Le quattro casalinghe di Tokyo, Kirino Natsuo

Arrivò al posteggio prima dell’ora stabilita.
Scesa dall’auto fu avvolta dall’umida, fitta oscurità di luglio. Era forse il caldo afoso a farle apparire ancora più cupe quelle tenebre.
Masako Katori si sentì soffocare e levò lo sguardo al cielo senza stelle. La pelle, che in auto si era mantenuta fresca e asciutta grazie al climatizzatore, divenne subito sudata e appiccicosa.
Un odore di olio fitto, proveniente dallo stabilimento di pasti precotti in cui tra poco avrebbe iniziato il suo turno di notte, si mescolava quasi indistintamente alle folate di gas di scarico che giungevano dalla Shin-Oume-Highway. “Voglio tornare”.
Queste parole le affiorarono alla mente non appena l’odore raggiunse il suo naso. Non sapeva come le fosse venuta in testa quell’idea, né dove voleva tornare. Ovviamente non nella casa da cui era appena uscita. Perché non voleva tornare a casa? E dove avrebbe voluto andare? La sensazione di avere smarrito la strada irritò Masako.

La pazienza di Yaoyoi, della dolce e graziosa Yaoyoi, si è rotta oggi improvvisamente come un filo. Nell’ingresso di casa, davanti alla faccia insopportabilmente insolente di Kenji, il marito che ha dilapidato tutti i suoi risparmi, Yaoyoi si è tolta la cinghia dei pantaloni e l’ha stretta intorno al collo del disgraziato.
Kenji ha tentato di afferrare la cintura, ma non ne ha avuto il tempo. La cinghia gli è penetrata subito nella carne.
È stato buffo vedere come il collo di Kenji si sia piegato all’indietro e le mani abbiano cominciato ad annaspare disperatamente nell’aria. Sì, buffo, veramente buffo, poiché un uomo così, un infelice che beve e gioca, non si cura dei figli, è attratto da donne impossibili e picchia la moglie, non meritava certo di vivere! Le gambe abbandonate storte sul pavimento di cemento dell’ingresso, accasciato sulla soglia, la testa tutta girata, Kenji, a un certo punto, non si è mosso più. Yaoyoi gli ha messo allora una mano sul collo per sentire le pulsazioni.
Niente.
Sul davanti dei pantaloni ha visto una macchia bagnata. E ha riso, stupefatta della forza furiosa, della crudeltà di cui era stata capace. Ha riso anche quando Masako e Yoshie, le fedeli amiche, l’hanno aiutata trasportando il cadavere a casa di Masako, tagliandolo a pezzetti e gettando poi i resti in vari bidoni d’immondizia.

Questo romanzo è un ottimo thriller, che mi ha lasciata con il fiato sospeso dalla prima all’ultima pagina, è stato davvero travolgente.
Descrive benissimo la società giapponese, soprattutto le donne, che all’inizio sembrano le vittime ma che poi  possono diventare carnefici. Queste quattro donne hanno in comune il desiderio di cambiare vita, e sarà proprio con il delitto che ci riusciranno. 
La figura che mi ha più sconvolta è quella di Masako che alla fine dimostra di essere superiore agli uomini, perché non solo fa a pezzi il cadavere del marito dell’amica, ma riuscirà persino in un gioco al massacro a battere il crimine.

E come sempre buona lettura.

LE QUATTRO CASALINGHE DI TOKYO
Kirino Natsuo
Editore Neri Pozza, 2009, p. 652,  € 14,00

angela
Classe 1972, mamma di due adolescenti, moglie, assistente personale del direttore di una casa editrice, segretaria di una scuola di musica, amante dei libri e della musica.

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