Beethoven era per un sedicesimo nero, Nadine Gordimer

“Beethoven era per un sedicesimo nero annuncia il presentatore di un programma di musica classica alla radio prima di elencare i nomi dei musicisti che suoneranno i quartetti per archi n. 13, op. 130, e n. 16, op. 135.”

E’ una rivendicazione che il presentatore fa come gesto riparatore nei confronti di Beethoven? La sua voce e la sua cadenza lo rivelano irrimediabilmente bianco. Un sedicesimo è forse il tacito desiderio che nutre per sè?

Tredici racconti, storie d’amore e di vita.

Nadine Gordimer incontra realmente o immagina di farlo, alcuni grandi scrittori del ventesimo secolo.

La storia che da il titolo al libro, è quella di un professore sudafricano di Biologia che ripercorre la propria vita familiare.

Se un tempo tutti volevano essere bianchi, ora è il contrario, tutti vogliono avere del sangue di colore, quasi fosse simbolo di nobiltà.

In un altro racconto Nadine Gordimer incontra in un ristorante cinese Susan Sontag, Anthony Sampson ed Edward Said, ed insieme discutono i problemi del Medio Oriente, dell’Europa dell’Est e della donna nelle varie epoche e nelle varie condizioni.

Negli ultimi racconti indaga attraverso i sentimenti, il rapporto di coppia, con i sensi, ossia con la vista, l’olfatto e l’udito.

Mi ha colpito molto Il primo senso, dove un filosofo ungherese fuggito dal regime comunista arriva in Sud Africa con sua moglie, che ha solo una licenza elementare. Nonostante l’apparente vantaggio intellettuale di lui, è la moglie invece che riesce a gettarsi alle spalle la vecchia vita,meglio del marito si adatta imparando la lingua e migliorando nel lavoro che svolge.Lui invece rimane intrappolato nella vecchia identità.

 

Beethoven era per un sedicesimo nero
Nadine Gordimer
Feltrinelli, 2008, p. 181, € 8,00

 

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Classe 1972, mamma di due adolescenti, moglie, assistente personale del direttore di una casa editrice, segretaria di una scuola di musica, amante dei libri e della musica.

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