L’angelo nero, Antonio Tabucchi

A volte può prendere il via con un gioco, un piccolo gioco segreto e quasi infantile che solo tu conosci e che per pudore non diresti mai a nessuno, cose così non si fanno, ma è un gioco , diciamo uno scherzo con se stessi, o con gli altri, gli occasionali passanti, occasionali avventori, sono loro gli ignari compagni del tuo gioco, anche se non lo sanno. Perché parlano. E’ un gioco facile, non costa niente, non ci sono regole se non con se stessi, il che lo rende attraente e libero, e basta andarsene in giro, per esempio la domenica, la domenica è un giorno ideale con tutte le coppie che circolano annoiate nei caffè.

Una piccola raccolta di racconti il cui filo conduttore è il male: fantasmi, ossessioni e presenze malvagie.

E’ proprio Tabucchi che nel presentarli non ci da indicazioni precise se non per il titolo, che è in onore a Montale che lo ha usato per il male che i personaggi commettono nei vari racconti.

A differenza di altri libri che ho letto di Tabucchi in questo non ci sono quasi dialoghi e  poche descrizioni di ambienti mentre è stato molto più dettagliato ai ricordi soprannaturali.

Io sottoscritto, cognome e nome, desidero rendere piena confessione di tutte le azioni che ho commesso in nome di fraintesa giustizia ispiratami da individui che hanno approfittato della mia semplicità, azioni delle quali ora sono fermamente pentito.

In uno dei racconti che mi è piaciuto di più c’è appunto un uomo che farà confessare un altro uomo per i crimini commessi e alla fine gli rivelerà di essere la sua coscienza.

Un romanzo per alcuni versi un po’ cupo, ma scorrevole nella lettura.

L’angelo nero
Antonio Tabucchi
Universale Economica Feltrinelli, 1993, p. 152,  € 5,00

Classe 1972, mamma di due adolescenti, moglie, assistente personale del direttore di una casa editrice, segretaria di una scuola di musica, amante dei libri e della musica.

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