Bitels, Giulio Fabroni

Quello in cui avevano assemblato il giubbòcs era stato uno degli ultimi giorni troppo caldi dell’estate, dopodiché per fortuna era giunto l’autunno.
Terminò il 1964, e a febbraio del 1965 le vie della Montagna del Sapone si ammorbidirono per un giorno grazie a mezzo metro di neve.

La recensione di Bitels, Giulio Fabroni

Pinò è un ragazzino come tanti, abita in periferia, alla Montagna del Sapone, una borgata romana, fa il cameriere alla Trattoria Figlio d’Italia e del mondo conosce e capisce pochissimo. Ma quando gli capita di sentire una canzone Rock and Roll, qualcosa in lui cambia: non solo si taglia i capelli come i Beatles, ma tira fuori un coraggio che non sapeva di avere. Esce da solo dal suo quartiere, si fa dare un passaggio da un motociclista, fa pace con Angelo che lo bullizzava ma che ha la stessa sua passione per i Beatles.

Quindi per te i Bitels sono come dei principi marziani… E magari non hai pensato che hanno dei nomi e dei cognomi, uguali a tanti altri.
Delle mamme che vanno dal parrucchiere, dei papà brontoloni. Una zia che aspetta la loro telefonata. Non hai pensato che sono andati a scuola, in chiesa, al mercato. Proprio come te.

La mia opinione su Bitels, Giulio Fabroni

Bitels di Giulio Fabroni è un racconto scanzonato ;), è la storia di Pinò che portava in testa un cappelletto a forma di cono e prima di un certo giorno non sapeva chi fossero i Bitels.

La tenerezza di Pinò è… come descriverla? Uno dei protagonisti che più ho apprezzato fra quelli con cui ho avuto a che fare ultimamente. La sua determinazione, nata all’improvviso dal fuoco acceso del ritornello – Scilassiù iè, iè, iè – la volontà di sentirsi parte di quella musica – il roccherrò – che era musica felice sì ma non solo e non del tutto, conteneva anche groppi in gola, e lacrime, e grida al di là della gioia, era ritmo veloce sì ma restava roccherrò anche se rallentava… faceva cantare ma certi momenti di silenzio contenevano più roccherrò di tanti gorgheggi e vocalismi…

Una storia scritta in un linguaggio buffo, quello del “si scrive come si pronuncia”, che parla di un tempo passato e di una passione che fa nascere una volontà e una forza che neanche possiamo immaginare.
Che bello! Che leggerezza!

Premio Rodari 2025

Sinnos, ancora una volta, va a segno. Bitels, di Giulio Fabroni, ha vinto il Premio Rodari 2025 “per la voce adolescenziale che attraversa la narrazione, capace di mostrare come, anche quando tutto sembra condurre alla deriva, ci siano la forza ostinata di un desiderio che non si lascia spegnere e il potere della musica, che apre spazi disperati di possibilità.”
Alla fine del romanzo una fantastica playlist da ascoltare, per ricostruire i testi che il nostro amico ha “italianeggiato”.

La recensione di Bitels
Giulio Fabroni
Sinnos, 2024, p. 286, €. 15,00

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polepole
Polepole è Silvia, lettrice affamata e da poco tempo molto selettiva, geometra, architetto, perenne studente della vita. Sono nata nel 1973, in un soleggiato ultimo giorno di aprile, ho un marito e due figli meravigliosi, che riempiono la mia vita di emozioni belle. Passerei l’intera esistenza sui libri, con tazza di cioccolata fumante al seguito, senza distogliere lo sguardo se non per farmi conquistare dalla copertina di un altro libro.

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