“ Silenzio! Non sentite anche voi?
C’è un’interferenza, un segnale.
Qualcuno si sta avvertendo.
Che la comunicazione sta per cadere.
…..
Pronto sono Fernando Pessoa.
….
Va bene signor direttore , lo so che dobbiamo
andar via.
ma mi lasci almeno il tempo di finire come si deve.”
E’ l’esordio di Tabucchi nel teatro. Sono due racconti.
Ne “Il signor Pirandello è desiderato al telefono” un attore fallito interpreta la parte di Fernando Pessoa e sogna di parlare con Pirandello per raccontargli i suoi problemi. La storia si svolge in un manicomio dal Portogallo davanti ad un pubblico di pazzi.
Anche se come dice Tabucchi, Pessoa e Pirandello realmente non si sono mai conosciuti, ma avrebberò potuto conoscersi quando il drammaturgo siciliano si recò a Lisbona per vedere la prima mondiale del “Sogno…ma forse no”.
Mentre nel secondo racconto “Il tempo stringe” c’è un uomo colpito da un lutto, una presenza irraggiungibile, un fantasma e un cadavere che si sottrae ad un duello.
Un dialogo impossibile. Un uomo si reca in un ospedale per rivedere il fratello che non vedeva da tempo e scopre che è morto. Un monologo dove appunto riaffiorano tutti i problemi irrisolti.
Racconta la solitudine dell’uomo moderno che nessuno guarda, neanche se stesso.
Il tema della solitudine è quello portante del libro, ed ha un risvolto ambiguo e anche comico.
I dialoghi mancati
Antonio Tabucchi
Feltrinelli, 1988, p. 75, € 5,00








