Chiamalo Sonno, Henry Roth

Lei si sollevò al petto il bambino che singhiozzava, se lo strinse contro. Il suo sguardo, con una espressione vuota e stordita, vagava dal volto cupo e pieno di sorda agitazione del marito alla poppa della nave. Nella scia verde argento che si piegava allargandosi come una tromba sull’acqua, il cappello blu continuava a danzare e ad ondeggiare, col nastro allungato sulle onde. Le vennero le lacrime agli occhi. Se le asciugò alla svelta, scosse la testa come per scacciare il ricordo, e guardò verso prua. Di fronte a lei si profilavano le sporche cupole e le torregianti mura verticali della città. Al di sopra dei tetti dentellati, il fumo bianco, reso chiaro e diluito dal sole che scendeva, svaniva nelle fessure e nei cunei di cielo. Lei premè la fronte contro quella del bambino, lo chetò sussurrando.
Questa era quella vasta incredibile terra, la terra della libertà, delle infinite occasioni, quella Terra Dorata.

Ogni tanto la  storia della Letteratura mondiale annovera romanzi che, in qualche modo, sono riusciti a lasciare il segno.
Tanto più quando il loro autore decide di rendere la propria vita un qualcosa di misterioso.
E’ ciò che è accaduto a Chiamalo sonno, opera prima (e per lungo tempo unica) di Henry Roth, universalmente giudicato un capolavoro, un libro che ne contiene mille al suo interno.
E soprattutto un romanzo importante, che parla di immigrazione, sogni, speranze, tutte incarnate dalla Statua della Libertà che, a inizio ‘900 accoglieva le persone che arrivavano a New York in cerca di una vita migliore.

Lo avrete capito, insomma: Il Classico di oggi è uno di quei libri che dovrebbero essere letti almeno una volta nella vita.

La trama

David Schearl ha quasi due anni quando arriva a New York dalla Galizia nel 1907.
Insieme a sua madre, Genya, raggiunge il padre,  Albert,  nella “terra dorata”.
E ben presto si accorge che, in fondo, di dorato, c’è soltanto il sogno iniziale.
Suo padre è un uomo duro e violento, in preda ad assurde manie di persecuzione e incapace di mantenere un lavoro a lungo.
Sua madre, la sua reale ancora di salvataggio,  è una donna affettuosa che ricopre il figlio di attenzioni dolcissime.
Sarà in questo limbo, sospeso tra amore e terrore, che David scoprirà il mondo, che gli riservirà soprese fantastiche e anche ulteriori paure.
Chiamalo sonno può essere considerato come un un romanzo di iniziazione, attraverso il quale David scoprirà il mistero delle proprie origini.
Dopo la rivelazione arriverà il silenzio, quello stato particolare che si può anche chiamare sonno.
E David chiudendo gli occhi rinuncia definitivamente a parlare, sceglie di restare bambino.

Le Tematiche del Romanzo

Ci sono vari temi che vengono trattati in Chiamalo sonno.
Il più immediato è quello del romanzo storico.
Assistiamo alla descrizione minuziosa dell’America di inizio Novecento, quella delle ondate migratorie, delle mescolanze di lingue e culture diverse.
David rappresenta a fondo questa mescolanza.
Con lo yiddish parlato in famiglia e l’inglese studiato a scuola e l’ebraico studiato allo heder. Ma anche la “lingua misteriosa” che sua madre usa per parlare con sua zia, il polacco, la lingua dei segreti.
Si parla di New York, ma anche degli Ebrei Americani e del loro attaccamento alla terra madre.

L’Autore

Henry Roth pubblicò il suo primo libro, Chiamalo sonno,  nel 1934.
E non ebbe subito fortuna.
La popolarità arrivò grazie ad una ripubblicazione e rivalutazione critica del romanzo avvenuta negli anni ’60.
Roth dedicò questo romanzo alla sua amante e musa del periodo, Eda Lou Walton.
L’insuccesso iniziale di Chiamalo sonno allontanò Roth dalla scrittura del suo secondo romanzo. Si dedicò a numerose storie brevi.
Abbandonò anche la scrittura negli anni ’40, dedicandosi ad altre attività (fece anche il pompiere e l’insegnante). Fino a che non andò in pensione e si stabilì in un campo caravan ad Albuquerque.
Quando Chiamalo Sonno venne ripubblicato ottenne un grande successo.
E Roth, almeno inizialmente, non accolse positivamente questa fortuna.
Ma tornò la voglia di scrivere.
E così, all’età di 73 anni cominciò un’opera narrativa in sei volumi,  Alla mercé di una brutale corrente, due dei quali ebbero pubblicazione definitiva e completa poco prima della sua morte. Altri due volumi furono pubblicati postumi, mentre gli ultimi due manoscritti rimangono non pubblicati in Italia.
Roth morì ad Albuquerque, Stati Uniti.

Chiamalo Sonno rappresenta un’esperienza di lettura interessante, prodonda, multistrato.
Racconta di vite, segreti, famiglie, sofferenze.
Parla di immigrazione e di speranze.
E nonostante tutto mantiene un’attualità incredibile.

E credo che sia un’esperienza che vada vissuta, pagina dopo pagina, fino all’epilogo:

«Poteva anche chiamarlo sonno. Era soltanto in prossimità del sonno e ogni battito delle ciglia poteva provocare una scintilla contro l’esca confusa del buio, accendere negli angoli oscuri della camera una tale miriade di vividi zampilli di immagini – un luccichio su barbe inclinate, l’ineguagliabile scintillio su dei pattini, la secca luce sugli scalini di pietra grigia di un ingresso, lo splendore a diminuire delle rotaie, la lucentezza oleosa dei fiumi lisci nella notte, il brillio di sottili capelli biondi, di facce rosse, il brillio delle palme aperte e tese di legioni e legioni di mani che si precipitavano verso di lui.»

40enne, mamma di una ex Vitellina, moglie di un cuoco provetto. Le mie passioni: lettura e scrittura. E ZeBuk. Fresca Expat in quel di Londra, vago come un bambino in un negozio di giocattoli nei mercatini di libri usati. Forse è questo il Paradiso!

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