Non aveva pianto subito per la bambina. Nata con un vizio cardiaco, le aveva detto David con le lacrime agli occhi. Una bambina che non aveva mai respirato. Paul le stava in braccio e lei lo osservava: il faccino rugoso, la cuffietta di cotone lavorata ai ferri, le dita rosee, leggermente ricurve, le unghie piccole piccole, ancora molli, trasparenti com la luna. Che cosa aveva detto David? Norah non poteva accettarlo,non poteva. I ricordi di quella notte erano confusi: la neve, la corsa allo studio medico attraverso le strade vuote e David che si fermava a tutti i semafori mentre lei lottava contro l’impulso a spingere che arrivava a ondate, incontrollabili. Di quello che era successo dopo aveva solo ricordi isolati, strani: il silenzio dello studio, la sensazione impercettibile di una stoffa leggera sopra le ginocchia, il freddo del lettino ostetrico sulla schiena nuda, l’orologio d’oro al polso di Caroline Gill quando le somministrava l’anestetico…Poi si era svegliata e aveva Paul tra le braccia e David le stava accanto e piangeva. Lei aveva alzato gli occhi a guardarlo, ma non si sentiva del tutto presente. Forse era l’anestetico, o la reazione dopo il parto, o uno scompenso ormonale. Poi era nata la bambina. Con un vizio cardiaco.
Quello che Norah non sa è che, in realtà sua figlia non è nata con un grave vizio cardiaco.
Non è affatto morta.
E’, invece, venuta al mondo con la Sindrome di Down.
Siamo nel 1964, e questa malattia viene accolta con assoluta disperazione da David, marito di Norah e medico.
Il quale, travolto dall’emozione, prende una decisione che cambierà le loro vite:
farà credere a sua moglie che la bambina è nata morta e la affida a Caroline, la sua infermeriera, chiedendole di rinchiuderla in un istituto.
Ma Caroline non riuscirà ad abbandonare la piccola Phoebe.
Fugge in un’altra città portandosi dietro la bambina.
Due nuclei familiari, a causa di questa vicenda, vivranno una vita non semplice:
Norah, se da un lato è felice per la nascita del piccolo Paul, dall’altro è inconsolabile per la figlia che crede morta.
David, che vive quotidianamente lacerato dai sensi di colpa.
Caroline, che combatte i pregiudizi della gente nei confronti di Phoebe.
E cosa potrebbe succedere se, un giorno, i destini di tutte queste persone tornassero ad incrociarsi?
Figlia del silenzio è un romanzo triste, che parla delle paure delle persone nei confronti del diverso, carico di sensi di colpa.
E parla di legami familiari, quelli che non si spezzano, nemmeno se si vive lontani.
E’ senza dubbio una storia che tocca l’anima, ben scritta e che fa riflettere.
Figlia del silenzio
Kim Edwards
Garzanti Libri, 2007, 404 pag.
ISBN 9788811686002








