Notturno indiano, Antonio Tabucchi

Questo libro, oltre che un’insonnia, è un viaggio. L’insonnia appartiene a chi ha scritto il libro, il viaggio a chi lo fece. Tuttavia, dato che anche a me è capitato  di percorrere gli stessi luoghi che il protagonista di questa vicenda ha percorso, mi è parso opportuno fornire di essi un breve indice. Non so bene se a ciò ha contribuito l’illusione che un repertorio topografico, con la forza che il reale possiede, potesse dare luce a questo Notturno in cui si cerca un’ Ombra; oppure l’irragionevole congettura che un qualche amante di percorsi incongrui potesse un giorno utilizzarlo come guida.

Nell’introduzione a questo bellissimo racconto l’autore ci spiega in modo seducente che cosa ci apprestiamo a leggere: un viaggio, strano e incongruo, dentro l’India, uno dei paesi più affascinanti e magici del mondo. Ma anche un cammino all’interno dell’animo del protagonista che, con l’occasione della ricerca di un vecchio amico perso di vista, ripercorre il suo vissuto e le esperienze insieme a chi ora non è presente.

Camminiamo insieme a lui per le strade di Bombay, piene di rumori e di odori inconfondibili; ci rifugiamo in hotel di terza categoria alla ricerca di donne in vendita e di notizie da pagare. Ci sono, in queste pagine, descrizioni di luoghi unici, storie di sentimenti profondi e alterati dal ricordo. Piccoli gioielli che riguardano citazioni religiose e il confronto tra culture opposte ma con alcuni punti in comune importanti.

Il contrasto potente dello sfarzo di un grand hotel con la povertà di Madras e dei suoi abitanti, figure secondarie solo accennate ma che hanno un forte potere rievocativo, come se il passato non si distaccasse mai da ciò che facciamo quotidianamente e dalle nostre scelte future. Aberranti mostruosità trattate come manifestazione del sacro, giovani furfanti che sfruttano le contraddizioni di una cultura millenaria ancorata alla superstizione.

Immagini notturne, principalmente scure e rarefatte. In fondo la ricerca del vecchio amico Xavier non è che una scusa per ricercare se stesso, per permettersi il lusso di sciogliere un rompicapo che coinvolge soprattutto il protagonista. Quando la soluzione è quasi espressa il romanzo subisce una svolta: e il lettore rimane completamente ed eternamente schiavo delle pagine.

Difficile parlare a fondo di questo Notturno Indiano perché la magia delle parole di Tabucchi è potentissima mentre le leggi, evanescente quando provi a descriverla.

Leggetelo, non potrete più liberarvene.

 

Notturno indiano
Antonio Tabucchi
Sellerio,  1984, p. 144, €. 10,00
EAN 9788838924040

Sono quella che legge due libri contemporaneamente, quella che ha l'e-reader, io piango quando la scrittura è bella, divento il protagonista del libro. Curiosa, tento di infilarmi in tutti i generi, scegliendo tra i grandi classici e osando nuovi autori. L'unica certezza che ho: non mi basterà questa vita per finire la mia lista dei desideri. "Io penso, disse Anna sfilandosi un guanto, che se ci sono tanti ingegni quante teste, ci sono tanti generi d'amore quanti cuori" (Anna Karenina)

2 COMMENTS

  1. Racconti, libri di Antonio Tabucchi

    Ho conosciuto Tabucchi molti anni fa a Lisbona, in uno dei caffè che frequentava, quasi sempre da solo, nella sua città di elezione.. Ho amato ogni rigo dei suoi libri, per la sua passione per la verità, del frammento fluido, che si univa agli altri a formare un libro magico e misterioso, come sono tutti i suoi scritti. E’ uno dei nostri scrittori più grandi.Dunque, il suo esordio scandito da tre libri che definiscono la fisionomia di un narratore tra i più originali, il più europeo, della narrativa italiana dopo il ’68. In primo luogo Piazza d’Italia, una sorta di saga familiare, quasi novanta anni di vita in un piccolo borgo toscano (Tabucchi era nato a Pisa), un’antistoria dalla parte dei perdenti sul modello di Cent’anni di solitudine. C’è già prefigurato il Tabucchi futuro (il doppio, il tempo, gli equivoci…) nell’impasto realistico – inventivo in grado di risolvere in avventura della fantasia il filo rosso della storia. Poi ‘Il piccolo naviglio’, nel 1978, ripete la struttura di romanzo-saga che, alla dimensione epico-corale, sostituisce la forma della ricostruzione biografico-famigliare, con la contrapposizione tra la Storia e la storia, un personaggio sconfitto ma non rassegnato, ostinato, tenace. Il tutto in forma circolare che richiama la letteratura orale, con un inizio che è anche inevitabile punto d’arrivo, nella tensione del racconto come macchina incatenata di eventi, allegoria del narrare stesso. Infine i racconti finissimi de’ Il gioco del rovescio’ (1981) dove, all’ombra ormai diffusa di Pessoa, affiora il tema del rovescio come costante indagine entro il risvolto segreto e insospettato dell’esistenza. Per la prima volta prende corpo il ricordo di una Lisbona reale e fantastica attraverso la sua immagine capace di rivelare, nei suoi segni, le connessioni che trasformano i dati di un’esistenza in destino, degradato o derisorio, e tuttavia reso riconoscibile.
    Su questa linea, nasce un altro gioiello,’ I piccoli equivoci senza importanza’ (1985), disseminati su una tastiera orientata verso una poetica del sogno e della penombra, ma con il filo rosso di una profonda inquietudine sul senso dell’incompiuto e dell’inafferrabilità della vita. Come in’Capodanno ‘(uscito nella successiva raccolta’L’angelo nero’) dove lo scrittore torna alla memoria infantile per consegnare al lettore il segno dell’angelo nero del male nascosto nelle pieghe dell’esistenza. Dall’altra parte nasce’ il Notturno indiano ‘(1984), presto diventato di piccolo culto, il primo libro di viaggio di Tabucchi, che è probabilmente .secondo Segre, lo scrittore italiano più cosmopolita. Antonio parla dei viaggi che lui stesso ha trasformato in scrittura, offrendone una trama di parziali descrizioni che non possono essere isolate dalle storie, sono come cancellate. Così i viaggi che propone e che corrispondono a quelli già raccontati come storie, sono il loro «residuo diurno».
    Nel 1994 ‘Sostiene Pereira’ dà a Tabucchi il successo nazionale e internazionale, grazie anche al film molto fedele di Roberto Faenza.. Al successo di ‘Sostiene Pereira’ seguono altri romanzi, libri di viaggio, pamphlets sulla politica italiana. Vorrei solo ricordare quello che probabilmente resta il suo vero capolavoro, le nove storie brevi e brevissime sotto forma di epistole de ‘Il tempo invecchia in fretta’. Reveries, reminiscenze di eventi storici, monologhi interiori con la voce del narratore che si avvolge su se stessa in soste, intoppi, spezzature. E insegue destini monchi e incompiuti, continuamente oscurati, rattoppati, fuori centro. Buchi nella rete del labirinto che la scrittura infilza come fessura, supposizioni, indizi che vanificano ogni pretesa di «sapere completo». Frammenti bruciati su una strada percorsa nel tempo e coperta dalle rovine di tutto ciò che cominciava a essere o di tutto ciò che si poteva immaginare di essere.
    Le schegge dei suoi libri, le parole sono ben impresse nella mia mente.
    Ho scritto dell’incontro con lui nei miei romanzi.
    Gloria Gaetano

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here