La pioggia prima che cada, Jonathan Coe

Il funerale ebbe luogo venerdì mattina. Il villaggio, che Gill ricordava dall’infanzia come un’accozzaglia di vivaci colori primari, era di un grigio slavato. Il cielo azzurro intenso di quei ricordi, ancora miracolosamente conservati da qualche parte su molte centinaia di diapositive, adesso era ridotto a un foglio perfettamente bianco, che non significava niente.
Su questo sfondo scialbo, gruppi di sicomori e conifere ondeggiavano scuri e verdeggianti nella brezza, il fruscio delle loro foglie l’unico suono a inframmezzare l’ostinato rumore del traffico lontano.
Nel camposanto si stendeva un prato di un verde più pallido, interrotto qua e là da rocce affioranti coperte di muschi e licheni, dove le pietre tombali si levavano senza pretese, o a volte sporgevano sbilenche, neglette.

La trama

La Zia Rosamond non è più. È morta nella sua casa nello Shropshire, dove viveva sola, dopo l’abbandono di Rebecca e la morte di Ruth, la pittrice che è stata la sua ultima compagna. A trovare il cadavere è stato il suo medico. Aveva settantatré anni ed era malata di cuore, ma non aveva mai voluto farsi fare un bypass. Quando è morta, stava ascoltando un disco – canti dell’Auvergne – e aveva un microfono in mano. Sul tavolo c’era un album di fotografie. Evidentemente, la povera Rosamond stava guardando delle foto e registrando delle cassette. Non solo. Stava anche bevendo del buon whisky, ma… Accidenti, e quel flacone vuoto di Diazepam? Non sarà stato per caso un suicidio? La sorpresa viene dal testamento. Zia Rosamond ha diviso il suo patrimonio in tre parti: un terzo a Gill, la sua nipote preferita; un terzo a David, il fratello di Gill; e un terzo a Imogen. Gill e David fanno un po’ fatica a capire chi sia questa Imogen, perché prima sembra loro di non conoscerla, poi ricordano di averla vista solo una volta nel 1983, alla festa per il cinquantesimo compleanno di Rosamond. Imogen era quella deliziosa bimba bionda venuta con gli altri a festeggiare la padrona di casa. Sembrava che avesse qualcosa di strano. Sì, era cieca. Occorre dunque ritrovare Imogen per informarla della fortuna che le è toccata. Ma per quanti sforzi si facciano, Imogen non si trova. E allora non resta – come indicato dalla stessa Rosamond in un biglietto – che ascoltare le cassette incise dalla donna…

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Jonathan Coe mi ha sempre incuriosito molto.
Questo mese ho avuto la possibilità di approfondire la sua conoscenza, dal punto di vista letterario e devo dire che riserva sempre qualche piacevole sorpresa.

Ne La pioggia prima che cada, parla di molte cose.
In particolare si sofferma sul rapporto tra genitori e figli, sulle differenze generazionali, sull’amore.
E parla di omosessualità.
Al femminile.

Attraverso zia Rosamund, la storia della sua vita, i suoi amori presenti e passati e i suoi segreti.
E ci porta per mano attraverso un tema fin troppo discusso negli ultimi tempi: quello della genitorialità omosessuale.

Una trama narrata attraverso la voce di zia Rosamund, che non c’è più, ma rivive attraverso le registrazioni fatte nel corso degli anni e destinate ad Imogen, la misteriosa terza fruitrice dell’eredità.

Una sorta di audiodiario, destinato ad una donna non vedente.
Che aiuta Gill a vedere meglio la realtà delle cose.

Grandi personaggi femminili, grande trama, gran bel modo di scrivere.
Si capisce che Coe mi ha conquistata?

 

La pioggia prima che cada
Jonathan Coe
Feltrinelli (I Narratori), 2007, 222 pag., € 16,00
ISBN 9788807017292

40enne, mamma di una ex Vitellina, moglie di un cuoco provetto. Le mie passioni: lettura e scrittura. E ZeBuk. Fresca Expat in quel di Londra, vago come un bambino in un negozio di giocattoli nei mercatini di libri usati. Forse è questo il Paradiso!

2 COMMENTS

  1. Ho letto il libro e devo dire che, soprattutto nella prima parte, l’ho trovato noioso e pedante. La storia migliora e diventa più interessante nella seconda parte però nel complesso non posso dire che mi sia piaciuto.

  2. Nel totale, non mi è piaciuto. Va bene raccontare la storia di una famiglia travagliata, soprattutto perché’ cose del genere capitano davvero. Ma la mia sensazione è che il tipo non sappia scrivere. Dove dovrebbe esserci suspense, tensione, dramma…niente. Ad esempio, quando Rebecca sparisce di colpo. Via subito, passato, nessun risveglio di brividi, quel brano passa con conseguenze nulle. O quando lei rivela ad Imogen che è stata accecata dalla madre: sembra di leggere il copione di qualche soap opera. Giusto qualche artificio letterario pompato che a me faceva venire voglia (e ogni tanto l’ho anche fatto) di ridere. Una scrittura piena di luoghi comuni. E’ come se l’avesse scritto una persona alla sua prima esperienza: dice le cose come ti aspetti che vadano dette nella realtà, cioè in modo assolutamente piatto, con parole sentite e sentite e sentite. Peccato che siamo in un romanzo, è qualche cosa di sorprendente non sarebbe male trovarlo.

    In più, la scelta del personaggio narrante. Mediocre, insipido, con nessuna specialità addosso. Non dico che deve fare le magie, ma insomma, sei una lesbica, no? E allora fammi vedere cos’è la testa di una lesbica, il modo di ragionare e di vivere la vita. Soprattutto a quei tempi, qualcosa di peculiare rispetto al resto l’aveva, suppongo.
    Pensavo di trovare una storia migliore, insomma…

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