Intervista a Francesco Scardone

Abbiamo fatto due chiacchiere con Francesco Scardone autore del racconto “Otto ore cronistoria di un incidente”
Chi è Francesco Scardone e cosa fa nella vita?
Ho 22 anni e vivo in provincia di Napoli. Frequento il corso di laurea in lettere moderne. Sono un paio di anni che cerco di divincolarmi nel mondo dell’editoria, anche se scrivo da sempre: i miei primi ricordi di infanzia sono legati alla scrittura o comunque al mondo dei libri.
Come nasce l’idea di scrivere un racconto?
La forma che, solitamente, trovo più congeniale al mio modo di scrivere è quella del romanzo. Spesso, però, soprattutto nel tempo che intercorre tra un romanzo e l’altro, mi capita di scrivere racconti. “Otto ore, cronistoria di un incidente” l’ho scritto proprio nei mesi tra il mio ultimo romanzo pubblicato “Anime tagliate” e il nuovo romanzo che ho finito da poco di scrivere. Come quasi tutto quello che scrivo, nasce dalla voglia di raccontare un aspetto di quello che sento. Chiaramente ispirato ai tragici fatti di cronaca dell’ultimo anno, non ha, però, l’avvenimento di cronaca come suo centro pulsante e vitale. Quello che più mi premeva era descrivere come l’egoismo, in alcune persone, non lasci altro spazio per altro, di qualunque altra cosa si tratti. Mi rendo conto di come l’egoismo sia un tratto fondamentale e indispensabile di ogni essere umano ma, allo stesso tempo, non posso non notare come alcune persone riescano ad eliminare definitivamente qualsiasi senso di colpa e a stare bene semplicemente riuscendo a pensare a se stesse. Questo è quello che “Otto ore, cronistoria di un incidente” vuole raccontare.
E ha reso benissimo l’idea n.d.r
Quali sono i libri e gli autori che hanno influenzato la sua carriera letteraria?
Lo scrittore che maggiormente ha influenzato e influenza tutto quello che io scrivo è, senza dubbio, Dostoevskij. Altre influenze, forse anche più evidenti sotto il profilo stilistico, sono quelle della letteratura americana contemporanea o comunque del 1900. De Lillo, in primis, seguito a ruota da Dennis Cooper, Eugenides, Wallace, Ellis, Kerouac e, in parte, Palahniuk sono tra gli scrittori che più apprezzo. Anche il cinema influenza molto quello che scrivo: non a caso, l’artista che più sento vicino al mio modo di sentire e di essere è, sicuramente, il regista danese Lars Von Trier. Amo molto anche i film di Bergman e Fellini.
Domanda di rito per noi di zebuk , libri sul comodino?
Al momento sul comodino ci sono “Punto omega” di De Lillo che ho appena finito di leggere, un vero e proprio capolavoro, il tutto concentrato in nemmeno cento pagine. Poi c’è l'”Ulisse” di James Joyce che conto di cominciare a breve e “Il ritratto di Dorian Gray”, un romanzo di cui rimando la lettura ormai da anni. C’è anche “Volti nascosti” di Dalì di cui ho abbandonato la lettura. Infine c’è “Il mondo come volontà e rappresentazione” di Schopenhauer che tengo sempre lì.
Programmi per il futuro ?
Ho finito un paio di mesi fa il mio ultimo romanzo e ho cominciato a mandarlo in visione agli editori. Inoltre presto uscirà un film del quale ho scritto la sceneggiatura, Red Krokodil del regista Domiziano Cristopharo. Come al solito, poi, mi tengo allenato scrivendo racconti che provo a far entrare in qualche antologia collettiva.
Questo mese il tema di ZeBuk è quello della violenza e della paura, considerazioni?
Non credo che una persona che scrive debba avere particolari opinioni su parole come violenza e paura. L’unica cosa che deve fare chi scrive è conoscere tali sensazioni e, chirurgicamente, riportarle nei suoi scritti. Le opinioni sono sempre superficiali, di qualunque tipo esse siano, quello che conta è raccontare, scrivere di cose autentiche. Solo così possiamo dare forma a parole dal senso vago come paura e violenza.
over quaranta, mamma, geometra e creativa con una fresca passione per il web e una vecchia passione per i libri in tutte le forme sia cartacea che digitale

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