Il sentiero dei nidi di ragno, Italo Calvino

“Pin va per i sentieri che girano intorno al torrente, posti scoscesi, dove nessuno coltiva. Ci sono strade che solo lui conosce e che gli altri ragazzi si struggerebbero di sapere: un posto, c’è, dove fanno il nido i ragni, e solo Pin lo sa ed è l’unico in tutta la vallata, forse in tutta la regione: mai nessun ragazzo ha saputo di ragni che facciano il nido, tranne Pin.
Forse un giorno Pin troverà un amico, un vero amico, che capisca e che si possa capire, e allora a quello, solo a quello, mostrerà il posto delle tane dei ragni. E’ una scorciatoia sassosa che scende al torrente tra due pareti di terra ed erba. Lì, tra l’erba, i ragni fanno delle tane, dei tunnel tappezzati d’un cemento d’erba secca; ma la cosa meravigliosa è che le tane hanno una porticina, pure di quella poltiglia secca d’erba, una porticina tonda che si può aprire e chiudere.”

Pin è solo.
Solo tra i ragazzi, razza alla quale non sente di appartenere.
Solo tra gli adulti, che ama prendere in giro ma che non capisce mai davvero.
E la sofferenza di questa solitudine si sente in tutto il libro, leggera come una ragnatela tessuta da quei ragni che stanno tanto a cuore a Pin, ma presente. E insidiosa.
Questa sua vita piena di personaggi, sua sorella la Nera di Carrugio Lungo, Pietromagro, Lupo Rosso, Mancino, Giglia, il Dritto, Cugino, ognuno col suo carattere, ognuno con le sue solitudini e le sue storie da raccontare; questa vita sembra non dare altro a Pin che sofferenze. Per il comportamento degli adulti, che non  si sa mai da che parte stanno e se vogliono ridere o fare i seri, per il comportamento di chi ti sembra amico ma poi ti tradisce per un niente, per l’impossibilità di trovare un amico di cui fidarsi, a cui si possa raccontare dove si trova il sentiero dei nidi di ragno.

Nel 1947 Italo Calvino scrive il suo primo romanzo e affronta il tema delicato e complicato della Resistenza, guardandolo con gli occhi di un bambino ma anche con i suoi stessi occhi, quelli di un giovane che ha vissuto la Resistenza da protagonista, combattendo nelle brigate Garibaldi, sui monti liguri:

“Il rapporto tra il personaggio del bambino Pin e la guerra partigiana corrispondeva simbolicamente al rapporto che con la guerra partigiana m’ero trovato ad avere io. L’inferiorità di Pin come bambino di fronte all’incomprensibile mondo dei grandi corrisponde a quella che nella stessa situazione provavo io, come borghese.”
[dalla presentazione nell’edizione Oscar Mondadori, 1993]

La mia intenzione non è ora quella di fare un’approfondita critica letteraria di questo libro.

Per rispetto ad una vecchia sensazione vissuta anni addietro: rileggo questo libro, lo leggo per la seconda volta, dopo averlo letto ‘per dovere’ a scuola. Quando la lettura diventa una scelta anziché un obbligo, si legge con altri occhi, con uno spirito diverso, con una voglia di capire molto più vorace di quella di un tempo. Ci si lascia carezzare dalle parole, per il piacere di sentirle correre e inseguirsi così amabilmente. Ci si scopre ad attendere che arrivi la sera per tornare a quelle pagine e al racconto delle corse nei campi e tra i carrugi. E allora preferisco lasciar fiato alle parole, quelle di un risveglio nell’accampamento dei partigiani, con Pin che si sente finalmente (forse?) amato e benvoluto e sente che (forse?) si può fidare. Ma forse ancora no.

“I sogni dei partigiani sono rari e corti, sogni nati dalle notti di fame, legati alla storia del cibo sempre poco e da dividere in tanti: sogni di pezzi di pane morsicati e poi chiusi in un cassetto. I cani randagi devono fare sogni simili, d’ossa rosicchiate e nascoste sottoterra. Solo quando lo stomaco è pieno, il fuoco è acceso, e non s’è camminato troppo durante il giorno, ci si può permettere di sognare una donna nuda e ci si sveglia al mattino sgombri e spumanti, con una letizia come d’ancore salpate.
Allora gli uomini tra il fieno cominciano a parlare delle loro donne, di quelle passate e di quelle future, a fare progetti per quando la guerra sarà finita, e a passarsi fotografie ingiallite.”

Leggetelo questo libro. Con gli occhi di Pin. E cercate anche voi quel sentiero, quei nidi di ragno nascosti ai più.

Buona lettura.

IL SENTIERO DEI NIDI DI RAGNO
Italo Calvino
Mondadori (collana Oscar), 1993, pag. 159
ISBN: 9788804375913

Polepole è Silvia, lettrice affamata e da poco tempo molto selettiva, geometra, architetto, perenne studente della vita. Sono nata nel 1973, in un soleggiato ultimo giorno di aprile, ho un marito e due figli meravigliosi, che riempiono la mia vita di emozioni belle. Passerei l’intera esistenza sui libri, con tazza di cioccolata fumante al seguito, senza distogliere lo sguardo se non per farmi conquistare dalla copertina di un altro libro.

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