrice – che mi ha conquistata letteralmente. Il suo pensiero, la sua narrazione, la sua volontà di usare la scrittura come arma di riscatto e di identità, il racconto della sua vita come denuncia della “fatica di essere donna”.
Bene immobile è la parte conclusiva (davvero “conclusiva”?) del racconto della sua vita, e punta sulla ricerca di una Casa che possa essere definita davvero così: non una semplice abitazione ma qualcosa di più. Un luogo in cui accogliere tanti amici e in cui
poter vivere e lavorare e creare un mondo che mi piacesse (…)
Mentre continua la sua ricerca, Levy vive e snocciola l’inventario dei suoi beni, reali e immaginari, discutendo dei concetti di proprietà e di possesso, della fatica di essere donna, del bisogno sempre rimandato di prendersi cura di sé.
Discute con donne quali Simone de Beauvoir, con Virginia Woolf, con Marguerite Duras e ti stimola a rileggerle, a vederle con occhi tuoi, non vincolati alle loro parole ma non obbedendo ad ogni loro singolo comando. A Simone de Beauvoir e alla sua decrizione schifata della noia della vita domestica e del focolare, per esempio, risponde – come ci racconta nella nota la traduttrice Gioia Guerzoni – con ironia e fermezza, facendoti riflettere col sorriso sulle labbra, “parlando di cose superficiali come le lenzuola di seta, per affrontare temi fondamentali”.
Ispirante, sì, tantissimo, Deborah Levy.
Di lei leggerò tutto il resto scritto, perché credo possa darmi ancora moltissimi spunti di riflessione nel mio piccolo e viaggio alla ricerca della mia personale stanza tutta per me.
Bene immobile
Deborah Levy
NN Editore, 2024, p. 240, €. 15,00








