L’intervista creativa a…Vincenzo Malara

Visto che Ottobre è il mese della Paura, ci è sembrato giusto fare qualche domanda ad uno dei nuovi autori che ha già avuto modo di farsi conoscere su Zebuk e che rappresenta bene il tema: Vincenzo Malara.

E, siccome avevo voglia di capire se il nostro autore avrebbe accettato la sfida, gli ho proposto un’intervista un po’ fuori dal comune.

E lui non solo ha accettato, ma ha anche dato voce ad uno dei protagonisti di Persi nel Vuoto, che qui si è improvvisato “segretario personale” dell’autore. Il risultato è un simpatico esercizio creativo che vi proponiamo e che speriamo sia di vostro gradimento.

Una chiacchierata con…Joseph Garry

Mi chiamo Joseph Garry e sono uno dei protagonisti del romanzo “Persi nel vuoto” di Vincenzo Malara. Sono un giornalista dell’ignoto, lavoro per un magazine che si chiama “Incredible America” dove vengono raccolti i casi dell’impossibile, storie che hanno come oggetto eventi straordinari e misteriosi. Nel mio lavoro intervisto persone che sostengono di essere state rapite dagli alieni, che proclamano di avere chissà quale capacità paranormale e addirittura chi sostiene di essere in contatto con l’Aldilà. Nel mio lavoro di giornalista attraverso l’America alla ricerca di scoop sensazionali e a breve partirò per raggiungere il Nevada dove ascolterò la storia di un uomo di nome Carlito Omerras rinchiuso in un penitenziario circondato solo dal deserto a Baker. Proprio di questo mio prossimo scoop racconterà Vincenzo Malara dentro il suo “Persi nel vuoto”, di ciò che mi capiterà incontrando questo uomo e scoprendo tremendi segreti che ora non posso rivelarvi. Oltre a me nel libro ci sono altri personaggi, altre storie, tutte accomunate dalla sensazione dei protagonisti di sentirsi immobili davanti a una realtà che lentamente viene stravolta da eventi inspiegabili.
Su “Zebuk” mi hanno chiesto di rispondere ad alcune domande per conto del mio autore, Vincenzo Malara, e quindi, prima di partire per il Nevada, eccomi qui a vedere di cosa si tratta. Possiamo cominciare:

  • Questo mese su zebuk si parla di letteratura da brivido. Qual’è stato il primo vero incontro (letterario, si intende) che Vincenzo Malara ha avuro con la paura?
    Il primo romanzo di genere che ha letto Vincenzo Malara è stato “Cujo” di Stephen King. Aveva nove anni ma già era attratto dalle storie da brivido e così, un po’ titubante, sua zia glielo regalò. Quel libro è stato il suo  primo incontro con il “Re del brivido” e da allora non ha mai perso un suo romanzo. In qualche modo anche il suo tipo di scrittura, il suo evocare storie americane, prendono spunto proprio da Stephen King che inevitabilmente ha influenzato la sua creatività.
  • Spaventaci con la citazione preferita del tuo creatore.
    La citazione spaventosa preferita da Vincenzo è una frase di Dante Alighieri che non ha mai dimenticato dai tempi della scuola. Dal 3° canto dell’Inferno… “Perdete ogni speranza o voi che entrate!”
  • Vincenzo ti ha mai detto dove ha avuto l’ispirazione per le storie che racconta in Persi nel Vuoto?
    Penso che Vincenzo si sia ispirato a percezioni improvvise, idee che gli sono balenate in testa, sensazioni, flash visti o sognati in attimi di immaginazione libera. L’idea della voce che dal lavandino sussurra verità sconvolgenti al povero Sam Starkey è nata una mattina per caso mentre Vincenzo si faceva la barba. Mentre l’acqua scendeva giù  ha avuto come la percezione di un rantolo ed ecco l’incipt della storia. Anche i viaggi in America che Vincenzo ha fatto anni fa, soprattutto uno in cui ha attraversato il deserto del Nevada, sono stati fonte d’ispirazione suggestive per i suoi racconti.
  • Perché pensi che  ti abbia inserito in una delle sue storie di “Persi nel vuoto”?
    Quello che posso dirvi è che Vincenzo  ha immaginato il mio racconto proprio in uno dei viaggi che vi ho accennato prima. Con un gruppo di amici ha attraversato il deserto del Nevada dove regna il nulla più assoluto. Distese di terra bianca e rotta dal caldo che non può fare altro che suggerire desolazione. In alcune aree molto vaste sono posizionati dei cartelli in cui si trova scritto che la proprietà di quelle zone è sotto la tutela del Governo degli Stati Uniti proprio perché negli anni 40 e 50 proprio lì testarono alcune armi di nuova generazioni che hanno sprigionato alcune radiazioni. Sempre in quelle zone, nelle poche stazioni di servizio che si incontrano qua e là, è un fiorire di souvenir dedicati agli alieni proprio perché nel deserto del Nevada c’è la famosa Area 51. Sono stati questi elementi, zona militare e alieni, a suggerire a Vincenzo la mia storia di giornalista che va a caccia di scoop e scopre il Sotterraneo segreto dove vengono rinchiuse le persone rapite dagli Ufo. Vincenzo aveva bisogno di un personaggio coraggioso, dal passato confuso, che avesse brama di sapere la verità e quindi ecco che sono nato io.
  • C’è una domanda che facciamo spesso agli autori: il libro sul  comodino.
    Sul comodino di Vincenzo c’è sicuramente “La Strada” di Cormac McCharthy. Uno dei suoi romanzi preferiti perché parlano di desolazione, di un mondo devastato da un’Apocalisse dove i pochi umani sopravvissuti sono ormai come bestie disposte anche al cannibalismo pur di sopravvivere. In questa storia terribile e cruda però c’è un barlume di speranza, il padre e il bambino che vagano in questa America sconvolta alla ricerca della salvezza. Molti dei temi trattati da questo libro ricorrono nelle fantasie di Vincenzo Malara.
  • E, per concludere quest’intervista, pensi che ci sarà anche la “paura” nei suoi progetti futuri ?
    Io penso che il mistery e il brivido continueranno a fare parte delle nuove storie di Vincenzo. Sta concludendo un racconto di nome “La Macchina Sbagliata” dove la vita di un povero ladro di auto verrà sconvolta dopo l’errore di avere rubato una macchina che doveva lasciare stare. Contemporaneamente sta ultimando un nuovo romanzo che si intitolerà “Dio è nella pioggia” e anche se il titolo sembra consolatorio la storia avrà la sua bella dose di imprevedibilità e mistero.

Grazie mille Joseph! Ma, soprattutto, un ringraziamento a Vincenzo Malara per aver accettato questa particolare intervista.

Alla prossima creazione!

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