
“Parrebbe che il tempo sia scaduto” dichiarò Manning Chilton, con un occhio lucente fisso sul sottile orologio da taschino attaccato al panciotto. Osservò le altre quattro facce attorno al tavolo da riunione. “Ma non abbiamo ancora finito con lei, Goodwin”. Quando Chilton era particolarmente compiaciuto di se stesso il suo tono diventava ironico, scherzoso: un’affettazione assurda che irritava i suoi studenti dell’ultimo anno. Connie colse subito la variazione di tono, e capì che il suo esame stava per finire. Un sentore acido di nausea fece capolino in fondo alla gola, e lei deglutì. Gli altri professori della commissione sorrisero a CHilton. Nonostante la tensione, Connie Goodwin sentì un piccolo sfarfallio di soddisfazione da qualche parte nel petto, e si permise di crogiolarvisi un istante. Se avesse dovuto azzardare un’ipotesi, avrebbe detto che l’esame di qualfica stava andando in maniera soddisfacente. Ma solo soddisfacente. Un sorrisetto nervoso lottò per spuntarle sulle labbra, ma lei lo soffocò rapidamente sotto l’espressione tranquilla e neutra, di distaccata competenza che sapeva essere più adatta a una giovane donna nella sua posizione.
La recensione di Le figlie del libro perduto, Katherine Howe
Katherine Howe, laureata in Storia a Harvard, in questo romanzo descrive la vita quotidiana nella comunità puritana del secolo XVII, gli abbigliamenti femminili e l’interno delle case, riporta dicerie e superstizioni, mette in risalto l’ignoranza delle donne riguardo al proprio corpo. Il romanzo racconta il passato descrivendo quanto è successo a Salem nel 1682, ossia narra di un gruppo di donne passate alla storia proprio come le streghe di Salem e dall’altra parte si parla di Connie, giovane dottoranda all’Università di Havard che cerca un almanacco o libro delle ombre in biblioteche ed archivi. Nella casa della nonna trova una vecchia chiave dentro una Bibbia e all’interno c’è un foglietto con scritto “Deliverance Dane”.
Un nome legato non solo ai processi su cui Connie sta indagando, ma anche alla sua famiglia e ad un segreto custodito da generazioni di donne e tramandato attraverso un libro proibito: un Libro delle Ombre, depositario di un sapere ormai perduto. Ma qualcun altro è in cerca del libro perduto, e per ottenerlo è disposto a tutto, anche a ricorrere a una maledizione da cui non c’è scampo.Poi Connie incontra Sam restauratore di monumenti e se ne innamora.
Le sofferenze devono essere provocate da un malfattore, e non da semplici circostanze o dalla divina provvidenza. E tuttavia il malfattore potrebbe non sapere perché fa quello che fa, e nemmeno con quali mezzi compie le sue azioni. L’errore sta nel voler cercare l’interno malvagio, e di non accontentarsi con la cura degli effetti. Non c’è bisogno di essere negromanti per portare il maleficio a un’anima sofferente.
Questo libro d’esordio della Howe è allo stesso tempo un thriller, un fantasy e un romanzo storico. Ho faticato ad arrivare all’ultima pagina, perché molto descrittivo, a volte banale e non lo ho apprezzato molto forse perché non è il mio genere. Comunque leggetelo e poi mi dite cosa ne pensate.
LE FIGILE DEL LIBRO PERDUTO
Katherine Howe
Salani, 2010, 427 pag., € 18,60









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