Mio padre ripeteva sempre che possono portarti via tutto, ma non la tua mente e i tuoi pensieri (…) Dava molta importanza all’istruzione, come già suo padre prima di lui.
Ricordo che fin da piccoli, quando andavamo al villaggio, sapevamo che se una persona si inchina davanti a te così profondamente da sfiorarti i piedi, tu devi fermarla prima che lo faccia. Dunque no, nessuno di noi è stato allevato come i rampolli delle famiglie feudali.
La storia del Pakistan si intreccia in modo indissolubile con quella, tragica, della famiglia Bhutto.
A ripercorrere gli eventi più significativi che hanno portato il paese allo stato attuale e a raccontare, con la precisione del reporter, ma con sguardo commosso Fatima Bhutto, figlia di Murtaza, assassinato nel 1996 e nipote di Benazir, la temibile zia, uccisa in un attentato nel 2007.
Canzoni di sangue è innanzitutto, come recita la sinossi:
un gesto d’amore, quello di una figlia per un padre che non ha potuto vederla crescere.
Ed è anche una cronaca dettagliata che narra la storia di una delle famiglie più potenti del Pakistan, da molti accostata ai Borgia, che ha saputo guidare, nel tempo, il paese verso le punte più alte del suo splendore…ma anche giù in picchiata, a causa di continue lotte politiche per far ottenere il potere a l’una o l’altra delle fazioni avverse.
E’ una storia che ai nostri occhi può sembrare eccessiva.
Ma che deve essere letta.
Per amore di cronaca.
Per capire e per non dimenticare.
E perchè la Bhutto ha voluto rendere omaggio alla propria famiglia con le uniche armi che aveva a disposizione:
La penna e la verità.
Canzoni di Sangue
(Ricordi di una figlia)
Garzanti, 2011, 532 pag.
ISBN 9788811741183









Silbi… breve ma parecchio profonda!
E’ che quando ci sono argomenti così complessi, tragici, preferisco lasciar parlare le parole dell’autore.
Ed hai perfettamente ragione!