Diciannove minuti bastano per falciare il prato davanti a casa, tingersi i capelli, cuocere al forno i biscotti, ordinare una pizza e farsela consegnare.
Ma diciannove minuti bastano anche per seminare strazio e dolore in una tranquilla cittadina, insanguinata dalla follia omicida di un ragazzo di diciassette anni, Peter Houghton, che una mattina entra a scuola armato e compie una strage.
Dopo quei diciannove minuti anche chi non era a scuola – genitori, parenti, amici delle vittime – ha la vita devastata per sempre. Ognuno tenta di comprendere che cosa possa aver scatenato quella furia in un ragazzo timido e intelligente. E si scopre che Peter, sin dai tempi dell’asilo, ha sopportato il bullismo dei compagni senza mai difendersi. Possibile che il desiderio di vendetta possa condurre un adolescente a un simile gesto? E come mai nessuno si è accorto di niente? Come se non bastasse il giudice incaricato del processo è la madre di Josie, l’amica del cuore di Peter che ultimamente era passata dalla parte degli “aguzzini”…Giudicare sarà molto difficile…anche dopo la sentenza finale.
Immaginate di avere 5 anni e un’amichetta del cuore.
Pensate che è il vostro primo giorno di scuola.
Siete felice perchè troverete la vostra amica sul pulmino che vi porta a scuola.
E vostra madre vi ha anche comprato un portapranzo di Superman, il vostro supereroe preferito.
Ora immaginate di salire sul pulmino e di finire steso a terra per lo sgambetto di un bambino crudele.
E poi immaginate il vostro Superman che vola fuori dal finestrino…e viene schiacciato da una macchina che passa.
Avete immaginato?
Bene.
E ora pensate di ripetere la stessa scena, o comunque di essere vittima di scherzi crudeli, ogni giorno della vostra vita da studente fino a diciassette anni.
Ecco.
Questa è più o meno la vita di Peter.
Deriso dai compagni, praticamente ignorato da genitori che stravedono per il primogenito, reso ancora più invisibile dall’indifferenza dei professori ai quali si rivolge per denunciare gli atti di bullismo subiti.
No, non sto cercando giustificazioni al suo operato.
Ma Jodi Picoult in questo libro è abile nel ribaltare i punti di vista.
Nessuno viene risparmiato.
Quando avvengono fatti del genere (come non ripensare a Columbine?), non è solo chi ha sparato materialmente ad essere sotto processo, ma tutti quanti.
In particolare la società, che ci vuole tutti sani, belli, perfetti e anche un po’ cattivi…ma soltanto con chi è più debole di noi.
Se ci si soffermasse un pochino di più a riflettere sulle conseguenze di tanti piccoli gesti quotidiani che compiamo e che, magari senza volerlo, feriscono altre persone…beh, forse episodi come quello narrato in questo splendido romanzo non avverrebbero.
Diciannove minuti è un libro da leggere.
Per capire, allertare i sensi, riflettere, cercare le risposte. Per imparare la lezione e far si che non accada più.
E ve lo dice una ex vittima di bullismo.
DICIANNOVE MINUTI
Jodi Picoult
TEA, ed. 2010, 614 pag.
ISBN 9788850221769









ciao a tutti. Ho letto il romanzo “Diciannove minuti”. Io sono stata vittima di grave bullismo da parte di mio padre e mia sorella primogenita per la quale i miei genitori stravedeono. MIa madre rideva quando io venivo derisa, maltrattata, umiliata, insultata continuamente. Il maltrattamento iniziato quando ero una bambina è andato avanti per sempre e si è molto intensificato quando sono stata bocciata in terza superiore. Gli insulti e i degradamenti erano all’ordine del giorno, la storia è molto lunga. Io mi sono identificata in Peter Houghton. Non conosco parole eloquenti per descrivere il suo stato d’animo ma capisco perfettamente il processo mentale che porta a questo tipo di comportamento perchè è lo stesso che è capitato a me anche se non sono arrivata a uccidere. Credo che questo evento come tutti quelli simili debba essere considerato da tutti quelli che hanno il potere di maneggiare la giustizia. Spesso insegnanti, dirigenti e persone varie che possono fare qualcosa per punire i colpevoli, non fanno nulla. Il continuo maltrattamento psicologico porta a un malessere mentale molto importante che fa soffrire tanto, è un danno alla persona, qualcosa che influenza tutta la vita, con le parole non lo so descrivere. io soffro di disturbo post traumatico da stress, attacchi di panico e chi più ne ha più ne metta. Pochi hanno la sensibilità per capire ciò che sto dicendo, forse solo coloro che sono vittima di bullismo. Credo che Peter sia vittima oltre che carnefice, è giusto che paghi per ciò che ha fatto ma nello stesso tempo penso che lui sia vittima e che lo hanno ridotto a uno straccio più che una persona. Nonostante quello che è successo nessuno nè dirigenti nè insegnanti faranno niente per evitare il bullismo perchè non gliene frega niente a nessuno. Anche la legge non fa nulla per tutelare la gente che è vittima infatti per aver tirato giù le mutante al ragazzo pubblicamente dovrebbe essere previsto il carcere e anche i lavori forzati ma evidentemente non gliene frega niente a nessuno. sono assolutamente dalla parte di Peter e lo comprendo pienamente.
A nessuno interessa tutelare i deboli.