
Ad Accalamaro non piove da trecentoventisei giorni. Non piove neanche adesso che è maggio e i ciliegi e i meli hanno sete. I grandi dicono che i pomodori non cresceranno, se ora non scende almeno qualche goccia. Ma ad Accalamaro di gocce non se ne vede neanche l’ombra.
La guerra, invece, continua da seicentodiciotto giorni. I bambini non sanno perché la si faccia. Neanche i grandi, a dire il vero, ma fingono di saperlo, nello stesso modo in cui, prima della guerra, fingevano con arroganza di sapere ogni cosa. Ma, al contrario di ciò che non si conosce, di cui generalmente non si fa parola o ci si vergogna, della guerra si parla sempre, in continuazione, a ogni ora del giorno, senza sosta. Della guerra si parla per tutta Accalamaro, anche se di Accalamaro è rimasto ben poco. Della piazza con la fontana non c’è piú niente. Al posto delle panchine ecco qualche piastrella rotta, abbandonata sull’asfalto bucherellato dai bombardamenti. La vecchia scuola è ridotta a un cumulo di macerie.
La recensione di Futuro di Irene Rossi
La Banda dei Bambini è un piccolo gruppo di orfani formato da Andreas, Emilia, Lupo e Lú, ragazzi costretti a sopravvivere tra le macerie, la fame e la siccità della città di Accalamaro, devastata dalla guerra. In un mondo dove l’infanzia sembra essere stata cancellata troppo presto, i quattro cercano ogni giorno di arrangiarsi come possono, sostenendosi a vicenda e costruendo un fragile equilibrio fatto di amicizia, fiducia e solidarietà.
La loro vita cambia improvvisamente quando trovano un neonato abbandonato. Nonostante le difficoltà e la precarietà della situazione, decidono di prendersi cura di lui, chiamandolo simbolicamente Futuro: un nome che racchiude speranza, possibilità e desiderio di rinascita in un contesto dominato dalla distruzione.
Grazie anche all’aiuto del saggio Blum, i ragazzi imparano poco alla volta come nutrire, proteggere e crescere il bambino. Quella che inizialmente appare come una scelta quasi impossibile finisce così per trasformare il gruppo in qualcosa di più di una semplice banda di sopravvissuti: una vera famiglia, costruita non sui legami di sangue ma sull’affetto, sulla responsabilità reciproca e sulla volontà di non arrendersi alla brutalità del mondo che li circonda.
Parallelamente, Emilia intraprende una ricerca ostinata per cercare di scoprire l’identità dei genitori del piccolo, consultando vecchi giornali e locandine militari nel tentativo di ricostruire un passato che la guerra sembra aver cancellato. Attraverso questa ricerca, il romanzo affronta temi profondi come la memoria, la perdita e il bisogno di dare un nome e una storia anche a chi rischia di diventare invisibile.
In mezzo alla devastazione del conflitto, Futuro racconta così la resistenza dell’innocenza e la forza dei gesti più semplici. Saranno proprio i primi passi del bambino a rappresentare una possibilità di cambiamento e una nuova speranza per chi ormai aveva smesso di credere nel domani.
La mia opinione di Futuro di Irene Rossi
Futuro, romanzo per ragazzi scritto da Irene Rossi e illustrato da Ludovica Liera per Einaudi Ragazzi, è un esordio intenso e sorprendentemente maturo, capace di affrontare il tema della guerra attraverso uno sguardo delicato ma mai superficiale.
Il libro colpisce soprattutto per il contrasto tra la durezza dello scenario narrativo e la tenerezza che attraversa tutta la storia. In un mondo segnato dalla distruzione, Irene Rossi sceglie infatti di concentrarsi non tanto sulla violenza del conflitto quanto sulle relazioni umane, sulla cura reciproca e sulla capacità delle persone di restare umane anche nelle situazioni più difficili.
Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è proprio la costruzione della Banda dei Bambini: Andreas, Emilia, Lupo e Lú appaiono credibili nelle loro paure, nelle loro fragilità e nel modo spontaneo con cui cercano di proteggersi a vicenda. La presenza del piccolo Futuro diventa il centro emotivo del racconto e trasforma gradualmente la loro sopravvivenza quotidiana in qualcosa di più profondo, quasi in un atto di resistenza contro la disperazione.
La scrittura è semplice ma evocativa, adatta a un pubblico giovane senza mai risultare banale o eccessivamente didascalica. Anche per questo il romanzo riesce a parlare di temi importanti come guerra, abbandono e perdita con grande naturalezza, lasciando spazio alle emozioni e alla riflessione.
Futuro è quindi una lettura consigliata a chi cerca un romanzo breve ma intenso, capace di affrontare temi civili e universali con sensibilità e autenticità. Una storia che parla ai ragazzi, ma che riesce facilmente a coinvolgere anche i lettori adulti grazie alla sua umanità e alla forza del suo messaggio.
Futuro
Irene Rossi
Einaudi Ragazzi, 2026, 192 pag, € 14.50








