Una buona scuola, Richard Yates

…ci misi anni ad accorgermi di quello  che le persone più sveglie sembravano notare immediatamente, e cioè che nella bellezza stessa del luogo c’era qualcosa di artificioso e addirittura lezioso: era un collegio come avrebbero potuto idearlo negli studi della Walt Disney. E c’era un’altra cosa che ci misi tantissimo a capire, anche se immagino che avrei potuto indovinarla dal tono di voce dell’invitata al matrimonio di Jane: la Dorset Academy aveva fama di accettare ragazzi che, per un sacco di motivi, nessun’altra scuola voleva prendere in considerazione.

Alla Dorset Academy si intrecciano le storie di studenti e insegnanti:
C’è William Grove, bersaglio degli scherzi più crudeli dei compagni di scuola, che cerca (e forse trova) il suo riscatto entrando nel giornale della scuola.
Edith Stone, la figlia del preside della Dorset, frequenta una scuola per sole ragazze e finisce per innamorarsi di uno dei ragazzi più amati della scuola retta da suo padre.
C’è la vita di Jack Draper, il professore malato di polio, alcolizzato, tradito a ripetizione dalla moglie con il collega di Francese.
Ci sono gli allievi della Dorset chiamati a servire la patria.
I genitori di Grove, così diversi tra loro e così fortemente presenti nelle pagine del romanzo.

Una buona scuola può essere considerato come Il ritratto di Yates da giovane il quale, come dice Zadie Smith nella prefazione del romanzo appartiene al genere americano autobiographicus infelix suburbanus.
E proprio per questo motivo, Yates non riesce proprio a distinguere la sua vita dalle sue opere.
In ogni romanzo ha inserito una parte della sua esperienza.
In questo in particolare, lui narra la sua adolescenza, la sua formazione letteraria.

Yates è, di fatto William Grove.
Lui stesso ammette che l’aver frequentato quella che sua madre definiva una buona scuola, ed essere entrato nella redazione del giornale scolastico, gli ha fornito gli strumenti per la sua carriera futura.
E nel romanzo ripercorre quegli anni, quelle sensazioni.
Ovviamente è di Yates che stiamo parlando.
Alla fine i protagonisti del libro sembrano essere senza speranze. O con davvero poche chance di trovarne qualcuna valida.
Resta però, in tutto il romanzo, quel sapore agrodolce che solo i ricordi sanno portare quando si guarda dentro il proprio passato.

E il modo in cui scrive.
Quello è il tratto distintivo di Yates.
Così “alla vecchia maniera” (Zadie Smith lo avvicina ai film con James Stewart e Spencer Tracy).
Così pieno di realismo.
Così inimitabile.

Una buona scuola
Autore: Richard Yates
Minimum Fax, 2009, 235 pag.
ISBN 9788875212162

40enne, mamma di una ex Vitellina, moglie di un cuoco provetto. Le mie passioni: lettura e scrittura. E ZeBuk. Fresca Expat in quel di Londra, vago come un bambino in un negozio di giocattoli nei mercatini di libri usati. Forse è questo il Paradiso!

2 COMMENTS

  1. Ecco, forse è proprio quella tristezza di fondo che me lo sta tenendo così lontano. Quell’agrodolce “infelix suburbanus”.

    🙂

    Però ci voglio provare. In fondo l’agrodolce mi piace così tanto… 😉

    • Non aver paura di Yates, in fondo lui lascia sempre al suo lettore la possibilità di darsi da fare, come nega questa possibilità ai suoi personaggi. 🙂

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