
Con tantissima emozione pubblichiamo l’intervista che abbiamo fatto a Piergiorgio Paterlini, dopo la recensione della nostra sottoscrittrice Chimena al suo ultimo libro, Fisica quantistica della vita quotidiana. 101 microromanzi.
Avete presente quell’effetto “sliding doors” di cui parlava Chimena nella sua recensione? ecco, io mi sento un po’ così, oggi (il perché provate solo a immaginarlo)…
È stato divertente pensare – insieme a Chimena – alle domande per questa intervista e immaginarsi le risposte di Piergiorgio e soprattutto è stato piacevole scoprire la disponibilità e la gentilezza di una persona che deve aver giornate pienepienepiene…
Come è nato questo libro? Per usare le teorie evoluzionistiche: è stato un processo evolutivo lineare tipo Darwiniano – a partire da un abbozzo che si è fatto via via più definito a mano a mano che veniva preso in considerazione – o è stato una sorta di Big Bang – un lampo evolutivo più vicino alla teoria “per salti” di Hugo de Vries?
Direi un incrocio creativo dei due processi.
Come è arrivato il titolo?
Ecco, sì, il titolo un lampo evolutivo, o una folgorazione, illuminazione, “accadimento”, alla Heidegger (volare bassi, please).
Parole. Tu sei un editor, e quindi avvezzo all’attenzione alla parola, alla limatura. In un libro come questo la parola è decisiva: è stata necessaria un’attenzione diversa? Ti è stato d’aiuto il tuo background di editor?
No. Nessuna attenzione particolare perché cerco di mettercene il massimo sempre. E ancora no: direi che mi è stato molto più utile il mio mestiere di narratore, trattandosi di racconti. (I due mestieri sono molto diversi, più di quanto si possa immaginare, pur nell’indiscutibile continuità. Diciamo trattasi di “universi paralleli”, ok?)
Ci sono racconti rimasti fuori dal libro? O meglio: come hai deciso chi dentro e chi no? Oppure i racconti sono stati scritti in forza e in virtù di una struttura che tu già avevi in mente, e quindi potevano essere solo questi, scritti così come sono?
Dal fondo: nessuna struttura preesistente almeno così definita, il disegno era chiaro, il montaggio come sempre il lavoro finale e forse il più difficile. Dentro o fuori. Ne sono usciti – ed entrati – tantissimi, dovendo arrivare comunque a un totale predefinito di 101. Diciamo un po’ come nella Finanziaria: a parità di saldo, molte voci cambiano fino all’ultimo secondo. Due microromanzi (non svelerò mai quali) sono entrati addirittura in quarte bozze! Criteri: solo la qualità, ovviamente a mio sindacabilissimo parere.
Tu sei autore di testi anche teatrali, e gran parte dei tuoi libri precedenti sono saggi su tematiche sociali importanti. Verrebbe da dire che questo libro c’azzecca poco con tutto ciò che gli sta dietro. Eppure la “costruzione” e la struttura che io vedo in questo libro è comunque complessa al pari dei suoi predecessori. Qual è il tuo punto di vista al riguardo?
Per essere un salto è un salto, per me. E che salto! Elemento di contatto: la ricerca di un punto di vista diverso, fortissimamente motivato non per il gusto di fare il bastian contrario o l’originale a tutti i costi, sulla realtà, sulle nostre convinzioni più radicate (e, a mio parere, sbagliate). Per esempio, qui: che i fatti siano univoci e le parole equivoche. Una grande sciocchezza che miete vittime ogni giorno. Vorrei una giornata dedicata ai morti per silenzio, alle vittime delle parole non dette, alle vittime delle parole colpevolmente mai pronunciate.
Ti sei divertito con questo libro? Perché tra un racconto e l’altro è questa la sensazione che ho avuto, a volte…
Lo dichiaro esplicitamente nel sottotitolo dell’ultimo microromanzo, quando chiedo al lettore se si è divertito con me. Con me, vuol dire che prima mi sono divertito io. È l’unica dichiarazione di “poetica” che si trova in tutto il testo.
Nella recensione ho citato Luigi Pirandello e il suo celebre “Così è se vi pare.” Lasciare il campo all’interpretazione fa crollare la certezza in una realtà oggettiva, in sé, imponderabile e inafferrabile. Non è una visione rischiosa? Se tutto è possibile, come e da cosa si distingue il bene, il male, il giusto e l’ingiusto?
Questa è una risposta che attiene al filosofo, non al narratore. Ho riassunto comunque la mia posizione nella quarta di copertina: «Non è agli occhi che bisogna credere. Perché la verità sta nel racconto».
Leggo un tuo ‘breve’, “Lasciate in pace Marcello”: mi ritrovo all’istante lì con lui, in quella cella, tra i corridoi ombrosi, nel silenzio. Si può parlare e scrivere di un qualsiasi sentimento, se prima non si è provato sulla propria pelle?
Per me l’adrenalina dello scrivere – l’eccitazione, la gioia, il vero e proprio godimento – sta(nno) nel mix fra emozioni profondamente vissute e situazioni create completamente dalla fantasia. Un mix che in Lasciate in pace Marcello mi sembra – se posso dirlo – particolarmente riuscito, ma anche in alcuni racconti dei Brutti anatroccoli e di Matrimoni. [ndr: di questi ultimi titoli parleremo a breve, siate fiduciosi!]
Tra tutte le cose che hai scritto (articoli, libri, racconti, testi teatrali), qual è quella che più ti rappresenta?
Volevo saltare questa domanda, poi mi è venuta in mente una citazione che qui rigiro a modo mio: quella che scriverò domani. Anzi, questa notte.
Piergiorgio e i libri. Quali sono i 3 libri scritti da altri in cui ti sei ritrovato?
Il problema è che sono trenta o forse trecento, ma possibile anche tremila, così ora dirò tre titoli a caso (e in ordine casuale), a caso nel senso che sicuramente mi “rappresentano”, che sicuramente stanno all’interno di quei tremila, ma che tra mezz’ora, o anche meno, sarebbero sicuramente tre totalmente diversi: Una manciata di more (Silone), Satyricon (Petronio), La morte della bellezza (Patroni Griffi). [ndr: prendiamo appunti, proveremo anche questi…]
Una dedica a chi sogna da sempre di scrivere non solo per sé ma anche per gli altri: quali sono i principi fondamentali sui quali non scendere mai a compromessi?
Tutti. Non bisogna scendere a compromessi mai, su nessun principio. Se si tratta di princìpi, appunto. Se si tratta di altro (impuntature, idiosincrasie, che so…) parliamone.
Ci consenti la domanda ‘classica’ di Zebuk? Quali sono i libri che hai in questo momento sul comodino?
Risponderò con sincerità assoluta (e sempre in ordine casuale): Siberiana di Luciana Castellina, Shahrazad ascoltami di Nico Naldini, Centuria di Giorgio Manganelli, I fatti di Philp Roth, Televisione di Carlo Freccero, Teoria degli infiniti di John Banville, Fiabe di Praga magica (raccolta popolare). C’entrano tutti, se ci pensate bene, con Fisica quantistica della vita quotidiana. [ndr: ehm… avremo da fare per un po’…!]
Infinite grazie, Piergiorgio, e (speriamo) a risentirci prestissimo!









Voglio ringraziare, oltre a Piergiorgio per la sua amicizia e la sua disponibilità, Silvia e lo Staff tutto di Zebuk: siete un mito, l’energia che mettete in tutto ciò che fate è esemplare, e, come si dice dalle mie parti, si…”attacca”, e questo non può essere altro che un bene!
Ricambio, più che sentitamente, tutti ma tutti i complimenti!
🙂
Grazie mille!!!