I dialoghi mancati, Antonio Tabucchi

 

“ Silenzio! Non sentite anche voi?

C’è un’interferenza, un segnale.

Qualcuno si sta avvertendo.

Che la comunicazione sta per cadere.

…..

Pronto sono Fernando Pessoa.

….

Va bene signor direttore , lo so che dobbiamo

andar via.

ma mi lasci almeno il tempo di finire come si deve.”

 

E’ l’esordio di Tabucchi nel teatro. Sono due racconti.

Ne “Il signor Pirandello è desiderato al telefono” un attore fallito interpreta la parte di Fernando Pessoa e sogna di parlare con Pirandello per raccontargli i suoi problemi.  La storia si svolge in un manicomio dal Portogallo davanti ad un pubblico di pazzi.

Anche se come dice Tabucchi, Pessoa e Pirandello realmente non si sono mai conosciuti, ma avrebberò potuto conoscersi quando il drammaturgo siciliano si recò a Lisbona per vedere la prima mondiale del “Sogno…ma forse no”.

Mentre nel secondo racconto “Il tempo stringe” c’è un uomo colpito da un lutto, una presenza irraggiungibile, un fantasma e un cadavere che si sottrae ad un duello.

Un dialogo impossibile. Un uomo si reca in un ospedale per rivedere il fratello che non vedeva da tempo e scopre che è morto. Un monologo dove appunto riaffiorano tutti i problemi irrisolti.

Racconta la solitudine dell’uomo moderno che nessuno guarda, neanche se stesso.

Il tema della solitudine è quello portante del libro, ed ha un risvolto ambiguo e anche comico.

 

I dialoghi mancati
Antonio Tabucchi
Feltrinelli, 1988, p. 75, € 5,00

angela
Classe 1972, mamma di due adolescenti, moglie, assistente personale del direttore di una casa editrice, segretaria di una scuola di musica, amante dei libri e della musica.

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