Intervista a Fosca Massucco

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A parlar di poesia si va sempre in terreni accidentati, per la difficoltà nella comprensione e per la scarsa preparazione dei non addetti ai lavori.

Ho amato molto la nostra rubrica, tenuta da Fosca Massucco con passione e semplicità: ci ha preso per mano e portato a conoscere alcuni aspetti importanti, è stata la nostra paziente insegnante e ha letto per noi versi bellissimi.

Con lei ho avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere per farla conoscere meglio ai lettori, perché potesse arrivare anche a voi il suo meraviglioso modo di essere e il suo sorriso contagioso.

Grazie Fosca, noi di Zebuk ti aspettiamo e rimaniamo le tue prime fan: quando vorrai cercare un piccolo spazio per la didattica noi ti accoglieremo sempre con grande onore. A presto!

 

 

 

Ci hai accompagnato in tutti questi mesi con la tua meravigliosa rubrica sulla poesia, portandoci per mano e insegnandoci a leggere e a scegliere i versi. La raccolta L’occhio e il mirino che hai pubblicato come è nata?

 

Il mio primo libro non nasce per diventare un libro, tutt’altro.

Avendo avuto un padre scrittore, sapevo quanto impegno richiedesse arrivare ad avere un progetto ultimato e pronto per la stampa; e conoscevo anche il grande lavoro successivo, di promozione, di divulgazione, di letture e presentazioni.

 

Per questo l’idea di scrivere un libro era proprio lontanissima da me.

Volevo, invece, scrivere con continuità, ricominciare a farlo con puntualità dopo il periodo della nascita e dei primi anni di Simone, in cui non avevo messo giù pressoché nulla. Così aprire un sito in cui ogni settimana mi “obbligavo” a scrivere e a rendere presentabile una poesia mi pareva una buona idea e un buon esercizio per un nuovo inizio.

Poi, dopo una sessantina di poesie e di settimane, il libro con la suddivisione in tre paragrafi (di dio, dell’armonia, delle cose) è diventato una conseguenza naturale.

Molte poesie presenti nel sito sono state scartate, moltissime riviste e il risultato è stato L’occhio e il mirino.

 

Da neofita e apprendista ho trovato i tuoi versi leggeri e ariosi, anche quando si occupano di argomenti importanti o tristi, è una sensazione totalmente di pancia e di cuore. E possibile a tuo parere riuscire a comporre poesie senza una preparazione tecnica, in modo istintivo?

 

Noi italiani siamo un popolo di poeti, si stampa un numero impressionante di libri di poesie ogni anno, pochissimo splendidi, la maggior parte tremendi. E nessuno li legge, né quelli splendidi, men che meno quelli terribili.

Si stampa per dire che si è pubblicato un libro. Per regalarlo a amici e parenti. E ci sta, va bene anche così.

Però ciò non significa in alcun modo che si è capaci di scrivere poesia, ma solo poesiole. E io ci vedo una differenza abissale, ovviamente.

Non penso perciò ad una preparazione tecnica obbligatoria (anche se non guasta affatto, anzi!), piuttosto ad una mente obbligatoriamente aperta e preparata attraverso tonnellate di buona cultura e ottime letture poetiche.

 

Ci racconti un poco la tua formazione?

 

E’ proprio quella che ti ho appena descritto, un po’ di apertura mentale (gli studi scientifici, la laurea in fisica), tonnellate di libri di poesia.

E ovviamente la possibilità di vivere da più di 10 anni accanto ad un artista vero: non immagini quanto conti essere inseriti ogni giorno in un contesto casalingo fatto di arte, creazione e composizione.

 

Peschi mai nella letteratura bassa, intendendo il romanzo d’evasione o similari?

 

Pesco dappertutto, solo che, rielaborando, l’altrui diventa mio e non si riconosce più.

Ma pesco eccome.

 

Hai altre passioni che ti accompagnano nella tua giornata. Cosa ti descrive di più dei lievitati con pasta madre?

 

Io sono ciclica, mi appassiono in modo monomaniacale a qualcosa per un po’ di tempo (mesi, anni), poi cambio e mi incuriosisco d’altro.

In questi ultimi anni ci sono stati la pasta madre, i ferri e la lana, il quilting; negli ultimi tempi mi sto spostando su altro.

Ora, ad esempio, ho sviluppato due insane passioni:una per la cucina indiana e un’altra per la presa del suono in sala di registrazione; così non appena ho un attimo di tempo vado a leggermi caratteristiche microfoniche o nomi di spezie.

 

I progetti nel cassetto.

 

Ho due progetti, uno in fondo al cassetto e uno che spunta già fuori.

Quello in fondo è, ovviamente, un altro libro – ma sono di una lentezza esasperante nella scrittura, quindi se ne riparlerà non prima del 2015.

Il progetto che spunta già fuori è il disco nuovo di Enrico, ispirato ad una pièce teatrale di Arthur Schnitzler e già in buona parte scritto e ultimato. All’inizio del 2014 cominceranno le registrazioni in studio qui a casa nostra e spero che il progetto uscirà per fine anno.

 

Tre libri sul tuo comodino oppure tre titoli che sono rimasti incagliati nel cuore.

 

Nel cuore tutti e tre, sul comodino solo Fenoglio.

 

L’amore ai tempi del colera di Marquez

La malora di Fenoglio

Oltre il muro della Frame

 

:: Se non lo avete ancora fatto vi consiglio di acquistare il libro di Fosca Massucco L’occhio e il mirino: non ve ne pentirete.

Sono quella che legge due libri contemporaneamente, quella che ha l'e-reader, io piango quando la scrittura è bella, divento il protagonista del libro. Curiosa, tento di infilarmi in tutti i generi, scegliendo tra i grandi classici e osando nuovi autori. L'unica certezza che ho: non mi basterà questa vita per finire la mia lista dei desideri. "Io penso, disse Anna sfilandosi un guanto, che se ci sono tanti ingegni quante teste, ci sono tanti generi d'amore quanti cuori" (Anna Karenina)

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